Giornale, Numero 28 del 28 ottobre 2018

Deportazioni e confino: Salvini stronca il “Modello Riace”

Caro Operai Contro, dando addosso agli immigrati e al disagio sociale, Salvini e politici della sua risma, hanno costruito un falso nemico per i creduloni che li votano, e quanti […]

Caro Operai Contro,

dando addosso agli immigrati e al disagio sociale, Salvini e politici della sua risma, hanno costruito un falso nemico per i creduloni che li votano, e quanti lo fanno per comodità del proprio tornaconto. Visto che raccolgono consensi, politici e governanti come Salvini, usano ogni mezzo e sfruttano ogni occasione, per la loro azione e propaganda politica, che consiste nell’invertire la causa con l’effetto dei processi sociali, quali: la povertà, lo sfruttamento degli operai, il disagio, il femminicidio, l’emarginazione, l’immigrazione, ecc.

Salvini che da mesi ha già revocato i finanziamenti al comune di Riace per il collaudato modello di integrazione, il 9 ottobre 2018 aggrappandosi a “formali mancanze amministrative”, ha emanato un “provvedimento abnorme”, per demolire una ventennale positiva esperienza con al centro gli immigrati.

Una realtà che nel piccolo comune di Riace, in tutti questi anni ha riscosso interesse e riconoscimenti internazionali, che Salvini nel suo stile, ha inquadrato e rimosso a colpi di rutti, del tipo: “torno con la ruspa”, o “prima gli Italiani”, o “chi sbaglia paga” o “taxi del mare”, riferito alle ong che salvano i migranti per non lasciarli affogare, e via con il rosario razzista del capo della Lega, nonché ministro dell’Interno indagato per sequestro di persona.

Il sindaco di Riace Domenico Lucano detto Mimmo, ha creato una comunità multietnica ospitando negli anni, circa 600 migranti di 20 nazionalità diverse, amalgamando l’ospitalità in un paesino che nel 2001 contava 1.610 residenti, diventati 2.313 nel 2017.

Il sindaco con i suoi collaboratori, non hanno dato vita ad una vaga e pelosa “integrazione” di facciata, parallela al mondo reale che gira, in attesa di chissà quale miracolo. Il “Modello Riace” ha saputo plasmare una comunità, valorizzando l’integrazione di una forza lavoro, in quanto tale, e non marginalizzata o discriminata perché immigrata.

Una comunità multietnica, integrata e funzionale alle attività ed ai servizi del piccolo comune, non poteva che terrorizzare Salvini. Il quale però non aveva validi motivi per liquidare il sindaco ed il suo modello di integrazione. Finché il 2 ottobre 2018 quando, il sindaco viene sospeso e messo agli arresti domiciliari, indagato dal giudice di Locri, per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, e servizio raccolta rifiuti affidato irregolarmente.

Una vera e irresistibile ghiottoneria per Salvini, che prendendo la palla al balzo, il 9 ottobre 2018 dal suo ministero emana una delibera doppiamente discriminatoria, una doppia pugnalata nella schiena al “Modello Riace”: primo, perché mira a cancellare e seppellire un esperienza ventennale di integrazione reale di centinaia di immigrati; secondo, perché l’intervento di Salvini, è arrivato pochi giorni prima del Riesame dei domiciliari imposti al sindaco di Riace dal giudice di Locri

Con la delibera Salvini ordina la deportazione entro 60 giorni, non si sa dove, di tutti gli immigrati di Riace, la cancellazione di tutti i progetti e l’azzeramento del “Modello Riace”.

La delibera di Salvini avrà influito sul Tribunale del Riesame, che pochi giorni dopo ha valutato le 34 controdeduzioni con le quali il sindaco ed il suo staff, rispondevano alle accuse del giudice di Locri?

Non lo sappiamo.

Sappiamo che il Tribunale del Riesame ha revocato gli arresti domiciliari, ma solo per spedire il sindaco al confino, ordinando anche per lui (come Salvini ha fatto con gli immigrati), la deportazione in un altro comune, alla maniera di Mussolini che spediva oppositori e personaggi scomodi a Ventotene.

Precisiamo che parlando di “integrazione”, non intendiamo l’integrazione col pensiero e la prassi della classe dominante, di una società che si fonda sullo sfruttamento degli operai. Non intendiamo condivisione e ancor meno integrazione col modo di pensare e di agire della borghesia in quanto classe dominante.

Il modello Riace ha dimostrato che è possibile una “integrazione”, multietnica, nella quale la forza lavoro non deve essere discriminata per la nazionalità o per il colore della pelle, o per essere più povera, o per qualsiasi altro motivo.

Le mani e le braccia con le quali gli operai autoctoni e immigrati vendono la loro forza lavoro, possono avere uno o cento padroni, ma la loro testa non ha e non deve avere alcun padrone. Una pre condizione per organizzare la resistenza e costruire il partito operaio.

Saluti Oxervator

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