Giornale, Numero 15 del 15 aprile 2019

LA GUERRA TRA POVERI

  Gente rovinata da una vita di miseria e di stenti, si mette contro gente nelle stesse condizioni. Finchè i poveri si azzannano fra loro chi sta in alto ride. […]

 

Gente rovinata da una vita di miseria e di stenti, si mette contro gente nelle stesse condizioni. Finchè i poveri si azzannano fra loro chi sta in alto ride. Lo sanno bene Salvini e i suoi scagnozzi di CasaPound che soffiano sul fuoco.

Caro Operai Contro, i poveri fanno notizia ogni volta che i mezzi d’informazione riportano un fatto grave che appesantisce la loro già gravosa quotidianità. I dati ufficiali (verosimilmente ridimensionati), parlano di oltre 18 milioni di persone a rischio di esclusione sociale, così ripartite: 5 milioni e 58 mila in povertà assoluta, vivono in 1 milione e 778 mila nuclei famigliari; 9 milioni e 368 mila persone in povertà relativa, vivono in 3 milioni e 171 mila nuclei famigliari; altri 4 milioni di individui, sono senza strumenti di protezione sociale (Welfare).

Si tratta di una umanità che dall’ardua impresa di arrivare a fine mese con salari o sussidi da fame, arriva fino a dovere ricorrere alle mense e ai dormitori pubblici. Non trovando sbocco alla loro condizione, come animali in cattività, spesso si azzannano fra di loro. Una vita di miseria e di stenti nella quale maturano anche i suicidi, sempre ben occultati nei dati ufficiali.

La povertà è in costante aumento. L’Istat certifica che i nati dopo il 1970, stanno peggio dei loro genitori. Così riporta “Il Fatto Quotidiano” citando l’Istat: «I nati dopo il 1976 sono i nuovi proletari», come dire che la proletarizzazione investe intere generazioni. A incrementare il pianeta della povertà sono stati gli operai, seguiti da lavoratori autonomi senza dipendenti. L’incidenza della povertà tra i giovani e i bambini è triplicata, i minorenni in povertà assoluta sono saliti a 1,2 milioni.

I poveri che non possono permettersi un paniere di beni essenziali, sono passati dai 2,4 milioni del 2007, ai 5 milioni e 58 mila del 2017. Ogni giorno 7 operai, quindi proletari, perdono la vita per il lavoro e per malattie professionali.

Il proletariato, cioè chi non ha da vendere che le sue braccia, è povero se le vende ed ancora più povero se non trova l’acquirente. Nella zona della povertà ci sono gente che lavora a salari da fame, una piccola borghesia che si sta bruciando i risparmi, rovinata dalla crisi, tanti anziani con pensioni minime ed anche un vero e proprio sottoproletariato che vive come può di espedienti. Certo che la condizione di miseria affrontata dagli operai diventa necessariamente rabbia contro chi li sfrutta e si arricchisce del loro lavoro, i padroni. Per la piccola borghesia caduta in basso e il sottoproletariato incarognito dalla vita la condizione di miseria diventa rivalsa contro i più deboli di loro, con i quali entrano in concorrenza, per un pezzo di pane duro. Niente di più bello, per i ricchi, guardare la guerra che si fanno i poveri, dargli lo spazio dovuto per televisione, dare ampio spazio a Salvini e a Casa Pound quando si danno da fare per promuovere e rilanciare questa guerra. La cosa vera è che scacciato lo zingaro, il migrante, rimangono le case fatiscenti, le strade abbandonate, i collegamenti inesistenti, la fatica giornaliera di portare a casa qualcosa da mangiare, rimane la povertà. Ed a questa non c’è soluzione se non una rivolta contro i ricchi.

Per i padroni e gli strati agiati la legge stabilisce espressamente per poi essere realizzato, il diritto alla proprietà privata. Al contrario per i poveri nessuna legge stabilisce in via di principio e tanto meno viene realizzato il diritto alla casa.

Per i poveri che hanno dovuto occupare una casa per non vivere in strada, è arrivato Salvini con l’ordine di sgombero di 58 mila abitazioni, più di 200 mila persone con i bambini. Cacciati da casa perché abusivi, o morosi, o per altri motivi legati alla povertà.

Le famiglie che resistono agli sgomberi, sostenute dai comitati per la casa, prima che con le forze dell’ordine, devono vedersela con i razzisti spronati da Salvini e con i suoi scagnozzi di CasaPound.

Fa ancora più scalpore quando si vede, come nel caso del quartiere romano di Torre Maura, la gente del posto, anch’essa povera, scagliarsi contro i Rom ai quali il Comune aveva assegnato una casa vicina.

Un’altra scena simile si è vista nella periferia di Milano.

Anche in casi come questi la povertà sale alla ribalta della cronaca e ci viene propinata come una condizione naturale toccata a gente “sfortunata”, ma non ha niente di naturale. La povertà è anch’essa un prodotto di questo sistema sociale, l’altro polo della ricchezza, finchè i poveri si azzannano fra di loro chi sta in alto ride.

La politica razzista di Salvini, cavalcando le conseguenze di una reale condizione di crisi, ha sortito il suo effetto. Salvini ha cominciato col fare la guerra ai poveri delle minoranze Rom, Zingari e Immigrati, accusandoli di “rubare il pane agli italiani”. Poi col decreto sicurezza, Salvini ha usato queste minoranze per colpire tutti i poveri, gli operai e le aree del disagio, come abbiamo riportato in vari articoli.

Luigi Di Maio in quanto vice capo del governo e ministro del lavoro, non è meno responsabile di Salvini.

Le leggi nella guerra contro i poveri portano anche la sua firma.

“Sgombriamo pure i campi Rom”, ha dichiarato Di Maio per assecondare ancora una volta Salvini, pretendendo come contropartita lo sfratto di CasaPound dalla sede di Roma occupata abusivamente. Mettendo CasaPound sullo stesso piano dei poveri con i loro problemi, Luigi Di Maio ha dimostrato ancora una volta la sua superficialità da piccolo borghese. Come a suo tempo ha avuto il barbaro coraggio di proclamare “la fine dello sfruttamento” promulgando il “decreto dignità”, che ha lasciata invariata la giungla delle tipologie contrattuali esistenti.

Poi ha dichiarato “abolita la povertà” con il “reddito di cittadinanza”, illudendo molta gente in buona fede. Semina inoltre zizzania lasciando credere che basterebbe avere un lavoro per uscire dalla povertà. Una grossa falsificazione che gli operai ben conoscono, perché rimangono poveri tutta la vita pur lavorando, fra ristrettezze, rinunce e sacrifici.

Per Di Maio è povero solo chi non ha lavoro. Mette così sullo stesso piano l’operaio e il ciclofattorino che consegna le pizze, da una parte, e il dirigente di banca e il manager industriale, dall’altra. Quando invece i primi due sono sicuramente poveri, gli altri due sicuramente no.

Saluti Oxervator

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