Giornale, Numero 4 del 4 febbraio 2019

Un gabbione per gli operai

Il patto proposto da Boccia, capo di confindustria, vuol legare gli operai ai destini dell’impresa, sottometterli alle necessità del padrone di fare profitti. E in cambio? Niente, deve bastare la […]

Il patto proposto da Boccia, capo di confindustria, vuol legare gli operai ai destini dell’impresa, sottometterli alle necessità del padrone di fare profitti. E in cambio? Niente, deve bastare la possibilità di lavorare con un salario da fame. In Italia i salari sono fermi da 17 anni, dati CENSIS

Mentre l’indice delle ore lavorate dagli operai dell’industria, ad ottobre 2018 ( fonte ISTAT, quota base 100 nel 2015 ) è stato di 108.2, con un aumento delle ore lavorate individualmente per dipendente corrispondente a +1,1% , viceversa la variazione della retribuitone media annua degli operai dell’industria, è scesa da 26.178 euro lordi annui nel 2015 a 24.871 euro lordi nel 2018. Una perdita secca di salario del 5% in tre anni.

La risposta del tipografo a capo della confindustria, Vincenzo Boccia, agli indici di questo rapporto, non si è fatta attendere. Il suo obiettivo, e quello di confindustria, è quello di continuare sulla strada dell’accordo del “Patto della Fabbrica”. Parlando dell’elezione del nuovo segretario della CGIL, Landini, ha dichiarato : «I tempi sono maturi per costruire un vero patto per il lavoro insieme a Cgil, Cisl e Uil» aggiungendo «Lo incontreremo. Non entriamo nel merito delle scelte del sindacato. Con Cgil Cisl Uil c’è un tavolo aperto e dovremmo continuare a parlare di evoluzione del patto per la fabbrica».

Il tavolo aperto è quello dell’accordo: “Patto della Fabbrica” stipulato il 9 marzo 2018 tra i tre sindacati confederali e confindustria, che ha come obiettivo: “il miglioramento della competitività attraverso l’incremento della produttività delle imprese”. Lasciando perdere le solite filastrocche ridondanti scritte in tutti gli accordi per confondere le acque, l’obiettivo comune, espressamente dichiarato e reciprocamente riconosciuto, è quello di legare ancora di più gli operai al carro degli interessi dell’impresa attraverso lo scambio salario-produttività.

A parte la solita supplica comune al governo, contenuta nell’accordo, per il rilancio degli investimenti pubblici. Rilancio che serve solo ad apparecchiare il tavola della mangiatoia dei profitti sicuri, il neo segretario Landini a questo proposito dice: “Bisogna cambiare le politiche economiche e sociali e c’è bisogno di creare lavoro attraverso un piano straordinario di investimenti”.

L’accordo firmato il 9 marzo, detta, in primis, le regole sulla rappresentanza sindacale, già in parte definite con l’accordo sul testo unico nel 2014. La norma viene articolata in via definitiva, mettendo una pietra tombale alla possibilità di contrattazione per i sindacati e le associazioni sindacali che non hanno firmato il testo unico sulla rappresentanza sindacale, così il monopolio di tutta la contrattazione generale, sia quello collettivo che quella di secondo livello (la contrattazione aziendale) è sempre di più definitivamente e saldamente in mano a CGIL, CISL e UIL.

Il secondo elemento dell’accordo riguarda direttamente la contrattazione salariale.

Le richieste di contrattazione salariale saranno legate nei due livelli già esistenti di contrattazione nazionale e aziendale a due nuovi parametri introdotti dal “Patto della Fabbrica, cioè il Tem e il Tec.

Il Tem: “Trattamento economico minimo (Tem), che fissa i minimi e varia secondo l’indice dei prezzi al consumo depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati”

É il minimo contrattuale e limita le richieste dell’indicizzazione del potere d’acquisto del salario alla sola paga base, defalcata dagli scatti di anzianità, dall’elemento di maggiorazione e dal superminimo contrattuale e individuale,“depurato”, oltretutto, da tutti possibili aumenti dei generi energetici – benzina, gasolio da trazione e da riscaldamento. Spazzando via in un colpo tutti gli “automatismi”, insufficienti, che comunque tentavano di indicizzare l’inflazione.

Il secondo elemento, il Tec, “Trattamento economico complessivo (Tec) che comprende tutte le componenti salariali oltre al minimo e anche le forme di welfare”, stabilisce che nella contrattazione di secondo livello (la piattaforma aziendale) gli aumenti salariali debbano venir corrisposti non più in salario reale, “moneta sonante”, ma, nella cifra stabilità, erogati sotto forma di Welfare, cioè sotto forma di servizi, oltretutto magari della stessa azienda o della stessa società. Così ai padroni gli aumenti contrattuali non costeranno proprio nulla, arrivando addirittura a guadagnarci nell’erogazione di un ipotetico servizio. Ma d’altronde questa non è una novità, il contratto di lavoro dei metalmeccanici, firmato da “quella brava persona del signor Landini” prevedeva che : “In base a quanto previsto dall’articolo 17 del CCNL Metalmeccanici industria, le aziende che applicano detto contratto dovranno mettere a disposizione dei lavoratori, dal 1° giugno 2018, strumenti di welfare per un valore di 150 euro. Gli importi dovranno essere utilizzati, dai lavoratori, entro il 31 maggio del 2019.”.

Ma non è finita qui! Il tipografo a capo della confindustria, Boccia, imperterrito vuole continuare con forza su questa strada, legando ancora di più gli operai e i salariati al carro dei padroni. Rilanciando nuovamente il “Patto della Fabbrica” e avendo in CGIL, CISL e UIL degli attenti interpreti di questo patto. In particolare la Cgil del “sig”. Landini che sostiene in pieno questa intesa: «è importante rimettere al centro del dibattito nel nostro Paese il tema del lavoro, così come proponiamo da tempo….. gli importanti accordi sulle relazioni industriali e sulle regole della rappresentanza raggiunti con Confindustria e con tutte le altre associazioni imprenditoriali pongono la questione di aprire la fase della loro piena applicazione. In particolare, è necessario che si giunga ad una legge capace di misurare la rappresentanza sindacale e datoriale e dare certezza alla validità ‘erga omnes’ degli accordi sottoscritti».

Per gli operai e per i salariati il nuovo anno si apre nuovamente all’insegna di lacrime sudore e sangue, sempre più costretti a campare con un salario che non gli garantirà nemmeno più la mera sopravvivenza.

D.C.

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