Giornale, Numero 4 del 4 giugno 2019

DECRETO DIGNITÀ, FATTA LA LEGGE TROVATO IL MODO DI AGGIRARLA

Come padroni e sindacati aggirano la legge, con accordi sottobanco e sfruttando le falle del decreto.   Caro Operai Contro, il decreto Dignità vincola le aziende ad assumere il lavoratore […]

Come padroni e sindacati aggirano la legge, con accordi sottobanco e sfruttando le falle del decreto.

 

Caro Operai Contro,

il decreto Dignità vincola le aziende ad assumere il lavoratore a tempo indeterminato. Dopo il 1° anno di contratto a termine, devono specificare nei dettagli le causali, in caso di rinnovo per il 2° anno.

Per le aziende non ci sarebbero in realtà, possibilità di sfuggire a questi vincoli, perché anche nei casi di calo del lavoro, la cosa riguarderebbe tutti i dipendenti, e non solo quelli da confermare dopo il contratto a termine. Il padrone li ha assunti per farli lavorare, nelle specifiche delle causali dell’assunzione, non avrà certo scritto di averli assunti perché calava il lavoro!

Men che meno le aziende possono accampare alibi, quali il lavoro stagionale, in questi casi non assumerebbero lavoratori per un minimo di 12 mesi, come previsto dal decreto Dignità.

Per questi aspetti il decreto Dignità, al di là del polverone sollevato da Di Maio con “l’abolizione dello sfruttamento”, aveva una funzione di mettere un freno ai padroni perché li costringe a specificare le causali, ovvero i motivi per i quali hanno bisogno di assumere forza lavoro per 12 mesi, rinnovabili per i secondi 12 mesi e basta. Siccome la legge non si interessava di cosa potesse succedere alla fine dei 24 mesi se non il fatto che il contratto a termine non poteva più essere rinnovato, è successo  che il padrone improvvisamente, al momento di assumere a tempo fisso, dichiara che non gli servono più, li rimanda tra i disoccupati, per poi rimpiazzarli con altri lavoratori a tempo determinato, da tenere anch’essi sotto ricatto illudendoli di confermarli a tempo fisso dopo due anni.

Anziché far quadrato pretendendone l’applicazione corretta, evitando questa scappatoia, il sindacato in molte aziende, incredibilmente, concorda patti con il padrone per aggirare la legge, vanificandone i contenuti.

In cambio dell’assunzione a tempo indeterminato, di pochi operai e lavoratori rispetto ai tanti con contratti a termine, il sindacato baratta una liberatoria per il padrone, che così non è più tenuto a specificare le causali dei contratti a termine. In questo modo alla fine dei due anni, il padrone non ha alcun obbligo di assumere i lavoratori a tempo indeterminato.

Una truffa che si basa sull’utilizzo di un decreto del 2011 del governo Berlusconi, quando il ministro del lavoro era Sacconi, decreto che fu utilizzato da Fca, per aggirare lo Statuto dei lavoratori. Allora il decreto Sacconi fu fortemente contestato dai sindacati confederali.

Tra questi ora solo la Fiom si oppone, e dove questi patti ignobili vengono stipulati, invia una lettera ufficiale alle sedi territoriali di Confindustria, annunciando la sua opposizione all’articolo 8 del decreto Sacconi di cui ne chiede l’abrogazione. Nella fabbriche converrà far pressione, incalzando delegati e funzionari a partire da quelli della Fiom, ma anche quelli degli altri sindacati, per fare in modo che all’opposizione per via verbale, faccia seguito quella sul campo. Una opposizione reale, fatta di scioperi, mobilitazioni, passaparola.

Incredibile a dirsi! Per una volta che una norma di legge, apre un piccolo spiraglio contro il lavoro precario, il sindacato non solo non ne approfitta. Ma in modo inaudito, anche per alcune falle presenti nello stesso decreto Dignità, concorda patti antioperai. Sperando forse che la notizia rimanesse circoscritta alla singole fabbriche, e la brutalità di questi patti, non diventasse di dominio pubblico.

Non bastavano le misure antioperaie del governo Salvini – Di Maio contenute nel decreto Sicurezza e quelle sulla “legittima difesa”. Tutte misure che non hanno trovato l’opposizione del sindacato. Ora è lo stesso sindacato a boicottare la possibilità che gli operai assunti a termine, vengano confermati a tempo indeterminato, alimentando l’occupazione usa e getta.

Un primo elenco delle aziende dove il patto contro il decreto Dignità è stato concordato tra sindacato e padroni, è apparso sul Corriere della Sera in un articolo di Rita Querzè:“la prima azienda è stata la Fiocchi di Lecco (produzione di armi). Ma ora, sottotraccia, la lista si sta allungando: dalla Philip Morris di Bologna agli Acciai speciali di Cogne, in Valle D’Aosta. Stesso discorso alla Epta delle famiglia Nocivelli, società specializzata nelle refrigerazione industriale, mille dipendenti in provincia di Belluno. E poi la Honda di Atessa, in provincia di Chieti. Alla multinazionale tedesca Aurubis di Pianodardine, in Irpinia. Al gruppo Glm di Castelnuovo, in provincia di Teramo (componenti per l’automotive). Fin qui il settore metalmeccanico. Più rari i casi nel chimico. Mentre non mancano gli accordi nella grande distribuzione e nel settore bancario: alla Genertel, assicurazione online del gruppo Generali, per esempio, oltre che alla Alleanza assicurazioni”.

Basta con la delega in bianco a questo sindacalismo. Il sindacalismo operaio attraverso la mobilitazione collettiva, deve imporsi sul sindacalismo concertativo.

Saluti Oxervator

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