Giornale, Numero 3 del 3 gennaio 2019

PIU MORTI MENO SCIOPERI

La strage degli operai continua. I dati parlano chiaro: più 10% nel 2018 rispetto il 2017. Gli scioperi dichiarati dal sindacato sono sempre di meno, formali, limitati. Se non si […]

La strage degli operai continua. I dati parlano chiaro: più 10% nel 2018 rispetto il 2017. Gli scioperi dichiarati dal sindacato sono sempre di meno, formali, limitati. Se non si riprende la lotta con scioperi pesanti, proteste di piazza, se non spaventiamo i padroni, la strage non si fermerà.

Caro Operai Contro, siamo a 7 morti al giorno per il lavoro. Come si arriva a questo numero? L’ultimo dato disponibile fornito dall’Inail, dice che nel 2016 i decessi per malattie professionali sono stati 1297.

Gli infortuni mortali per il lavoro sempre nel 2016, sono stati 1360, (fonte Osservatorio di Bologna). Da questi 2 dati ufficiali risulta che sono 7,28 gli operai che ogni giorno muoiono, per 365 giorni l’anno.

Eppure più aumentano gli operai morti per il profitto dei padroni, più è inadeguata la risposta. Pochi scioperi e meno mobilitazioni, zero obbiettivi o se ve ne sono, i loro risultati sono il crescente numero di infortuni mortali.

4 giorni fa un apprendista di 24 anni muore alla Fracchiolla Spa (Ba), dopo un volo di 12 metri. “Chiuso per lutto” diceva il cartello sui cancelli. Settimana scorsa all’Ansaldo di Genova è toccato a un operaio di 42 anni, schiacciato da una lastra di acciaio, 8 ore di sciopero, bene, ma poi? Anche le iniziative che sembrerebbero tra le più risolute, restano finalizzate a sé stesse, perché il sindacato le lascia a sé stesse.

A Torino che l’anno scorso era la terza città in Italia con più morti sul lavoro, Cgil, Cisl e Uil hanno affrontato questa tragedia, con 2 ore di sciopero per tutte le categorie con presidio in piazza Castello, e lo striscione: “Basta morti sul lavoro”.

A Milano 4 operai muoiono insieme sul lavoro, stessa fabbrica, stessa ora, avvelenati dalla stessa esalazione. Il sindacato proclama un’ora di sciopero nel giorno del funerale, neanche il tempo necessario di parteciparvi.

È ciò che è successo alla Lamina Spa di Milano nel gennaio 2018.

Se a 4 operai uccisi per il profitto si risponde con un’ora di sciopero, forse si è toccato il fondo. Per un certo sindacalismo può servire a mettersi a posto la “coscienza”, ma non può essere la risposta operaia alla carneficina di cui sono le vittime.

Questa strage quotidiana per i padroni ed il resto della società, è il prezzo che gli operai devono pagare in cambio di un salario. La mancanza di una degna mobilitazione da parte del sindacato, avvalla questa tesi e ogni infortunio mortale, passa come una calamità naturale, una scontata verità, una notizia fra le tante notizie.

Gli operai devono decidersi ad impegnarsi personalmente per agire collettivamente sui propri delegati (cambiandoli se necessario ), e sui funzionari che arrivano in fabbrica. Possono fare in modo che sulla propria incolumità e sicurezza sul lavoro, si apra uno scontro con l’azienda all’altezza della situazione, per attuare le misure necessarie ad impedire altri morti ed infortuni. Questo per quanto riguarda la fabbrica o il proprio ambito di lavoro. Tante realtà che agiscono in questo modo, possono incalzare il sindacato perché indica scioperi incisivi e proteste di piazza, contro i padroni e l’attuale loro governo Conte.

Conte che ha tagliato di 600 milioni di euro i contributi che le aziende devono versare all’Inail per infortuni sul lavoro e malattie professionali. Ha ereditato e applicato senza batter ciglia, lo schifo legislativo contro gli operai varato da Renzi e la Fornero. Ha preso per il culo gli operai varando il “decreto dignità”, vantandosi con questo di avere abolito lo sfruttamento! Ha dato continuità alle decisioni di Renzi, confermando la rimozione di 300 ispettori, che ha fatto crollare del 34% le ispezioni sui luoghi di lavoro, e avvisando con largo anticipo le aziende prima dell’arrivo degli ispettori.

Landini nel discorso d’investitura a nuovo segretario della Cgil, ha detto che la Cgil deve essere un sindacato di strada, Se non cambia registro, sarà si di strada, non nel senso della lotta, ma nel senso dell’accattonaggio delle briciole dei padroni e delle loro promesse rispetto la quotidiana strage di 7,28 operai.

L’Inail fornisce dati ridimensionati dei morti sul lavoro, perché non conteggia quelli senza assicurazione e quelli non segnalati ufficialmente, ha dichiarato che nel 2018 rispetto l’anno prima i morti sul lavoro sono aumentati del 10%. In realtà questa escalation non si è mai fermata.

Nel 2018 i morti sul lavoro sono stati oltre 1450 (fonte Osservatorio di Bologna), sommandoli con il numero dei decessi per malattie professionali, non ancora disponibile ma che purtroppo non diminuiranno, visto che ad esempio, per quanto riguarda l’amianto, ancora non si è arrivati al picco massimo delle sue letali conseguenze, sugli operai che ne sono stati esposti. Anche per paura di essere licenziati con il Jobs act e con la legge Fornero, molti operai lavorano senza fare tante domande sulle sostanze che sono costretti a usare, altri accettano mansioni rischiose prive di prevenzione e misure antinfortunistiche.

Saluti Oxervator

 

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