Giornale, Numero 3 del 3 giugno 2019

IL NUOVO ESAME DI MATURITA’: IL GIOCO DELLE TRE BUSTE.

PREMESSA Ogni nuovo governo si sente in dovere di riformare qualcosa nella scuola, il governo gialloverde in questo non si smentisce e mette mano all’esame di maturità. Lo so, può […]

PREMESSA

Ogni nuovo governo si sente in dovere di riformare qualcosa nella scuola, il governo gialloverde in questo non si smentisce e mette mano all’esame di maturità. Lo so, può sembrare un aspetto marginale rispetto a tutte le problematiche sul tappeto di questi tempi, ma la scuola è il principale ente formativo e contribuisce a condizionare il pensiero d’intere generazioni, allora non è un caso se a essa si attribuisce sempre più attenzione.

Le nuove riforme sono comunque in continuità con le precedenti, anche se per alcuni aspetti sembrano in antitesi con la buona scuola, come il ridimensionamento dell’alternanza scuola – lavoro, e l’abolizione della chiamata diretta dei presidi. I nuovi vertici del Ministero, probabilmente, si prefiggono altri scopi come esercitare un controllo capillare del sapere e rendere molto più difficile raggiungere il massimo punteggio del diploma delle superiori. Il ministro dell’istruzione, forse, ritiene che i professori del meridione siano troppo benevoli con i loro studenti e per questo al Sud fioccano molti più 100 che al Nord. Chiaramente ciò non è tollerabile da chi sostiene, neanche troppo tra le righe, la superiorità della stirpe nordica. Cosi il nuovo entourage dell’Istruzione non mette in discussione l’impianto della Buona Scuola ma vuole solo suggellare con una ciliegina sulla torta la (contro) riforma Renziana.  Ma andiamo con ordine.

IL CONTROLLO CENTRALIZZATO DEL SAPERE.

L’aspetto più importante dei nuovi cambiamenti è il monitoraggio sistematico e centralizzato della preparazione degli alunni alle superiori. Così anche per l’ultimo anno delle superiori sono state introdotte le prove invalsi nazionali, per la matematica e le lingue, uguali su tutto il territorio e per ciascun categoria di istituto ( professionale, tecnici e licei). Chiaramente i test sono preparati dall’Istituto degli invalsi che gestisce le prove secondo criteri che favoriscono la competitività e il nozionismo e sono disconnessi dalla preparazione reale degli alunni. Quanto costano globalmente le prove invalsi e quante risorse tolgono alla didattica, non è dato sapere.  Comunque anche per l’ultimo anno delle superiori si sono tenute le prove invalsi e, a regime, il loro esito influenzerà il risultato finale della maturità. Non sono cose di poco conto, le prove invalsi condizionano i programmi e obbligano a modulare lo studio delle materie in loro funzione, così la libertà d’insegnamento è solo una chimera.

Non ci sono, però, solo le prove invalsi centralizzate ma sono state introdotte anche delle simulazioni di prove scritte calate dall’alto, nazionali che contribuiranno al punteggio finale. Che senso ha fare delle prove a fine Marzo e inizio Aprile quando i programmi non son ancora conclusi, non si comprende, ma anche questo è un elemento di condizionamento dell’attività didattica. Infine le prove d’esame, con ogni probabilità, saranno ancora più selettive, al di fuori della realtà, ed esprimono sempre più marcatamente il pensiero unico dominante: la centralità del mercato e delle sue leggi cui bisogna sottostare. Anche la nuova prova d’Italiano è ancora più orientata alle interpretazioni di testi e scritti di altri autori, accuratamente selezionati, e non lascia spazio alla rielaborazione autonoma, il pensiero critico non è permesso. A sugellare il controllo centralizzato ci saranno delle schede di valutazione per le prove nazionali e centralizzate, non bisogna lasciare margini di giudizio autonomo degli insegnanti.

 E’ le prove orali, però, che si raggiungerà il parossismo e il massimo del controllo. In primo luogo il colloquio inizierà con la discussione dell’esperienza di alternanza scuola – lavoro. Così se, a parole, il ministro ha ridimensionato il ruolo di questo istituto, nei fatti gli da molto più importanza, inserendolo nella discussione dell’esame di stato. Che cosa succederebbe se un maturando esprimesse la sua critica a questa esperienza, sarebbe influenzata la valutazione finale, vedremo cosa dice la sceda di valutazione finale, giacché tutto è deciso dall’alto! Sicuramente non ci sarà nessuno studente che avanzerà delle critiche, per non passare guai. Bisogna educare ad abbassare la cresta e non avanzare critiche per essere uniformati al pensiero dominante, questo è l’imperativo! La scuola deve servire a inibire la coscienza critica, e questo è certificato anche con l’esame finale. Non finisce qui! Ebbene per decidere di cosa devono discutere gli alunni ci si affiderà alla sorte. Le commissioni devono scegliere un numero di nuclei tematici pari al numero dei maturandi della classe più due e mezz’ora prima del colloquio deve scegliere fra tre buste per sapere di cosa deve discutere. Che cosa serve questo meccanismo contorto è veramente difficile da capire, anche perché su come devono essere costituiti i nuclei tematici, c’è la massima confusione e l’alunno deve avere la capacità di entrare nella testa di chi li ha ideati! Questo sistema, inoltre, può creare grandi disparità tra classi numerose, che avranno più percorsi di discussione, e quelle meno numerose, tra i primi e gli ultimi interrogati.

IGNORARE PER DOMINARE.

L’aspetto più sconcertante che questa vicenda è l’assoluta mancanza d’informazioni e discussioni su un aspetto così importante per la formazione di migliaia di giovani. Tutto è stato calato dall’alto senza suscitare la minima reazione di protesta né negli studenti ne, tantomeno, nei docenti. Tutti hanno calato le braghe senza fiatare. Neanche nei mass-media si è mai parlato del nuovo esame ne, tantomeno, c’è stato qualche giudizio critico sul nuovo esame di stato, solo quando ci sono state le simulazioni, si è comunicata la notizia, nulla di più. Non si è mai verificato un fatto del genere, sintomo dei tempi che stiamo vivendo.

CONCLUSIONI

Il controllo dell’istruzione è fondamentale in una deriva autoritaria, ed è quello che sta avvenendo da molto tempo. Impedire la libera espressione, il senso critico, il pensiero autonomo, ma anche la libertà d’insegnamento, questi sono i veri risultati che si vogliono ottenere con le riforme scolastiche. Per gli insegnanti che non si allineano la vita si fa dura, vedi gli ultimi fatti della docente di Palermo sospesa. Non solo, la scuola deve essere un luogo dove solo chi riga dritto può ottenere il massimo, per chi rimane indietro e non ha risorse rimane una semplice area di parcheggio, giacché ormai neanche i corsi di recupero sono garantiti.

PIETRO DEMARCO

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