Giornale, Numero 27 del 27 luglio 2018

IL MANIFESTO DELLA RAZZA

Redazione sarà bene non dimenticare il Manifesto della razza Un lettore Nel sottoscrivere il Manifesto della Razza i “dieci” si resero colpevoli delle deportazioni senza ritorno nei lager nazisti di […]
Redazione
sarà bene non dimenticare il Manifesto della razza
Un lettore

Nel sottoscrivere il Manifesto della Razza i “dieci” si resero colpevoli delle deportazioni senza ritorno nei lager nazisti di ottomila cittadini italiani, tra cui settecento bambini. Ma per questo nessuno di loro pagò mai alcun prezzo, anzi furono reintegrati nei loro privilegi, proseguendo le loro carriere. Nessuno di loro venne rimosso dalle cattedre universitarie di cui erano titolari (tolte invece in molti casi agli ebrei esiliati: come Enrico Fermi, Bruno Pontecorvo, Emilio Segrè), cattedre che al contrario essi mantennero fino all’ultimo per essere poi celebrati per i loro incomprensibili meriti anche nella toponomastica urbana e scolastica.

E’ intorno a questo mistero che ruota il libro di Cuomo, che non solo fornisce prove certe del ruolo teorico e operativo ricoperto dagli scienziati razzisti, prove sui loro incontri a Berlino con Himmler, Hess ed altri carnefici del Reich, delle visite ai campi di sterminio, delle alte cariche ricoperte da alcuni di loro nell’ufficio della razza. “Personalità”, di cui lo scrittore svela i nomi, spesso sorprendenti, di cui denuncia con coraggio le responsabilità rintracciando i loro stessi scritti, ricostruendone le carriere e le zelanti manifestazioni di adesione ai piani del regime.

E non è tutto: nel libro Cuomo si sofferma anche nello spiegare i patetici sforzi di tanti intellettuali che sui giornali dell’epoca cercarono di dimostrare la presunta originalità del razzismo italiano, tanto decantata da Mussolini, che ne sosteneva la primogenitura rispetto a quello tedesco, analizzando il modo in cui si fusero in un unico disegno di morte le fumisterie scientifiche o filosofiche dei razzisti “biologici” e dei “nazionalrazzisti”, degli “esoterici” e degli “spiritualisti”.

Ma nel libro sono raccontate anche le eccezioni, i cui nomi sono scolpiti a Gerusalemme sul Muro dell’Onore, che rappresentano un altro capitolo di quegli anni tragici, un elenco che Cuomo riporta in appendice al volume, insieme al censimento dei razzisti italiani, agli organigrammi dell’ufficio e del tribunale della razza, alle banche preposte alla gestione dei beni sottratti agli ebrei, alla lista dei conventi cattolici che diedero asilo ai perseguitati.

Clicca qui per leggere integrale il Manifesto della Razza

Ecco i 10 scienziati razzisti, i loro nomi nella pagina nera della storia italiana:

Sabato Visco
Sabato Visco, direttore dell’Istituto di fisiologia generale dell’ateneo della Capitale e dell’Istituto di biologia presso il Consiglio nazionale delle ricerche. Visco, che aveva retto anche l’Ufficio per la razza, nell’Italia democratica e repubblicana mantenne a lungo il titolo di preside della facoltà di scienze dell’ateneo della Capitale.

Nicola Pende
Nicola Pende, direttore dell’Istituto di patologia medica dell’Università di Roma, era un convinto assertore delle teorie eugenetiche. Il professor Pende seguitò a insegnare, agli studenti dell’università di Roma, fino al 1955.

Lidio Cipriani
L’antropologo fiorentino Lidio Cipriani (1892-1962) fu tra quegli studiosi italiani che più si impegnarono per argomentare sulla diversità, sulla “innata inferiorità mentale” degli africani. Cipriani, per anni, poté seguitare a compiere spedizioni di ricerca antropologica in giro per il mondo.

Arturo Donaggio
Arturo Donaggio, direttore della clinica neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, nonché presidente della Società italiana di psichiatria;

Leone Franzi
Leone Franzi, assistente nella clinica pediatrica dell’Università di Milano

Guido Landra
Guido Landra, assistente di antropologia all’Università di Roma

Marcello Ricci
Marcello Ricci, assistente di zoologia all’Università di Roma

Franco Savorgnan
Franco Savorgnan, docente di Demografia all’Università di Roma e presidente dell’Istituto centrale di statistica

Edoardo Zavattari
Edoardo Zavattari. direttore dell’Istituto di zoologia dell’Università di Roma. Zavattari fu lasciato indisturbato, fino al 1956, alla direzione dell’Istituto.

Lino Businco
Lino Businco, assistente di patologia generale all’Università di Roma.

ANSA

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