Giornale, Numero 2 del 2 agosto 2018

GLI ITALIANI ALLA CONQUISTA DELLA LIBIA

Redazione di Operai Contro, fate bene a pubblicare le stragi commesse dalla borghesia Italiana alla conquista dell’Africa Spesso la piccole borghesia, che costituisce in gran parte le squadracce dei vari […]

Redazione di Operai Contro,

fate bene a pubblicare le stragi commesse dalla borghesia Italiana alla conquista dell’Africa

Spesso la piccole borghesia, che costituisce in gran parte le squadracce dei vari governi che hanno gestito lo stato al servizio degli imperialisti, tenta di negare il razzismo.

Conte ha chiesto a Trump di costituire una cabina di regia in libia contro gli imperialisti francesi

Vi invio uno scritto, pubblicato sul sito della Rai, relativo agli anni che vannpo dal 1911 al 1931

All’alba del XX secolo, l’Italia giolittiana vuole diventare una potenza coloniale. L’ obiettivo è la Libia, rimasta dal 1835 sotto il controllo ottomano.

L’invasione inizia il 3 ottobre 1911. Una pagina di storia ricostruita dal documentario “Taliani– Gli italiani in Libia”, di Giuseppe Giannotti.

Al comando delle operazioni c’è il generale Carlo Caneva che opta per una guerra di posizione, conoscendo le difficoltà delle sue truppe nell’affrontare il nemico in campo aperto. Ma quando gli Italiani occupano una Tripoli sfinita dai bombardamenti devono ancora fare i conti con la resistenza dei libici.

Il 23 ottobre nell’attacco arabo-turco dell’oasi di Sciara Sciat muoiono centinaia di Bersaglieri. In risposta le autorità italiane proclamano la legge marziale e danno il via a una sequela di fucilazioni, esecuzioni capitali e deportazioni.

Il 18 ottobre 1912 il governo turco firma un trattato di pace. La Libia è italiana, ma solo sulla carta. La colonizzazione si arresta a Tripoli e in pochi altri centri costieri. Per le truppe di occupazione, invece, ha inizio un lungo e logorante conflitto con i ribelli dell’interno. Nei primi anni Venti tocca a Mussolini intraprendere la “riconquista” della Libia.

Ma le campagne espansionistiche dei  gerarchi e dei generali che si alternano alla guida delle colonie diventano il pretesto per massacri dissennati dove la violazione dei diritti umani è abilmente coperta dalla propaganda di regime.

Tra 1925 e 1928 gli “arditissimi” del colonnello Graziani fanno di tutto per alimentare la sua fama di “macellaio” mentre  il quadrumviro Emilio De Bono reprime nel sangue le continue rivolte.

L’11 aprile 1926 Mussolini visita per la prima volta la Libia. Lo scopo del viaggio è pubblicizzare la nuova colonia e incentivare gli insediamenti italiani: i terreni sottratti ai libici passeranno agli imprenditori e ai militari italiani disposti a trasferirsi stabilmente sul suolo africano. Ben presto, tuttavia, appare chiaro che le tenute dei coloni si mantengono solo con le sovvenzioni statali. Ma Mussolini è inflessibile e decide di annettere all’Impero anche la Cirenaica, la regione desertica dell’interno.

Ed è qui che la resistenza delle popolazioni nomadi si fa irriducibile fino a trasformarsi in guerra di religione. Gli italiani sono fedeli alla linea fascista del “pestare sodo”, ma i mujaheddin resistono guidati da un maestro di scuola coranica rivelatosi infallibile stratega: è Omar El Mukhtar, alle cui gesta è dedicato anche un kolossal hollywoodiano, The Lion of the Desert (1981), mai visto in Italia.

Nel 1929, malgrado la riconquista di molte oasi (compresa la celebre Giarabub), Mussolini è scontento e punta all’unificazione definitiva di Tripolitania e Cirenaica. Il compito è affidato al generale Pietro Badoglio, governatore che tenta di venire a capo della resistenza acuendo i dissidi tra le diverse fazioni dei combattenti.

Smascherato dallo stesso Omar El Mukhtar, a Badoglio non resta la repressione violenta affidata al generale Graziani divenuto vicegovernatore della Cirenaica il 27 Marzo 1930. Graziani ha carta bianca e mette in atto un piano di sgombero forzato delle oasi per fare terra bruciata attorno a El Mukhtar.

Ma il Leone del Deserto viene catturato e giustiziato solo il 16 settembre del 1931, al culmine di una operazione durata mesi e costata la vita a più di cinquantamila libici deportati nei campi di concentramento fascisti.

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