Giornale, Numero 26 del 26 novembre 2018

Fermare la strage operaia per il profitto

Caro Operai Contro, della sicurezza degli operai il “governo del popolo” non se ne occupa. Il decreto “Sicurezza” avviato alla conversione in legge, non è altro che un insieme di […]

Caro Operai Contro,

della sicurezza degli operai il “governo del popolo” non se ne occupa.

Il decreto “Sicurezza” avviato alla conversione in legge, non è altro che un insieme di nuove norme e strumenti repressivi contro gli immigrati e il disagio sociale, come va ribadendo questo giornale.

La strage operaia scandisce una media vicina ai 4 morti ogni giorno per il lavoro, per 365 giorni l’anno, esclusi i decessi per malattie professionali.

Come se fosse la cosa più normale di questo mondo, nessuna misura viene presa, men che meno emanati decreti o leggi per fermare la carneficina per il profitto.

Mentre per la sicurezza della proprietà privata, i borghesi possono farsi giustizia da soli, il governo Conte ha riconosciuto la licenza di uccidere con la “legittima difesa”, approvata in Senato e votata anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Il governo Renzi ha tagliato 300 ispettori del lavoro, decidendo inoltre, non solo di avvisare le aziende dell’arrivo degli ispettori, ma di farlo con largo anticipo. Il governo Conte con i suoi destrieri, Di Maio e Salvini, che fanno?

Con il Pd al governo i controlli degli ispettori sono crollati del 34%. Che fa il governo Conte?

Cammina imperterrito sui cadaveri che le morti operaie lasciano sul campo, emanando decreti razzisti e discriminando gli strati deboli, tra le bavose dichiarazioni di Salvini, e quelle surreali di Di Maio, quest’ultimo prometteva di abolire nientemeno che lo “sfruttamento” con il decreto “Dignità”, è finito con incrementare la monetizzazione dei licenziamenti senza giusta causa.

Sotto il ricatto di essere licenziati con la legge Fornero o con il Jobs act di Renzi, gli operai accettano di lavorare esposti a maggior rischi, scarse misure di prevenzione e sicurezza (il padrone deve risparmiare). Cumulo di mansioni e maggior carichi di lavoro (il padrone licenzia gli esuberi per il bene dell’azienda). Una produttività dai ritmi e turni massacranti (per il profitto del padrone).

Le cause di questa carneficina in crescendo, nascono dal fatto che negli ultimi anni, nuove norme e leggi che regolano il rapporto di lavoro, hanno trasformato tutti gli operai e i lavoratori dipendenti, in occupati con il licenziamento incorporato e perciò ricattabili.

Una condizione riassumibile in 3 punti, che predispongono a “infortuni” e morti sul lavoro. 3 casistiche che spingono ad accettare qualsiasi lavoro o mansione, rischi d’infortunio e aumentano senza volerlo la concorrenza fra operai, facendo il gioco del padrone.

1) Paura di essere licenziati, da quando è scattata la legge Fornero con il licenziamento per ragioni “economiche”, (vale per i vecchi e nuovi assunti) i padroni possono licenziare con la giustificazione che “non c’è più la tua mansione”. Non c’è bisogno dello “stato di crisi”, basta che il padrone organizzi o riorganizzi la produzione, in modo da far sparire o incorporare una o più mansioni e poter licenziare gli operai che le svolgevano. Prima di questa bella pensata della Fornero, ai dipendenti la cui mansione non era più richiesta, venivano assegnate altre mansioni, oppure spostati in altre postazioni o reparti dell’azienda.

2) Alla paura generata dalla Fornero, per i nuovi assunti se ne aggiunge un’altra: l’essere licenziati, con il Jobs act di Renzi che ha abolito la giusta causa nel licenziamento, declassando quelle che erano le assunzioni a tempo indeterminato, al livello di qualsiasi occupazione precaria. Tutti gli occupati quindi, dai più anziani ai nuovi assunti, ufficialmente non precari, in realtà sono occupati con il licenziamento incorporato.

3) Le assunzioni precarie in omaggio all’imbecillità (asservita al profitto) vengono definite come “atipiche”. Una giungla occupazionale senza limiti, sulla paura di non essere riconfermati. Un confine tra lavoro regolare e lavoro nero, dove in quest’ultimo, infortuni e morti sul lavoro vengono occultati o contrabbandati per decessi naturali, morti accidentali non causati dal lavoro.

Che gli operai si debbano mobilitare contro i padroni, responsabili delle morti sul lavoro è un improrogabile dato di fatto.

Per andare oltre la rabbia e le imprecazioni, bisogna che nelle fabbriche e nei posti di lavoro, gli operai discutano di questo fra di loro, organizzino iniziative e mobilitazioni, anche trovandosi fuori dall’orario di lavoro in altri posti.

Il sindacato della triplice, non indice scioperi e proteste per imporre ai padroni adeguate misure di prevenzione e sicurezza, che fermino la carneficina per il profitto.

I piccoli sindacati si disperdono in un inconcludente labirinto.

Saluti Oxervator

Lascia una risposta