Giornale, Numero 11 del 11 ottobre 2018

Una nuova crisi … nel corso della vecchia

La grande crisi scoppiata nel 2008 è ancora in corso ed ecco che ben due rilevanti istituzioni economiche internazionali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e l’Organizzazione per la Cooperazione […]

La grande crisi scoppiata nel 2008 è ancora in corso ed ecco che ben due rilevanti istituzioni economiche internazionali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) lanciano l’allarme per una nuova crisi finanziaria mondiale. A queste si è poi aggiunta la “cassandra” Nouriel Roubini che ha messo anche una data, quella del 2020. Ricordiamo che Roubini divenne famoso per avere indicato con un anticipo di 2 anni la crisi del 2008.

Tre i fattori comuni che ritroviamo nelle loro analisi: 1) la quantità di debito che in ogni paese ed a ogni livello (pubblico e privato) ha superato i livelli del 2007; 2) una fetta importante del debito mondiale è oggi detenuta dalle banche centrali che hanno acquistato titoli di Stato dalle banche in crisi di liquidità; 3) il sistema bancario cinese si trova oggi ad avere una esposizione maggiore che nei paesi occidentali a causa del credito fornito alle aziende nazionali durante la loro espansione sul mercato mondiale.

Pertanto lo scoppio della nuova crisi creditizia si prefigurerebbe ben più devastante di quella del 2008 per la quantità dei capitali notevolmente aumentati e coinvolti a vario titolo nell’indebitamento. Il FMI riporta che se si guarda il debito nei paesi del G20, a livello di Stati, ma anche a livello di famiglie e imprese, in termini percentuali si è passati dal 210% del 2006 all’attuale 235% del Pil mondiale. Ma la situazione diventa più pesante – ci avvisa l’Ocse – nel caso della Cina in cui, a fronte di una crescita della ricchezza prodotta del 6,5% all’anno, il sistema bancario detiene titoli di credito pari al 310% del Pil cinese. Un aumento della esposizione bancaria cinese che non ha freni, basti pensare che nel 2012 questa percentuale era pari al 240%, e nel 2008 era al 150%.

In questi 10 anni di crisi ne son successe di cose, devastanti per la vita delle persone, delle popolazioni costrette a migrare. Interi stati sono finiti in guerra, gli interessi imperialisti delle grandi potenze ne hanno lacerato il tessuto sociale. Ora, sia il Fmi che l’Ocse avvertono che il capitalismo mondiale è nuovamente allo stesso punto. Gli stregoni dell’economia, i governanti tecnici e politici, a salvaguardia del sistema, ci hanno cucinato per bene. Ne sono anche emersi di nuovi con nuove ricette. Dovranno inventarsi ancora qualcos’altro quando la nuova crisi esploderà. Ma le armi messe in campo dalle banche centrali e dai governi dopo il 2008 sono ormai spuntate.

R.P.

1 Comment

  1. …e le armi messe in campo dagli operai, dagli emarginati e da chi, pur lavorando, non arriva alla fine del mese, quali sono ? Pernacchie, insulti e al massimo qualche fionda?

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