Giornale, Numero 12 sel 12 maggio 2019

CHE COSA ASPETTANO A DICHIARARE UNO SCIOPERO GENERALE?

Maggio, sei operai morti in due giorni. Che cosa aspettano a dichiarare uno sciopero generale di tutte le categorie contro  le morti sul lavoro? Che cosa  aspettano a fermare, con […]

Maggio, sei operai morti in due giorni. Che cosa aspettano a dichiarare uno sciopero generale di tutte le categorie contro  le morti sul lavoro? Che cosa  aspettano a fermare, con uno sciopero in tutti i luoghi di lavoro, la produzione per 24 ore? Almeno in quelle ore di fermata generale collettiva salviamo la vita a quattro operai, perché questa è la media degli operai che vengono uccisi tutti i giorni sul lavoro.

Tutti quelli che lavorano nella produzione materiale sanno, solo i capi sindacali lo ignorano, che  la causa prima del lavoro pericoloso deriva dalla pressione che è fatta sugli operai per ottenere il massimo rendimento, che le misure per mettere in sicurezza gli impianti costano e sono un peso negativo sui profitti.

Uno sciopero generale, ben fatto, sarebbe un colpo all’unica leva che fa ragionare i padroni: colpirli nei loro interessi  economici. Tutto il resto lo risolvono con impegni a parole, lunghi processi che si concludono sempre con un nulla di fatto.  Uno sciopero generale di tutte le categorie, in tutti i luoghi di lavoro sarebbe un sistema per spingere chi lavora sotto padrone ad aumentare l’attenzione sulle norme di sicurezza, a richiederle con più forza, a sentirsi parte di una classe che vuol difendersi collettivamente dalla strage che la travolge e dai padroni che la generano.

Il sindacato confederale per rispondere alla morte di sei operai in due giorni ha inviato una richiesta di incontro al Ministro del lavoro Di Maio, che ad oggi, 10 maggio, non ha nemmeno risposto. Un fallimento completo della sua funzione di difesa, almeno della pelle, dei suoi iscritti. Ormai fra i capi del sindacato Confederale si è affermata la convinzione che gli scioperi non servano, è la conseguenza della scelta di collaborare con i padroni al buon andamento dell’economia e non li smuove nemmeno il fatto che i due agenti dell’economia, l’operaio e il padrone, hanno destini ben diversi  e contrapposti: più il primo rischia la pelle tutti i giorni e muore povero, più il secondo si arricchisce e fa la bella vita.

E’ vero che gli scioperi mal organizzati, le processioni di sabato con fischietti e berretti, gli scioperi senza picchetti e convinzione hanno prodotto, anche fra gli operai, disillusione sulla loro effettiva capacità di produrre pressione sulla controparte, ma è un grave errore. Lo sciopero è ancora un’arma che può funzionare, basta usarla per colpire i padroni, i loro interessi, contrapposti ai nostri, di operai. Chi dice che nella crisi gli facciamo un favore a scioperare non sa di cosa sta parlando, è proprio nella crisi che, nei settori dove si produce, il padrone ha bisogno del massimo di rendimento e sottomissione ed è qui che è più vulnerabile.

La strage che si sta compiendo sotto i nostri occhi chiede una risposta generale  degli operai, collettiva, concentrata, uno sciopero da attuare in tempi brevi.  I dirigenti di CGIL, CISL e UIL  hanno i mezzi per dichiararlo, se non lo fanno, se non si muovono nemmeno di fronte a tante morti sul lavoro se ne assumano tutte le responsabilità. Sarà una conferma, se ce n’era bisogno, di quanto si siano  fatti coinvolgere negli affari dei padroni, di quanto abbiano fallito nel difendere chi lavora a salario.

Tuttavia, la spinta allo sciopero per realizzarsi non ha necessariamente bisogno di questi venduti. Lo sciopero contro la strage operaia può realizzarsi partendo dalle fabbriche, dai luoghi di lavoro in collaborazione diretta fra gruppi  di diverse situazioni.

I sindacati che si dicono alternativi ai Confederali potrebbero stringere in questa occasione un patto d’azione comune. Fra i tanti scioperi generali, convocati ognuno per sé con una serie di rivendicazioni generiche, se ne potrebbe dichiarare uno, unitario, di tutte le categorie su un solo obiettivo: la strage degli operai deve finire.

E.A.

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