Giornale, Numero 1 del 1 giugno 2019

LA VERITA’ SULLE ELEZIONI A LAMPEDUSA

Come al solito le percentuali dei voti nascondono la realtà. A Lampedusa 26% di votanti, 600 voti alla Lega su 5mila elettori. Non contano niente. Salvini esulta per il 45% […]

Come al solito le percentuali dei voti nascondono la realtà. A Lampedusa 26% di votanti, 600 voti alla Lega su 5mila elettori. Non contano niente.

Salvini esulta per il 45% a Lampedusa. I titoli dei giornali ripetono il numero, il tam tam su Facebook e Instagram parla la stessa lingua. Ormai l’informazione per molti è fatta solo dai titoli e dalle prime righe dell’articolo che compare su questi social. Alla Lega e agli altri partiti fa comodo questa semplificazione delle notizie. Anche la televisione accompagna le mattinate con i suoi talk show dove i pensionati soprattutto fanno scorpacciate di questo tipo di notizie. Alla sera si ripetono i programmi televisivi dove le notizie e gli approfondimenti si guardano bene dall’analizzare il voto. L’importante è discutere su come si sono espressi in maggioranza i votanti. E così la lega ha il 34% dei voti degli italiani,  il PD il 21%, i Cinque Stelle il 17.

Ma questa Democrazia fondata sulla costituzione – ci dicono- non dovrebbe essere l’espressione di tutti i cosiddetti “cittadini”? Queste parole, democrazia, cittadini, libertà, riempiono i discorsi dei parlamentari, dei commentatori televisivi, dei giornalisti. Ma un paese dove vota il 56% degli aventi diritto non dovrebbe chiedersi come mai c’è quasi metà della gente che non partecipa a queste elezioni.

Prendiamo come esempio Lampedusa i cui risultati elettorali, all’apparenza, sembrerebbero gridare al paradosso.  Come mai al Sud Salvini, dove fino all’altro giorno chiamava in modo dispregiativo “terroni” i suoi abitanti, oggi esulta e ringrazia questi “terroni”, e proprio a Lampedusa, l’isola degli sbarchi dei migranti?

Semplicemente perché con questi voti si assicura un posto in parlamento.

Si guarda bene però dal dire che, in realtà, questo 47%, che risulta dallo spoglio delle schede, altro non è che il 47% dei voti delle persone che sono andate alle urne. A Lampedusa, si possono contare circa 5.000 aventi diritto al voto, se uno si ferma a pensare al 47%, immagina circa la metà degli elettori, ma il numero di quelli che hanno votato per la Lega, invece, non sono 2500 come sembrerebbe, non sono 2000, non sono 1500, non sono neanche 1000… gli elettori che hanno votato lega sono appena 600. Poichè in realtà chi è andato davvero a votare sono stati soltanto 1.404 (il 26,62%), e quindi quel 47% mistifica la realtà e nasconde che meno di un ottavo, cioè meno di una persona su otto ha votato Lega.

Dire che una persona su otto ha votato Lega non porta certo a pensare che questo partito rappresenti la metà dei lampedusani, invece in questo marasma di notizie che corrono sui media, più che altro sui social, fa presa e sembra che sia vero che Salvini abbia fatto il pieno. Se un paese debba essere governato dal rappresentante di una persona su otto, sarebbe il caso di specificare cosa voglia dire “democrazia”, ma forse a questi politici non interessa molto parlare con termini che abbiano un vero significato.

Ci interessa qui però, affrontare un altro argomento, cioè come mai questi 600 “terroni” hanno votato Lega. In prima analisi possiamo dire che la gente quando va a votare si aspetta qualcosa, si aspetta una fetta della torta. Quindi se un “cittadino terrone” vota i Cinque Stelle si aspetta il reddito di cittadinanza, se vota Lega si aspetta che gli extracomunitari restino al proprio paese e, cosa più importante, si aspetta le riforme che la Lega ha promesso, cioè meno tasse per la piccola borghesia, bottegai, proprietari di ristoranti ed alberghi. I pescatori, che rappresentano le classi più povere dell’isola, invece, che cosa possono aspettarsi da questi partiti? Nulla, e quindi non vanno a votare. Per quale motivo un pescatore di Lampedusa dovrebbe votare Salvini? Per nessuno, quindi se andiamo ad analizzare questi 600 “terroni” che hanno barrato la casella di Salvini ci accorgeremo facilmente a quale classe sociale appartengono. La piccola borghesia immiserita che oscilla tra un partito e l’altro che al momento attuale gli promette di non sprofondare nella miseria. 600 “terroni” su 5000 che si uniscono alla piccola borghesia dell’Italia intera, che ha un solo interesse. Il luogo di nascita, che sia  al sud o al nord non fa differenza, ed ecco che si spiega come un lampedusano possa votare per Salvini che fino all’altro giorno lo ha disprezzato ed oltraggiato con offese d’altri tempi.

La storia è storia di lotte di classe, scriveva Marx oltre centocinquanta anni fa, altro che le balle che ci propinano le classi dominanti e i loro leccapiedi. Altro che terroni e polentoni, cristiani e musulmani, extracomunitari e occidentali. Le contrapposizioni create dalle classi dominanti e dalla piccola borghesia sono solo balle per continuare a sfruttare la povera gente. Una parte di piccola borghesia immiserita, una parte anche dei piccoli borghesi del sud quando cercano di sopravvivere si alleano anche con chi fino all’altro giorno li ha accusati di puzzare.

S.D.

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