Giornale, Numero 31 del 31 ottobre 2018

TARANTO: CITTADINI E LAVORATORI LIBERI E PENSANTI

da facebook Oggi non è una giornata qualsiasi per gli operai dell’Ilva. Oggi una nuova importante vittoria si aggiunge, non alle conquiste della classe operaia, come avremmo voluto, ma alla […]
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Oggi non è una giornata qualsiasi per gli operai dell’Ilva. Oggi una nuova importante vittoria si aggiunge, non alle conquiste della classe operaia, come avremmo voluto, ma alla gloriosa storia delle organizzazioni sindacali confederali, sempre al passo con i tempi e le tecnologie e sempre più lontane dai loro iscritti e dal loro mandato.
Oggi, 29 Ottobre 2018, a Taranto si celebra la sconfitta di una classe operaia incapace di lottare per il proprio futuro e di quello dei propri figli.
I lavoratori del siderurgico, più grande d’Europa conosceranno il loro destino , accedendo ad un sito con un “semplice” click, basterà premere sul tasto giusto, comodamente da casa. Migliaia di operai hanno deciso di accettare silenziosamente le scelte del Governo e del sindacato, scelte che ancora una volta hanno messo al primo posto la continuità produttiva e non la salute di chi vive a Taranto e di chi in quella fabbrica ci lavora.
Sono giorni che nelle case dei lavoratori si discute di futuro, restare, andare via, scegliere non è facile.
Ognuno ha una propria idea, e soprattutto ha problemi, impegni, tali da non rendere quella scelta serena.
Non sempre si può fare ciò che si vuole nella vita e lo sa bene chi vorrebbe andar via ma magari non può.
La scelta è tra le più difficili e senza ombra di dubbio sofferta, ma allo stesso modo adesso non c’è tempo per una scelta giusta e una sbagliata per tutti. Il ricatto occupazionale oggi stringe definitivamente il suo cappio e nessuno può cantare vittoria. Non ci sono eroi e non ci sono codardi.
Chi resta non sceglie di sottomettersi a Mittal, chi va via lo fa perché ha deciso di provare a cambiare la propria vita.
L’errore c’è però, ed è a monte, è nel prima, è in quei miliardi di parole rimaste inascoltate, spese in assemblee e tonnellate di volantini, per ricordare che il tempo era l’alleato del vero nemico, di quel potere che tiene viva ancora oggi una fabbrica di morte. L’incapacità degli operai dello stabilimento ionico di riconoscersi in una classe sociale, con una identità unitaria, ne ha fiaccato la forza e ne ha minato la volontà di lottare. Questo è accaduto dal 26 luglio 2012 ad oggi, sei anni in cui otto colleghi morti sul lavoro non sono bastati a dar vita ad una coscienza collettiva.
Se gli operai avessero fatto scelte diverse in questi anni, oggi non avrebbero dovuto passare la giornata attaccati ad un telefonino per scoprire il proprio futuro, come se fosse un reality show.
Avremmo potuto lottare, tutti uniti, per chiedere la chiusura di quella fabbrica di morte, pretendendo di bonificare e decontaminare, in modo da salvare salute e lavoro.
Non è stato fatto, non è stato voluto, diciamolo, e così il 29 ottobre 2018 passerà alla storia come il giorno in cui la classe operaia ha perso ogni diritto maturato in questi decenni, senza nessun’altra possibilità di riscatto.

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