Giornale, Numero 2 del 2 dicembre 2018

AVIDITA’

Proprio in questi giorni, viene citato un rapporto dell’ISTAT, l’ufficio nazionale di statistica, che ha accertato che il PIL nel “terzo trimestre del 2018 è diminuito dello 0,1% rispetto al […]

Proprio in questi giorni, viene citato un rapporto dell’ISTAT, l’ufficio nazionale di statistica, che ha accertato che il PIL nel “terzo trimestre del 2018 è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.” (sito ISTAT del 02/12/2018). Apriti cielo! Tutta la stampa non ha perso occasione per dare addosso al governo e alla sua finanziaria, colpevole di prevedere risorse improduttive da destinare al reddito di cittadinanza e alla riforma della legge Fornero. La Confindustria naturalmente è in testa alla barricata: “le nostre aziende sono in difficolta, le risorse vanno spese per gli investimenti,” che tradotto significa rimpinguare le casse delle imprese ad essa associate.

Nessuno però riporta il seguito dell’intervento dell’ISTAT: “il PIL è aumentato dello 0,7% nei confronti del terzo trimestre del 2017”. Non sono certamente grandi cifre, ma la situazione non sembra poi così disastrosa.

Cerved, uno dei primi operatori in Italia specializzati nello studio delle aziende, sostiene ad esempio, sulla base dell’analisi dei primi 150 mila bilanci depositati dalle società italiane a giugno 2018, che nel 2017 i conti delle imprese hanno registrato un netto miglioramento confermando il trend positivo registrato negli anni precedenti, sia sul fronte dei conti economici che della sostenibilità finanziaria. Evidentemente la crisi non colpisce tutti allo stesso modo e c’è sempre qualcuno che riesce a guadagnare.

Secondo lo studio, i ricavi delle imprese sarebbero cresciuti per il quinto anno consecutivo e l’aumento del 4,3% è risultato quasi doppio rispetto a quello del 2016 (+2,3%). La crescita sarebbe stata trainata soprattutto dalle società che operano nell’industria (+5,9%), mentre le imprese attive nelle costruzioni e nel terziario avrebbero fatto registrare un aumento più contenuto (+3,4%).

Numeri comunque non trascurabili che dovrebbero quantomeno limitare il continuo lamento degli imprenditori italiani. E invece nulla. Come sanguisughe assetate, continuano a richiedere risorse aggiuntive.

La dimostrazione del fatto che il piagnisteo è del tutto ingiustificato viene confermata anche dall’andamento più che positivo dei profitti. Per sintetizzare i livelli di profitto raggiunti dalle imprese, sul capitale investito, il Cerved utilizza un indicatore che si chiama ROE. Se ne ricava che questo parametro si è attestato al di sopra dei livelli del 2017 (9,9% contro 9,4%), nonostante il rialzo dei costi esterni, soprattutto delle materie prime (+5,7% tra 2016 e 2017).

La brillante performance delle imprese italiane può essere sintetizzata e visualizzata nel grafico che segue.

AVIDITAPer la Confindustria e gli industriali che rappresenta, tutto questo non è abbastanza.

Ci sono persone che si lamentano continuamente, quando piove e quando c’è il sole, per il troppo freddo o per il troppo caldo, quando sono soli o in compagnia. Si tratta di individui che non si accontentano mai e trovano le scuse più rocambolesche per lamentarsi sempre. Tra questi i plutomani, cioè persone che inseguono il profitto illimitato, sono tra i più pericolosi. L’avidità, sorride Lucifero. Che splendido peccato per rimpinguare di anime la sua casa all’inferno.

F.A.

 

 

 

 

 

 

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