Giornale, Numero 6 del 6 dicembre 2018

LOTTA DI CLASSE IN FRANCIA

Ma non avevano detto che la lotta di classe era morta e sepolta, che il contrasto fra ricchi e poveri si era sciolto in percorsi individuali di ricollocazione sociale? La […]

Ma non avevano detto che la lotta di classe era morta e sepolta, che il contrasto fra ricchi e poveri si era sciolto in percorsi individuali di ricollocazione sociale? La rivolta in Francia dice tutt’altra cosa.

 

Ci dispiace per i teorici della nuova epoca, della fine delle classi e del contrasto di classe, si sono sbagliati. Il fuoco della rivolta ha lambito il monumento sacro della Repubblica Francese, l’Arco di Trionfo, l’hanno appiccato gli “immiseriti”. Guai a definirli proletari, o operai caduti in miseria, o piccola borghesia rovinata dalle misure economiche del governo, queste definizioni potrebbero richiamare vecchi schemi: la divisione sociale in operai e padroni, in borghesi e proletari e sollevare antichi quesiti di rivoluzione sociale. Verrà il tempo quando queste definizioni si riconquisteranno nella realtà dello scontro sociale la loro piena e innegabile legittimazione. Ora ne possiamo anche fare a meno, diventa noioso dibattere con qualche nuovo o vecchio trombone sulle “fallite” ideologie novecentesche. Intanto una massa imponente di individui inizia a manifestare contro le misure economiche del governo ed in particolare l’aumento dei carburanti. Una goccia che fa traboccare il vaso per centinaia di migliaia di cosiddetti cittadini. Cittadini particolare che si mettono in movimento per fermare il peggioramento costante ed inesorabile della loro condizione economica. Non sono una classe sociale omogenea ma non sono nemmeno più individui isolati, si scoprono individui sociali con lo stesso identico interesse immediato, bloccare la discesa verso la miseria ma non solo, scoprono che chi vuole spingerli verso il basso sono i ricchi, coloro che hanno in mano la gestione della ricchezza sociale, il governo e il presidente della Repubblica. La contraddizione è esplosa, nessuna mediazione dei vecchi partiti politici l’ha potuta contenere. Anzi i manifestanti li cacciano dalle loro fila in malo modo, essi non rappresentano più nessuno se non i loro stretti beneficiari, hanno la colpa di non essere riusciti a fermare l’immiserimento di massa, hanno promesso e promesso ancora, hanno fallito, non sono che la servitù dei ricchi. Ora sono le classi che si presentano sulla scena nella forma più diretta, hanno imparato che la chiacchiera politico-parlamentare non può rendere giustizia ma solo il manifestarsi della forza. Con i blocchi stradali, gli scontri con la polizia, il ferro e il fuoco hanno esibito la loro forza davanti a tutta la Francia. Senza paura, non sono i soliti manifestanti politici con canti e balli, la loro prima fila è fatta da gente abituata al duro lavoro nei campi e nelle fabbriche, da una gioventù che nelle periferie ha imparato cosa è la lotta di strada. Senza paura hanno puntato direttamente sulla capitale, su Parigi, nel suo centro, agli Champs Elysées. Lì i proletari e coloro che stanno rinforzandone le fila sono comparsi davanti alla ricchezza. Il sabato delle luminarie, dei negozi sfavillanti si è spento davanti alla rabbia di chi non sa come arrivare a fine mese, il centro di Parigi messo a ferro e fuoco. La rabbia non ha risparmiato nemmeno i simboli della “grande nazione”, l’Arco di Trionfo sfregiato. Un segno inequivocabile del solco che divide i ricchi di Francia dai nuovi poveri delle province e delle periferie. È la lotta fra le classi che ritorna potente, la si vuol incastrare nei logori schemi di chi è moderato e chi è violento, nel tentativo di fregare i moderati e mettere in galera i violenti. Non funziona. Hanno messo sottosopra Parigi ma il 72% dei francesi sta con loro, anche i moderati del movimento si sono convinti che non ci sono altri mezzi per farsi sentire. Il governo si inventa portavoce e rappresentanti per poterseli comprare, ma nessuno ha il coraggio e la presunzione di farsi avanti, la lotta fra le classi ha raggiunto un livello così radicale che non ammette nessuna mediazione che non sia un passo indietro del governo. Il presidente francese è così con le spalle al muro che chiede in aiuto l’intervento dei partiti parlamentari più estremi, quello di destra e di sinistra, ma i manifestanti non sanno che farsene, fanno parte anche loro della politica dei ricchi. La sommossa intanto non si ferma, le classi sono in movimento e la Francia apre la strada, se questa non è una nuova edizione della lotta di classe che cosa è?

E.A.

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