Giornale, Numero 6 del 6 agosto 2018

4 BRACCIANTI MORTI NEL FOGGIANO. E I SINDACATI DEPISTANO SULLE CAUSE

Quattro braccianti africani sono morti e altri quattro sono rimasti gravemente feriti in un incidente avvenuto in provincia di Foggia tra il furgone con il quale ritornavano, dopo una giornata […]

Quattro braccianti africani sono morti e altri quattro sono rimasti gravemente feriti in un incidente avvenuto in provincia di Foggia tra il furgone con il quale ritornavano, dopo una giornata di lavoro nei campi di pomodoro da industria, al loro precario accampamento di baracche e un tir carico di cassoni di pomodoro diretto ad Angri, nel Salernitano.

Sabato sera la notizia è stata data dai telegiornali verso la loro fine. Dopo la questione dei vaccini, dopo la manovra del governo “per il cambiamento”, dopo le fughe e le colonne degli italiani in vacanza, dopo il maltempo che ha flagellato alcune località di vacanza, dopo altre notizie di cronaca, dopo tutto (quando chi vede il telegiornale forse, esaurito dalle brutte notizie, aveva già spento il televisore), ecco una breve nota sull’incidente.

Domenica, sempre fra le ultime notizie. Con un tratto comune fra i diversi telegiornali: “Aleggia lo spettro del caporalato sull’incidente che ha visto la morte di quattro braccianti africani”. Poco altro, anzi nient’altro. Aleggia significa che c’è il sospetto. Lo spettro adombra un fantasma, non qualcosa di reale. Il caporalato è diventato il solito ritornello, il caporale è la causa, l’unica, delle condizioni schiavistiche di lavoro e vita dei braccianti africani.

In situazioni estreme, come un incidente di tale gravità, l’informazione borghese può concedere al massimo di riconoscere la presenza di eventuali caporali addetti al reclutamento e al trasporto dei braccianti, seppure in modo sfumato e possibilista (aleggia…, lo spettro…), non sicuro, in modo da lasciare sempre spazio al dubbio.

Ma non si spinge mai oltre additare il caporale come il “nemico”, il responsabile di una orribile condizione di vita o di un incidente. Non dice che i braccianti africani, tutti, come quelli morti e feriti nell’incidente, si spaccano ogni giorno la schiena nei campi, sotto il sole infernale del Tavoliere foggiano (una piana-conca fra il Subappennino dauno e il Gargano dove le temperature estive raggiungono facilmente i 40 °C e il caldo è afosissimo), raccogliendo pomodori per conto di capitalisti agrari foggiani e industriali della trasformazione campani. E che lo fanno sottoponendosi a uno sfruttamento bestiale: 10-12 o più ore di fatica per appena 2-3 euro all’ora.

Lo sfruttamento nascosto dei braccianti africani esiste senza o con il caporale. Con la presenza del caporale diventa ancora più inumano, per l’obbligo di cedergli parte del misero salario per il trasporto e per le vessazioni da lui esercitate. Ma anche in assenza di un caporale, è sempre duro sfruttamento, di cui la borghesia non vuole si parli e che si affretta a nascondere per negarlo.

È lo sfruttamento che nascondono anche i sindacati, parte organica della classe borghese. La Flai Cgil lancia un appello per “chiedere un sistema di trasporto pubblico, non solo in nome della legalità ma anche della sicurezza e incolumità dei lavoratori”. Il coordinamento nazionale USB lavoro agricolo vuole sapere “le posizioni di ciascuna delle vittime dal punto di vista contrattuale, previdenziale ed assicurativo. Vogliamo sapere chi li aveva assoldati, in quale azienda e in cambio di che tipo di contratto”. Come se il trasporto pubblico e una posizione contrattuale, previdenziale e assicurativa limpida e legale esonerassero i braccianti africani dall’essere sfruttati, dall’essere rapinati del valore frutto del proprio lavoro!

Flai Cgil e Usb lanciano a piene mani l’illusione che siano possibili rapporti di lavoro sano e legale fra padroni agrari/industriali e braccianti africani, all’insegna del trasporto pubblico e di un contratto firmato dalle parti. I sindacati hanno sempre svolto questo infame lavoro di depistaggio, oggi dopo l’incidente nel Foggiano, negli anni scorsi dopo i tanti incidenti che hanno coinvolto le donne braccianti che, in furgoncini guidati da caporali, da Ceglie Messapica, da Villa Castelli, da Oria e altrove, dal Brindisino e dal Salento, andavano (e vanno) a lavorare nelle serre del Metapontino e nei tendoni del Barese.

Ebbene, proprio queste illusioni hanno allentato, sfiancato, eliminato negli anni in primo luogo la lotta allo sfruttamento dei braccianti, africani, italiani, ecc., nelle campagne e in secondo luogo anche quella al caporalato.

Saluti operai dalla Puglia

Lascia una risposta