Giornale, Numero 3 del 3 maggio 2019

LANDINI, IL VENUSIANO, DAL PALCO DEL 1° MAGGIO

Landini dal palco di Bologna della manifestazione nazionale del 1° maggio ha fatto la sua solita “porca bella figura”. Quella che ha caratterizzato nella storia tutti i massimalisti: proclami, denunce, […]

Landini dal palco di Bologna della manifestazione nazionale del 1° maggio ha fatto la sua solita “porca bella figura”. Quella che ha caratterizzato nella storia tutti i massimalisti: proclami, denunce, esortazioni, persino minacce indirizzate contro padroni e governi. Nella storia questi fanfaroni dalle parole altisonanti gli operai se li sono trovati spesso sulla loro strada. Capaci solo di fare chiacchiere, ma mai una conseguente azione, incapaci invero di indicare una linea concreta per contrastare in alcun modo proprio tutto quello che denunciano.

Landini ha criticato il governo. Che cambiamento vogliono fare?, si è chiesto. “Come stanno insieme il salario minimo e la flat tax? Sulla proposta di salario minimo, ci sono già i contratti nazionali e il problema non è solo la paga oraria. I contratti danno diritto a malattia, infortuni, Tfr, tutele per il lavoro festivo e così via. Il governo, se vuole fare una cosa seria, assuma gli accordi interconfederali che abbiamo firmato tra sindacati e cancelli i contratti pirata”

Ma da dove arriva Landini? Dal pianeta Venere? Non era forse nella Fiom-Cgil quando tutti i “contratti pirata”i padroni li utilizzavano nelle fabbriche, nel commercio e nella logistica e gli operai si trovavano individualmente a subirli senza alcun concreta opposizione da parte dei vertici sindacali?

Landini, il venusiano, ha poi continuato il comizio: “Tutti i lavoratori devono avere gli stessi diritti e le stesse tutele, a prescindere dal contratto che hanno. Basta competizione, basta mettere gli uni contro gli altri. I contratti nazionali sono la strada maestra”

Ma non sono stati i sindacati interconfederali, compresa la Cgil, che ogni volta che hanno affrontato una crisi aziendale si son fatti carico della richiesta dei padroni che dovevano ridurre gli operai per essere più competitivi e aumentare i profitti? Altrimenti – ci dicevano i sindacalisti alla Landini – la fabbrica chiude del tutto. E gli operai si son trovati l’”uno contro l’altro”, esuberi contro chi rimaneva, operai di una fabbrica contro quelli dell’altra in concorrenza, operai di un paese contro quelli di un altro paese. Non pensa Landini che alla base della divisione degli operai, nei contratti e nelle condizioni di lavoro, vi stia proprio l’accettazione sindacale delle sacre leggi dei padroni, ovvero che le merci dei padroni debbano essere più competitive sul mercato?

Ma il venusiano Landini il top l’ha raggiunto quando ha detto che: “La sicurezza che vogliamo non significa avere armi in casa, ma è la sicurezza di non morire sul lavoro, di avere diritti e non essere precari”. Perché mentre pronunciava quelle parole, rispettando perfettamente la media giornaliera, morivano altri 4 operai. Stavano lavorando il primo maggio, e non è forse anche in questo caso responsabilità dei sindacati se ormai lavorare qualsiasi giorno e notte dell’anno è diventata cosa normale? Anche il primo maggio!

Infine dalle denunce, Landini è passato da buon massimalista alle minacce: “Le piazze piene che troviamo in tutta Italia lanciano un messaggio: le persone hanno bisogno di non sentirsi sole. Noi non ci fermiamo: andiamo avanti finché non otteniamo ciò che stiamo chiedendo, faremo cambiare idea a questo governo”.

Finalmente, arrivato da Venere, non dalla segretaria Fiom-Cgil, abbiamo un segretario Cgil che (“con l’unità di Cisl e Uil”) farà “cambiare idea” al governo.

M.T.

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