Giornale, Numero 15 del 15 settembre 2018

Una categoria pericolosa: i Manager industriali

Dopo il crollo del ponte autostradale di Genova due sono le questioni emerse. La prima, posta immediatamente, è che la colpa del crollo, con relativi morti, feriti, danni e sfollati, […]

Dopo il crollo del ponte autostradale di Genova due sono le questioni emerse.

La prima, posta immediatamente, è che la colpa del crollo, con relativi morti, feriti, danni e sfollati, sia da attribuire giustamente alla concessionaria, la società per azioni Autostrade per l’Italia. E pertanto, in quanto azienda privata, agli azionisti proprietari, come i Benetton. Tutti ricorderanno le dichiarazioni di Toninelli e Di Maio che nelle ore subito dopo il crollo denunciavano Autostrade per avere fatto ingenti profitti, ottenuti da aumenti nei pedaggi in corrispondenza temporale alla riduzione delle spese di manutenzione. La distribuzione di più alti dividendi agli azionisti privati veniva in quei giorni immediatamente associata alla caduta del ponte. In causa veniva citata la proprietà del capitale responsabile del crollo per ingordigia di profitti. Tuttavia questa prima questione, immediatamente sollevata dagli esponenti dei 5stelle, non ha avuto, né avrà alcuna conseguenza: nessun azionista finirà in galera, ma nemmeno è stato indagato. Persino la minaccia dell’annullamento della concessione – che davvero gli avrebbe fatto male colpendo gli azionisti nel portafoglio, cui sono più di ogni altra cosa sensibili – è ormai oggi ricondotta al ben più lieve pagamento dei danni.

Veniamo ora alla seconda questione. Quella che nessuno nel “governo del cambiamento” ha avuto interesse di sollevare.

Se nell’immediato la proprietà, i detentori del pacchetto azionario più rilevante, potevano essere additati all’opinione pubblica come i principali responsabili, subito dopo spuntavano come funghi una miriade di nomi di manager profumatamente pagati.

manager industriali

R.P.

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