Giornale, Numero 8 del 8 maggio 2019

A ROMA FASCISTI CONTRO I NOMADI: “LI VOGLIAMO IMPICCATI, RIVOGLIAMO MUSSOLINI”

Continua il presidio di una parte degli abitanti di Casal Bruciato, alla periferia di Roma, contro l’assegnazione di una casa popolare a un nucleo di 14 nomadi. Alcune decine di […]

Continua il presidio di una parte degli abitanti di Casal Bruciato, alla periferia di Roma, contro l’assegnazione di una casa popolare a un nucleo di 14 nomadi.

Alcune decine di residenti, in gran parte sottoproletari e piccola borghesia rovinata di via Sebastiano Satta sono scesi in strada da ieri, assieme a militanti di Casapound, per protestare contro l’ingresso dei nomadi nell’abitazione.

Oggi è in programma un’assemblea pubblica e domani una manifestazione. “Stamattina i nomadi hanno lasciato in macchina il palazzo – spiega un abitante – non sappiamo se per ultimare le pratiche o, al contrario, se hanno deciso di rinunciare all’alloggio popolare. Noi qui non li vogliamo”.

“Li vogliamo vedere tutti impiccati, bruciati”. A dirlo alcune donne radunate nel cortile condominiale di via Satta a Casal Bruciato. “Richiamiamo Mussolini che è morto?”, dice un’altra donna. “Si” rispondono in coro.

Non è un episodio solo di Roma, la Lega di Salvini sta organizzando in tutte le città squadre di vigilanza contro i poveri e chi protesta contro di lui e la sua politica razzista. Le squadre e i loro obiettivi sono guidate dalla parola d’ordine “Prima gli Italiani”, primi nello sfruttare manodopera straniera, primi nel chiedere mazzette per dare appalti e posti di favore, primi nel truccare concorsi e graduatorie. Un elenco interminabile in cui gli italianissimi padroni grandi e piccoli e i loro servi politici sono in prima fila. Prima hanno ridotto alla miseria le persone, ora le aizzano, le une contro le altre per l’ultimo pezzo di pane e i fascisti di Casa Pound hanno buon gioco.

Intanto viene approvata la legge di legittima difesa. Salvini parla di legittima difesa per tutti, fuorché per gli operai, se muoiono sul lavoro non è un assassinio ma solo un incidente sul lavoro. I magistrati assolvono i padroni e sindacati Confederali continuano a parlare di cultura della sicurezza, come se il problema fosse culturale e non di sfruttamento intenso.

In Italia ci sono cittadini di origine nomade, ebrei, albanesi, greci tedeschi, francesi, per alcuni di loro non vale il diritto. Fanno venire la nausea i leghisti che parlano di regole in televisione riempiendosi la bocca  del “rispetto delle regole” quando poi un cittadino italiano con regolare assegnazione non può entrare in casa solo perché è di origine nomade e la polizia sta a guardare. Già una volta Mussolini scatenò la rabbia contro nomadi, gli ebrei, i comunisti, gli operai e conquistò così l’appoggio della piccola borghesia che lo sostenne nella conquista del governo per conto e in nome di industriali e banchieri. Gli squadristi di Mussolini erano sottoproletari e piccola borghesia miserabile che agivano con la benevolenza di polizia e carabinieri.

Il risultato della propaganda e dell’azione fascista fu il seguente: migliaia di poveri cristi finirono nei campi di concentramento e nelle camere a gas nella completa indifferenza dell’italietta in camicia nera.

Oggi, come ieri, é impossibile fare ragionare questi  sottoproletari squadristi al servizio dei padroni. Oggi non dobbiamo aspettare che si rafforzino nei quartieri dove vivono e lavorano gli operai, la gioventù  antifascista, per loro non deve esserci spazio.

Salvini, i politici della Lega, questa volta  devono sapere che gli operai i lavoratori e i giovani, non  si lasceranno spiare nei quartieri, nei centri sociali dai loro informatori anche se protetti da permessi prefettizi. Il sottoproletariato può servire le più squallide operazioni di regime ma può essere anche una forza di ribellione se gli operai dimostrano che fanno sul serio contro questo sistema che li rovina.

Per cacciare Mussolini e i suoi squadristi gli operai dovettero organizzarsi. Lo faremo anche adesso. Come azione preventiva, per non trovarci impreparati.

L.S.

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