Giornale, Numero 8 del 8 maggio 2019

LA PAGLIACCIATA ISTITUZIONALE SUL CONTRASTO AL CAPORALATO

Puglia, agosto 2018. Era quasi un anno fa, quando 12 braccianti, tutti di origine africana, venivano schiantati durante il trasporto. Prelevati dalle loro baracche per essere portati nei campi. Durante […]

Puglia, agosto 2018. Era quasi un anno fa, quando 12 braccianti, tutti di origine africana, venivano schiantati durante il trasporto. Prelevati dalle loro baracche per essere portati nei campi. Durante uno dei ritorni è finita la loro vita. Qualche giorno prima era toccata la stessa sorte a 4 loro fratelli neri.

Quei morti, tanti in poco tempo, fecero scalpore e la Polizia nei giorni successivi si diede un gran da fare nel fermare furgone su furgone. Un gran parlare di lotta al caporalato in Puglia. Vengono fatte le indagini e il procuratore capo di Larino inserisce nel registro degli indagati tre amministratori di un’azienda agricola di Campomarino in Molise, l’oleificio Di Vito. Emerge un quadro preciso: l’azienda agricola, i suoi padroni, per la raccolta di stagione chiedono agli intermediari, i caporali, di procurare loro gli operai agricoli che dovranno raccogliere la verdura dai campi. Il prezzo per questa forza-lavoro può oscillare intorno ai 3 euro/ora, per trovarla basta andare nelle baraccopoli pugliesi come quella di Borgo Mezzanone, a pochi chilometri da Foggia. In cui non si paga affitto, acqua e luce. In quelle condizioni si può “vivere” con poco e, talvolta, morire. Bruciati vivi, quando le baracche prendono fuoco, son fatte di legno e plastica, ci vuole poco anche in questo caso.

3 settembre 2018, a Foggia si reca il ministro 5stelle Di Maio. Ci è voluto un mese, ma si sa, quando ci sono stati i morti era agosto, tempo di vacanze; e di raccolta dei pomodori. “Oggi siamo qui per dichiarare ancora una volta guerra al caporalato e al lavoro nero”, disse. “È finita l’epoca dei numeri in cui le ispezioni servivano solo a riempire tabelle: l’obiettivo è lavorare a un cronoprogramma con piani triennali di contrasto al caporalato che veda una repressione ma anche una prevenzione e con verifiche che lasceranno in pace gli imprenditori onesti”.

Di Maio, ministro del lavoro, ha aperto la “guerra al lavoro nero”, titolano i giornali. Gli imprenditori onesti però – Di Maio rassicura i padroni – possono stare tranquilli. Il certificato di onesta verrà rilasciato dal ministro Salvini, che è un esperto in queste questioni. In ogni caso ai braccianti da settembre dovevano essere garantiti i minimi contrattuali, trasporti pubblici, alloggi con affitti calmierati.

A quel vertice in prefettura di Foggia oltre al ministro, vi stavano: Confagricoltura e Coldiretti in rappresentanza dei padroni agricoli (quelli onesti ovviamente) a garantire per i salari; sindaci locali e presidenti di Regione, tra cui quello della Puglia Michele Emiliano, per garantire per le abitazioni e i trasporti; e poi ovviamente carabinieri e funzionari ministeriali vari per garantire che domanda e offerta di forza-lavoro si incontrino nel rispetto delle leggi, negli uffici preposti, centri dell’impiego e ispettorati del lavoro. Ci stavamo dimenticando che, a ulteriore vigilanza, a quel tavolo vi stavano anche i sindacati, ma non solo Cgil, Cisl e Uil, che in tutti questi anni chissà dov’erano, ma anche i più cattivi controllori dell’Usb.

Subito dopo il tavolo veniva riportato dai giornali che sarebbero stati i Carabinieri, insieme agli ispettori del lavoro e i centri per l’impiego, le risorse più importanti messe in campo. Sempre Di Maio dichiarava: “Se i centri per l’impiego funzionassero non esisterebbe il caporalato, così come se funzionasse il trasporto pubblico”, ha spiegato. “È il momento di fare sistema, di mettere insieme tutte le sinergie” E così tutti gli attori che ruotano attorno allo sfruttamento del lavoro dei braccianti neri erano lì presenti per fare “sinergia”.

Passano i mesi e l’inverno. Si avvicina nuovamente la stagione dei raccolti. E delle “sinergie”, dei grandi impegni dello Stato con i nuovi ministri fanfaroni e la loro “vera guerra” al lavoro nero e al caporalato ecco cosa è rimasto. Il 26 aprile 2019 muore carbonizzato un altro africano, proprio a Foggia nella baraccopoli di Borgo Mezzanone. Del problema alloggi, invece che sindaco e Michele Emiliano, si occupa Salvini che manu militare manda le ruspe. Il 17 aprile fa abbattere 19 baracche in cui “vivevano” 50 africani, cui toccherà ricostruirsi un po’ più in là la casa di legno e lamiera. Sul problema salari il 30 aprile si ha notizia che, a seguito di un’inchiesta della magistratura di Taranto, vengono arrestate 4 persone: il titolare di una azienda agricola di Gioia del Colle (Bari) e 3 caporali, “accusati a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, detenzione illegale e porto abusivo di armi e munizioni”. Ciò che li porta in galera, e per poco, è il fatto delle armi, non certo lo sfruttamento del lavoro. Dall’inchiesta è emerso che la paga oraria che questo onesto datore di lavoro forniva ai braccianti era di 4 euro, la media della zona, la stessa paga oraria di tutti i padroni agricoli della zona che sono liberi ed intoccabili. Esattamente identica a quella del 2018. Niente male come risultati della guerra al caporalato di Di Maio e company.

Il 6 maggio 2019, alle chiacchiere di politici nazionali e amministratori locali, si impone la vera novità, sono gli stessi “operai agricoli”, che la impongono per le vie di Foggia. Le loro rivendicazioni sono chiare, così come sono chiare a chi vengono e devono essere rivolte. Una individuazione del vero nemico che proprio perché viene dagli ultimi della terra fornisce una indicazione precisa a tanti confusi e incerti, agli abitanti delle periferie di Foggia, agli operai industriali.

Riprendiamo dal loro resoconto della giornata del 6 maggio: “ … Confagricoltura e Coldiretti, le due principali organizzazioni di agricoltori che da sempre fanno finta di non vedere lo sfruttamento e la marginalizzazione degli operai agricoli, su cui si fonda l’intero comparto del Made in Italy, esportato in tutto il mondo. Sono loro che ci devono pagare la casa, il trasporto, il giusto salario e i contributi! Queste sono le regole del lavoro bracciantile, ottenute dopo decenni di lotte sanguinose. Quelle lotte sono anche le nostre! Infine, abbiamo terminato il corteo davanti alla Prefettura, passando per il centro di Foggia e davanti al comune. Vogliamo che i foggiani e tutti gli italiani, quelli che hanno problemi con la casa e non arrivano alla fine del mese, capiscano che non siamo nemici. Il vero nemico è chi ci sfrutta e ci divide! È chi siede nei palazzi del potere e fa il gioco degli sfruttatori!”

Con un avvertimento finale: “ai rappresentanti delle istituzioni e dei padroni vogliamo dire forte e chiaro che non finisce qui. Continueremo la nostra lotta finchè non ci darete quel che ci spetta!”

R.P.

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