Il padrone “illuminato” uccide 3 operai

Caro Operai Contro, a Crotone 3 operai muoiono sul lavoro insieme al loro padrone, descritto come una persona “illuminata”. Il suo nome Massimo Marrelli, compare nei titoli dei giornali locali, nazionali e nei telegiornali. I nomi dei 3 operai morti non compaiono in nessun titolo, da nessuna parte! L’apparato ben collaudato della propaganda, riflette dal punto di vista della borghesia, il funzionamento di questa società, perché tutti sappiano e per primi i giovani, che in questa società fondata sullo sfruttamento degli operai, in confronto alla morte del signor padrone, la morte di uno o più operai non conta niente. […]
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Caro Operai Contro,

a Crotone 3 operai muoiono sul lavoro insieme al loro padrone, descritto come una persona “illuminata”. Il suo nome Massimo Marrelli, compare nei titoli dei giornali locali, nazionali e nei telegiornali.

I nomi dei 3 operai morti non compaiono in nessun titolo, da nessuna parte!

L’apparato ben collaudato della propaganda, riflette dal punto di vista della borghesia, il funzionamento di questa società, perché tutti sappiano e per primi i giovani, che in questa società fondata sullo sfruttamento degli operai, in confronto alla morte del signor padrone, la morte di uno o più operai non conta niente.

Comandati dal padrone Marrelli, 7 operai con l’aiuto di una ruspa, scavano nella sua tenuta una voragine di 5 metri, per ripristinare una condotta fognaria. 3 dei 7 operai, più il padrone finiscono sepolti vivi dalla stessa terra e argilla che avevano scavato, diventati fango sotto il diluvio non poteva che franare seppellendoli.

Non si trattato quindi di una fatalità da attribuire alle avverse condizioni meteo. La colpa di questa tragedia è stata del fu padrone Marrelli, che ha fatto lavorare gli operai in simili condizioni proibitive.

Il padrone morto aveva 300 dipendenti in diverse strutture della sanità privata in Calabria, ma come dice il sindaco di Crotone Ugo Pugliese, poiché il dott. Marrelli “aveva come missione il lavoro” (per il profitto aggiungiamo noi), nella holding cui faceva capo, vi era anche un’azienda agricola del settore lattiero – caseario.

Nato con la “missione del lavoro”, Marrelli ha sfoderato la sua vocazione di padrone, mettendo a repentaglio la vita degli operai e lasciandoci anche la sua, evidentemente si sentiva invulnerabile, inebriato dal Dio Profitto.

Dall’alto del suo potere, la notte del 28 ottobre 2018, Marrelli chiama al lavoro ad un ora improbabile i 7 operai. Lo ha fatto nonostante il diluvio, la bufera in corso, l’allerta arancione lanciato dalla Protezione Civile. In condizioni di oggettiva subalternità e con la paura del licenziamento come ritorsione, i “suoi” operai non se la son sentita di mandarlo a quel paese.

Date le condizioni meteo, il semplice buon senso non avrebbe consentito di mettere il naso fuori di casa, ma il signor padrone Marrelli descritto come “illuminato”, ha prima chiamato gli operai e poi li ha fatti lavorare, infischiandosene della loro incolumità, in spregio a qualsiasi regola sulla sicurezza, calpestando norme di prevenzione, antinfortunistica, creando le condizioni per l’omicidio dei 3 operai, avvenuto intorno alle 23, ed è un puro caso che gli altri 4 siano salvi.

Anche al giorno dei funerali le televisioni hanno mandato in onda servizi e notiziari vomitevoli, rispecchiando una “libera informazione” accodata alla prassi della classe dominante, con servizi e filmati acritici, sia rispetto le responsabilità della tragedia, ovvero la colpa del padrone, sia per il diverso trattamento e relativi spazi riservati al funerale del padrone, rispetto a quello dei 3 operai.

Si sa che nessun tipo di funerale riporta in vita i morti. Ma rimarca anche in questa circostanza, la distanza tra le classi sociali: il vescovo spalanca i portoni della Cattedrale al padrone morto; gli operai hanno trovato posto nelle chiese rionali.

Il funerale del padrone Marrelli, 59 anni, è stato officiato dal Vescovo di Lamezia Terme, mons. Luigi Canfora nella Basilica Cattedrale di Crotone. Il funerale dell’operaio Mario Cristofaro 48 anni, anch’egli di Crotone si è tenuto nel pomeriggio dello stesso giorno, ma non officiato dal Vescovo nella Cattedrale, come si conviene ad un padrone, bensì in una chiesa del rione San Francesco. Sempre nello stesso giorno a Capo Rizzuto e a Cutro, i funerali rispettivamente di Santo Bruno 53 anni, e di Luigi Ennio Colacino, 45 anni.

Oltre manifesti e striscioni esposti in segno di lutto, sono stati liberati in cielo palloncini neri, gli studenti autorizzati a non andare a scuola, pur di ingrossare le fila al funerale del padrone.

Ai funerali degli operai nessun striscione o manifesto, nessun lancio di palloncini neri in segno di lutto.

Tanti attestati di cordoglio misto a encomio per il padrone morto sono arrivati da parlamentari, sindaci, politici, istituzioni ecc. ecc. esprimendo vicinanza per il “funesto incidente”.

Pochi invece e senza encomio gli attestati arrivati per i 3 operai morti.

Una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil, conclude dicendo che: “è anche il momento di dire nuovamente basta agli incidenti sul lavoro”. Anche loro come la borghesia e i suoi mass media, accreditano queste morti operaie, come fossero “incidenti”. Ma quali incidenti? Sono omicidi per il profitto.

Per il sindacalismo e l’organizzazione operaia, non c’è tempo da perdere.

Saluti Oxervator

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