Giornale, Numero 14 del 14 maggio 2019

PER IL PADRONE DELLA LAMINA NEMMENO UN GIORNO DI GALERA

Milano 16 gennaio 2018: nella fabbrica Lamina in pochi secondi morirono 4 operai, a causa di una fuoriuscita di gas argon nella vasca di un forno. Vengono uccisi 4 operai, […]

Milano 16 gennaio 2018: nella fabbrica Lamina in pochi secondi morirono 4 operai, a causa di una fuoriuscita di gas argon nella vasca di un forno. Vengono uccisi 4 operai, ma l’accusa è di omicidio colposo. Per il giudice manca l’intenzionalità, anche se il padrone li faceva lavorare senza norme di sicurezza.
Milano, 9 maggio 2019: per i 4 operai uccisi alla Lamina, Roberto Sanmarchi, il padrone della Lamina, ha patteggiato 1 anno e 10 mesi, con pena sospesa, dopo aver risarcito le famiglie delle vittime e l’Inail per un totale di circa 4,5 milioni di euro. Evidentemente il lavoro degli operai rendeva ottimi profitti e questa volta li ha reinvestiti per salvarsi dalla galera. Il giudice ha tenuto conto dell’accordo extragiudiziale con le famiglie per alleggerire la pena.                                                                                                                                        Lo ha deciso il gup di Milano Manuela Scudieri accogliendo la richiesta della Procura e dei legali Roberto Nicolosi Petringa e Elena Benedetti.

4 operai morti e il padrone non fa un giorno di galera.

Il titolare della Lamina era accusato di omicidio colposo plurimo con l’aggravante di aver commesso il fatto in violazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro. L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Gaetano Ruta e Letizia Mocciaro, aveva evidenziato una serie di falle nei sistemi di sicurezza della fabbrica, messi in luce da una complessa consulenza tecnica. Era stato accertato che nella fabbrica, infatti, non c’erano «procedure di sicurezza sulla utilizzazione della centralina di allarme del livello di ossigeno» . Di più, il forno in cui i lavoratori sono morti soffocati era difettoso: non erano perfettamente funzionanti la centralina e il condotto di erogazione del gas argon, secondo quanto stabilito dal perito. E gli operai intervenuti in soccorso dei colleghi non erano consapevoli del rischio che stavano correndo. Insomma, non c’erano le “protezioni attive e passive”, la sicurezza non era adeguata nella fabbrica metalmeccanica Lamina di Milano.

In pratica il padrone aveva considerato costose le misure di sicurezza e le aveva eliminate. Gli operai lavoravano con il costante rischio di morire.

La perizia ha evidenziato come alla Lamina mancassero le “procedure di sicurezza per i rischi connessi all’uso di gas argon per l’ingresso nell’ambiente confinato della fossa e durante il lavoro al suo interno” e non c’erano nemmeno “procedure di sicurezza sulla utilizzazione della centralina di allarme del livello di ossigeno, in particolare sulla gestione della funzione di tacitazione” dell’allarme stesso. Nel documento, tra le varie lacune in tema di sicurezza viene segnalata l’assenza dello “specifico documento di ‘Valutazione del rischio” e la mancanza della “identificazione formale dei rischi connessi all’uso di gas argon in fossa”.

Ma quale autorità doveva verificare l’esistenza dello specifico documento di “Valutazione del rischio? I giudici li hanno assolti in partenza.

Un po’ di soldi per quattro vite di operai e poi tutti liberi, dal padrone agli enti preposti ai controlli.

Una ridicola condanna e molte assoluzioni, questa è la realtà.

Operai fino a quando dovremo subire gli omicidi dei padroni e la protezione dei governi agli omicidi dei padroni?

L S

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