Giornale, Numero 9 del 9 aprile 2019

GRANDI PIANI INDUSTRIALI E PICCOLA CASSA INTEGRAZIONE

  Alitalia, dopo tanti discorsi su nuove strategie aziendali, interventi dello Stato e dei nuovi partner rimane sempre lo sperimentato sistema per far fuori i dipendenti: la CIGS. Per capire […]

 

Alitalia, dopo tanti discorsi su nuove strategie aziendali, interventi dello Stato e dei nuovi partner rimane sempre lo sperimentato sistema per far fuori i dipendenti: la CIGS.

Per capire come siano stati fatti fuori sistematicamente nel corso degli anni i dipendenti dell’Alitalia è necessario partire almeno da vent’anni or sono. Prima della privatizzazione in favore dei “capitani coraggiosi”(C.A.I.) avvenuta nel 2008, Alitalia, dal 1989 al 2007, aveva perso 4,5 miliardi di euro ripianati in parte con 2,9 miliardi di soli interventi pubblici per tentare di ripristinare il capitale perso e scendendo da 20.000 dipendenti a 11.600.

Con l’avvento dei “capitani”, la cordata di industriali comprendente Berlusconi, Colannino e popolata da vari Boiardi di stato, da politici di tutti i partiti, da manager e consulenti dagli stipendi d’oro e da vari faccendieri di ogni livello e risma che hanno fatto lauti affari, dispensando magici piani industriali per il risollevamento della compagnia, Alitalia assommava un nuovo buco miliardario. A conti fatti la compagnia di bandiera è costata allo Stato in vent’anni circa 7,4 miliardi euro per tenerla in vita.

Nel 2017 Alitalia è quasi sull’orlo del fallimento il cda della compagnia vara un accordo sottoscritto dai sindacati che prevede altri esuberi per un numero complessivo di 1.700 lavoratori, di cui 980 tra i dipendenti a tempo determinato. Il 14 aprile è firmato un pre-accordo tra sindacati e azienda, ma il personale boccia l’intesa con un referendum dove i no vincono con il 67%. Il 2 maggio inizia l’amministrazione straordinaria con la triade formata da Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari che ricevono in dote dalle casse dello stato altri 900 milioni di euro.

Luglio 2017

Danilo Toninelli, ministro dei trasporti dell’attuale governo, lancia la proposta di far tornare la compagnia aerea nelle mani dello Stato “Torneremo a farla diventare compagnia di bandiera con il 51% in capo all’Italia e con un partner che la faccia volare” – questa la sua dichiarazione-, aggiungendo la possibilità che Ferrovie dello Stato diventi il partner maggioritario dell’operazione. Nuovi piani industriali che, come quelli antichi, sono un nuova mannaia sulla testa dei lavoratori che pagano le conseguenze di piani industriali che servono solo a far fare profitti agli investitori.

Tria a questo proposito si è lanciato in una dichiarazione significativa confermando la disponibilità del governo a “partecipare ma sotto due forti condizioni e che la nuova compagnia possa stare sul mercato con regole di mercato”. Intanto Alitalia ha chiesto una nuova tornata di Cigs, prorogando quella attuale, che scadeva sabato 23 marzo, per altri sei mesi, quindi fino al 23 settembre prossimo. Altri 1.010 lavoratori finiranno a stipendio dimezzato.

I borghesi sbandierando i loro piani industriali e le loro manovre economiche, buone solo a rimpinguare le loro tasche ed ad assicurare loro fruttuosi interessi, sanno come fare per veicolare l’esaltazione dello sciovinismo patriottardo verso coloro che pensano che Alitalia sia un patrimonio degli italiani, ma come al solito, alla fine della loro fanatica buriana, a rimetterci in tutti i sensi saranno solo i lavoratori precari e quelli a tempo indeterminato, sbattuti per l’ennesima volta in cassa integrazione o addirittura licenziati.

D.C.

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