Giornale, Numero 6 del 6 marzo 2019

GRAZIE DI MAIO, L’ILVA AVVELENA PIÙ DI PRIMA

I dati sono incontrovertibili, la realtà è incontrovertibile: dentro e fuori la fabbrica si muore di tumore 4 volte di più della media nazionale. Anche i bambini? Soprattutto i bambini. […]

I dati sono incontrovertibili, la realtà è incontrovertibile: dentro e fuori la fabbrica si muore di tumore 4 volte di più della media nazionale. Anche i bambini? Soprattutto i bambini.

“Per esprimere la nostra vicinanza alla comunità di Taranto, in ricordo di Giorgio Di Ponzio e dei giovani tarantini scomparsi, oggi abbiamo esposto a mezz’asta le bandiere dello stabilimento di Taranto e invitato i colleghi a unirsi al lutto cittadino proclamato dal Comune”. È l’ipocrita comunicato con il quale ArcelorMittal Italia, nuovo padrone dello stabilimento siderurgico di Taranto, ha aderito al “lutto cittadino simbolico” richiesto al sindaco Melucci dagli organizzatori della fiaccolata tenuta in città in ricordo delle vittime di malattie gravi, specialmente i più giovani e i bambini, causate dall’impianto siderurgico. Una ipocrisia alla quale l’Associazione “Genitori tarantini” ha risposto chiedendo di fermare gli impianti. Perché, come in questi giorni ha denunciato, dati alla mano, l’Associazione Peacelink, la “nuova Ilva” inquina più della vecchia! ArcelorMittal Italia l’ha buttata in burla: “Agiamo nel pieno rispetto delle prescrizioni dell’Aia”. Il sindaco Melucci, già deciso sostenitore della scelta di fare di Taranto una roccaforte del potere delle multinazionali dell’acciaio e del petrolio e strenuo difensore della sopravvivenza dello stabilimento ex Ilva, di fronte ai dati incontrovertibili dell’Arpa Puglia ha emesso un’ordinanza di chiusura non dello stabilimento siderurgico ma di due scuole prossime a esso!

“Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”, “I bambini di Taranto vogliono vivere”, “Io dovevo vivere”. Queste alcune scritte sugli striscioni esibiti, insieme con le foto dei piccoli morti (come Giorgio, di 15 anni, deceduto poco più di un mese fa per una rara forma di sarcoma), dai genitori in una fiaccolata silenziosa, ma piena di dolore e rabbia. E piena anche di accuse, benché non gridate.

Accuse in primo luogo ai vecchi e nuovi padroni dello stabilimento, i Riva e l’ArcelorMittal Italia. Hanno un bel dire i nuovi padroni di agire nel pieno rispetto delle prescrizioni dell’Aia (cioè l’autorizzazione integrata ambientale). Carta straccia, così come lo è stata per i Riva, una raccolta di belle intenzioni per tacitare gli operai e gli spiriti ambientalisti più critici.

Ciò che realmente conta per i nuovi padroni è che lo stabilimento siderurgico deve continuare a lavorare e a produrre profitto. Non era così anche per i Riva? Non ha voluto così il M5S, Di Maio che prima con le menzogne ha sfiorato il 50% a Taranto canalizzando la rabbia e incassando il voto di chi voleva la chiusura dell’impianto, e poi dopo le elezioni ha deciso, con una veloce piroetta, di vendere l’Ilva a “condizioni migliori”, senza mai più parlare di fermo degli impianti pericolosi sotto sequestro penale? Non ha scelto il governo Lega-M5S di cedere l’impianto ad ArcelorMittal Italia lasciandole carta libera sia sull’espulsione dal ciclo produttivo di 6.000 operai su 14.000 (fra cassintegrati a zero ore, cioè licenziati di fatto, prepensionati ed esodi volontari anticipati e incentivati) sia sulla possibilità di continuare a inquinare indisturbata?

 

È un fatto che “la nuova Ilva inquina più della vecchia”, come denuncia il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti basandosi sui dati registrati dalle centraline di monitoraggio di Arpa Puglia e raffrontando i dati registrati attorno alla cokeria nel bimestre gennaio-febbraio 2019 con lo stesso periodo del 2018: “Non c’è stato l’abbattimento del 20% di emissioni inquinanti come promesso da Di Maio. Il ministro aveva detto a settembre che nello stabilimento siderurgico di Taranto sono state installate tecnologie che riducono del 20% le emissioni nocive, dati smentiti dalle centraline Arpa installate nella cokeria che registrano valori in aumento. Si registra un incremento del 160% per il benzene, del 140% per l’idrogeno solforato e del 195% per gli Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) totali. Sono tutti inquinanti cancerogeni e anche neurotossici. Per quanto riguarda le polveri sottili misurate attorno alla cokeria, l’Arpa Puglia registra un incremento fra il 18% e il 23% per il Pm10 e del 23% per il Pm2,5”.

Inoltre, denunciano il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, e il consigliere comunale Vincenzo Fornaro, ex allevatore, riportando sempre i dati di Arpa Puglia, “in un anno il valore della diossina a Taranto è aumentato del 916%, passando dai 0,77 picogrammi del 2017 ai 7,06 picogrammi del 2018, molto vicino agli 8 picogrammi del 2009”, quando nella masseria Carmine di Fornaro furono prelevati 1.124 capi di bestiame per essere abbattuti.

 

Secondo Marescotti, “si nota una netta differenza fra la gestione commissariale e la nuova. È un segnale evidente della scelta di incrementare la produzione. Le tecnologie che Di Maio dice di “aver installato” non si vedono. Siamo di fronte a un bluff tutto politico, fatto di parole a cui non corrisponde alcun dato di realtà. La verità è che ci stiamo incamminando verso una prospettiva priva di reali garanzie per la salute e l’ambiente. L’Ilva continua a emettere sostanze cancerogene e anche neurotossiche. Sono i bambini i soggetti più fragili e i più esposti ai rischi”.

Alla denuncia di Peacelink ArcelorMittal Italia ha risposto, con una nota, di agire “nel pieno rispetto delle prescrizioni dell’Aia” e di aver deciso di “investire più di un miliardo di euro entro il 2023 per rendere lo stabilimento di Taranto il migliore d’Europa in termini di tecnologie utilizzate e progetti realizzati”. Ha buttato fumo negli occhi, innanzitutto degli esponenti dell’Associazione “Genitori Tarantini” che, in una lettera aperta all’ad di ArcelorMittal Italia, aveva contestato il messaggio di vicinanza dell’azienda che aveva calato le bandiere a mezz’asta per la fiaccolata in memoria dei bambini morti per cancro a Taranto, accusandola di provocare una “enorme criticità ambientale” in ogni sito in cui produce!

La questione Ilva/ArcelorMittal insegna molto in tutte le sue sfumature. Chi voglia capire che cosa è il capitalismo, in tutti i suoi aspetti (economici, politici, ambientali…), non può prescindere da essa. Chi voglia lottare contro il capitalismo e tutti i suoi sostenitori, pure non può prescinderne, anzi ancora di più. È un banco di prova fondamentale, in primo luogo per gli operai sfruttati e oppressi al suo interno, i primi non solo a patire lo sfruttamento, ma anche a subire il peso delle morti e degli infortuni e le offese alla salute dell’inquinamento ambientale.

L.R.

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