Giornale, Numero 11 del 11 febbraio 2019

Reddito di Cittadinanza – II° parte

  La Carta del Reddito di Cittadinanza: una tessera annonaria contro i salari operai. Segue a: Reddito di Cittadinanza – I° parte  (http://www.operaicontro.it/?p=9755753000) Mentre un Di Maio trionfante, durante la […]

 

La Carta del Reddito di Cittadinanza: una tessera annonaria contro i salari operai.

Segue a: Reddito di Cittadinanza – I° parte  (http://www.operaicontro.it/?p=9755753000)

Mentre un Di Maio trionfante, durante la presentazione della carta del reddito di cittadinanza, dichiara: “[dopo il decreto], un altro passo in avanti per smentire chi ha detto che il reddito di cittadinanza è un’illusione”, INPS e ISTAT continuano a rivedere la platea di chi riceverà il reddito (adesso siamo a 2.7 / 2.4 milioni di persone), cosi come cambia la composizione dei nuclei familiari interessati (i single, di cui la metà sarebbero casalinghe, sono saliti a quasi il 50% della platea) e il contributo medio previsto che scende ancora, a meno di 400 euro mese. Non sappiamo esattamente come si chiuderà la partita fra circa due mesi quando il decreto sarà convertito in legge. Nel frattempo, continuiamo ad analizzare quello che è stabilito dal decreto e dagli altri atti formali del governo come la presentazione della carta del reddito di cittadinanza che sarà lo strumento attraverso cui sarà erogato il contributo.

La card sarà una carta postepay di poste italiane e verrà ricaricata ogni mese del contributo spettante alla famiglia beneficiaria. Le domande si potranno cominciare a presentare dal 6 marzo prossimo e per quelle presentate entro il 31 marzo il RDC sarà erogato entro la fine di aprile.

La card verrà consegnata al beneficiario. Tuttavia, come vedremo in seguito, tutti i membri abili al lavoro sono impegnati al rispetto degli obblighi insiti nell’accettazione del RDC. Ma allora chi potrà spendere il contributo, solo il beneficiario/a? E gli altri obbligati della famiglia che diritti avranno? Al momento la questione non è chiara.

La card sarà anonima – così potrà garantire la privacy di chi è povero, ci tiene a precisare, durante la presentazione, un soddisfatto Di Maio! Quindi per i poveri il desiderio è nascondere la propria povertà quando useranno la carta e non farla finita con la miseria. Per Di Maio, con in mano una postapay anonima con su caricati 400/500 euro, si può fare il signore!

Peccato però che quando si passa a vedere cosa si può fare con la card allora ci si riscopre poveri, perché si scopre che con la card si potranno acquistare solo beni di prima necessità (?), si potrà fare un solo bonifico mensile (per un affitto regolarmente registrato o un mutuo), si potranno prelevare massimo 100 euro in contanti al mese (per un single e fino ad un massimo di € 210 euro per le famiglie di 4 elementi e oltre), non si potranno fare trasferimenti da o sulla carta, non si potrà utilizzare la carta per i giochi che prevedono vincite (al povero non è concesso nemmeno una colonna del superenalotto!) e tutto l’ammontare caricato dovrà essere speso entro il mese altrimenti il contributo verrà ridotto della parte non spesa fino al 20% in meno.

Come lo stato potrà verificare che il beneficiario rispetti gli obblighi non è chiaro ma immaginiamo che in questo caso, non ci si potrà preoccupare di garantire la privacy, tanto cara a Di Maio, per controllare che il povero sia ligio al dovere e non si spenda tutto in giochi, alcool, donne e sigarette!

Lo chiamano reddito di cittadinanza, conquista di civiltà ed equità sociale. Una card che, mediamente, avrà caricate poche centinaia di euro con cui si potranno fare solo determinati acquisti di beni di prima necessità e solo quelli e li si considera sufficienti per definire condizione di vita accettabili non è reddito di cittadinanza, non è una conquista di civiltà. Cosi come presentata e descritta sembra una carta acquisti anzi visto l’insistenza sui beni di prima necessità una carta annonaria che permette di acquistare la razione di merci stabilita dallo stato per sopravvivere. Certo non per vivere. Per aiutare i poveri quindi possono bastare pasta, pane, olio, latte e uova, ma niente auto, niente moto, niente barca, niente cultura, niente viaggi, insomma niente di quello che ci dicono essere una vita dignitosa per il loro uomo medio. Povero eri e povero rimarrai. Si dirà meglio di niente, meglio di prima. Certo, forse, si vedrà. Ma chiariamo che quella che era la soglia della fame diventa il livello minimo garantito dallo stato per una condizione di vita che adesso viene definito “accettabile” tanto accettabile che ci si preoccupati anche di stabilire obblighi ed impegni affinché chi usufruisca del RDC non possa fare “la pacchia”. Il povero aiutato dallo stato non è più povero. Condizione questa, tra l’altro, riservata solo ad una determinata fetta di poveri definita attentamente da questo governo con chiare finalità politiche (es. fuori gli stranieri per accordarsi alla politica razzista della lega) senza la minima intenzione di mettere in discussione le cause di quella povertà (fantasticando invece su un RDC che i poveri obbligati a spendere trasformeranno in uno stimolo alla domanda interna, che creando lavoro eliminerà la povertà!), di farla finita con questo sistema sociale che produce quella povertà certo non per mancanza di ricchezza e di risorse ma invece al contrario per garantire le condizioni di un profitto adeguato ai padroni.

E non è un caso che i requisiti fissati dal governo hanno lasciato gli operai, per la maggior parte, fuori dal reddito di cittadinanza e senza nessuna integrazione al reddito. Chi arricchendo il padrone produce tutta la ricchezza per 1200 euro al mese garantisce la bella vita anche alla piccola borghesia al governo e quelle condizioni di sfruttamento non possono e devono essere messe in discussione. Anzi, alle condizioni attuali, c’è il rischio che il RDC si torca contro gli operai quale misura all’ulteriore ribasso dei salari che i padroni si sentiranno liberi di imporre viste le condizioni che sua volta il governo vuole imporre, principalmente ai disoccupati, per poter percepire quella miseria che dietro le sembianze di una postepay tanto somiglia alle tessere annonarie imposte durante la guerra dal fascismo.…(Continua).

P.S.

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