Giornale, Numero 31 del 31 luglio 2018

INDIA: KERALA

Vittoria delle commesse dei negozi di tessuti in Kerala dopo quattro anni di lotta: 12-14 ore in piedi, con divieto persino di appoggiarsi alle pareti; autolimitazione nel bere per la […]

Vittoria delle commesse dei negozi di tessuti in Kerala dopo quattro anni di lotta:
12-14 ore in piedi, con divieto persino di appoggiarsi alle pareti; autolimitazione nel bere per la proibizione dell’uso della toilette; divieto di uso degli ascensori anche per motivo di lavoro per non infastidire i clienti: queste le condizioni di lavoro, oltre ai bassi salari, contro le quali si sono mobilitate le commesse.
Il governo del Kerala, comunista (marxista) !, ci ha messo quattro anni a interessarsi della lotta e ora emetterà addirittura una legge per permettere alle lavoratrici un atto cosi semplice come il sedersi.
Padroni e sedicenti comunisti: un bel fardello che i proletari indiani dovranno scuotersi di dosso!

Da noi la situazione non è molto diversa: in tutte le fabbriche i ritmi sono intensificati e spesso le pause sono di fatto eliminate.
Il capitale ha recuperato ed  è fuori dalla crisi, anche spremendo maggiormente i lavoratori con l’eliminazione dei tempi di pausa (per i capitalisti tempi morti) nella giornata lavorativa. E questo grazie anche ai sindacalisti che propagandano continuamente l’idea di  lavorare ai ritmi voluti dai padroni per uscire dalla crisi.
Un bel fardello anche per gli operai italiani che si devono scuotere di dosso.

Un lettore

https://www.ilpost.it/2018/07/28/diritto-di-sedersi-donne-lavoratrici-kerala-india/

Il 4 luglio il governo del Kerala, uno stato meridionale dell’India, ha annunciato che cambierà le proprie leggi per garantire ai commessi l’irippu samara, cioè il diritto di sedersi durante il turno di lavoro. L’annuncio è arrivato dopo quattro anni di proteste organizzate dall’Asanghatitha Meghala Thozghilali Union (AMTU), un piccolo sindacato di lavoratrici. Si stima che nel Kerala 400mila persone lavorino nei negozi di tessuti e che il 90 per cento siano donne. Attualmente la maggior parte dei proprietari di negozi di sari, i tradizionali indumenti femminili indiani fatti di fasce di stoffa lunghe fino a nove metri, impongono alle proprie dipendenti condizioni di lavoro durissime e tra le altre cose non permettono loro di sedersi.

L’AMTU è stato fondato quattro anni fa per occuparsi dei diritti delle commesse, trascurate dai sindacati guidati dagli uomini. Nel 2014 la sua fondatrice, l’attivista di 44 anni Viji Penkoot, si è resa conto che alla maggior parte delle donne che lavoravano come commesse nei negozi di Kozhikode, una città del Kerala, era vietato sedersi durante il proprio turno, e veniva decurtato lo stipendio nel caso lo facessero. In alcuni casi è proibito anche solo appoggiarsi al muro; le lavoratrici vengono controllate dai datori di lavoro grazie alle telecamere disposte nei negozi.

Una commessa ha raccontato al Guardian che lei e le sue altre 120 colleghe non possono mai sedersi, sebbene lavorino per turni di 12 o 14 ore e siano costrette a fare quattro piani di scale più volte al giorno per accompagnare i clienti alle casse al piano terra. Non possono nemmeno usare l’ascensore presente nel negozio, perché i clienti si sono lamentati di doverci salire in loro compagnia. Solitamente le commesse di questi negozi appartengono alle classi economicamente più svantaggiate della società indiana. Penkoot ha detto al Guardian che le commesse fanno anche attenzione a bere poco, perché non possono andare in bagno quando vogliono: anche per questo sviluppano vari problemi di salute, come dolori alle articolazioni, vene varicose e infezioni all’apparato urinario.

L’8 marzo 2014, a Kozhikode, l’AMTU organizzò un corteo in cui un gruppo di donne camminava tenendo delle sedie sollevate: fu solo la prima di una serie di manifestazioni su questo tema. Il sindacato ha circa 700 membri, non tantissimi, ma è comunque riuscito a organizzare molte proteste, ottenendo negli anni piccole migliorie nelle condizioni delle lavoratrici di singoli negozi.

Le condizioni di lavoro delle commesse dei negozi di tessuti del Kerala non sono buone anche per altre ragioni, oltre alla questione del diritto di sedersi: gli stipendi sono molto bassi, la pausa pranzo dura solo trenta minuti e i turni molto più di otto ore. La proposta di legge che il governo del Kerala ha annunciato stabilisce che il salario minimo mensile debba essere pari a circa 120 euro, che una giornata lavorativa non possa durare più di 10 ore compresi gli straordinari e che i dipendenti abbiano diritto a una pausa dopo cinque ore di lavoro. Inoltre avranno il diritto di sedersi su una sedia o su uno sgabello forniti dal datore di lavoro.

Penkoot comunque non è del tutto soddisfatta della riforma annunciata: dice che i commessi potranno sedersi durante le pause senza specificare se nelle pause previste ogni cinque ore di lavoro oppure anche nei momenti liberi tra l’assistenza a un cliente e un altro.

Des travailleuses du Kerala, un Etat du sud de l’Inde,
          lors de la Journée internationale des femmes, en 2016.

1 Comment

  1. Che sarebbe il figuro “ministro del lavoro” del Kerala?
    Uno alla Fassino, Chiamparino, Veltroni e compagnia brutta ?
    No! Loro non si sarebbero mai accorti del problema .

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