Giornale, Numero 26 del 26 Giugno 2018

ILVA: AMIANTO KILLER

  Ha lavorato per trentacinque anni all’ILVA di Taranto come operaio di acciaieria, addetto alle pulizie industriali e manovratore venendo esposto all’amianto, il cancerogeno killer che non lascia scampo. Il […]

 

Ha lavorato per trentacinque anni all’ILVA di Taranto come operaio di acciaieria, addetto alle pulizie industriali e manovratore venendo esposto all’amianto, il cancerogeno killer che non lascia scampo. Il verdetto medico delle scorse settimane è stato mesotelioma pleurico, il tumore di certezza provocato dall’amianto.
Ancora un caso di cancro ai polmoni di un lavoratore dello stabilimento dell’acciaio tarantino già Italsider industria di Stato, un operaio che si è rivolto a Contramianto per essere assistito e denunciare quella malattia legata al lavoro. La scoperta impietosa della patologia ed il calvario della chemioterapia, un dolore che debilita non solo il fisico ma anche la mente perché ti domandi se lavorare per vivere sia stata la scelta giusta se poi la conseguenza è il cancro.
Salgono così a 473 i casi di mesotelioma censiti a Taranto dal ReNaM COR Puglia, il Registro Nazionale Mesotelioma, dato che conferma purtroppo come la provincia jonica sia un’area ad alto rischio per la salute. Questa ennesima patologia asbesto-correlata che si aggiunge alle migliaia di malattie professionali legate all’amianto e alle sostanze inquinanti che hanno colpito i lavoratori dell’ILVA e dell’indotto, ripropone la necessità di intervenire urgentemente tutelando la salute di lavoratori e cittadini. Le conferme che arrivano dagli studi epidemiologici delle aree inquinate come Taranto, con eccessi di neoplasie anche nei più giovani con il +9% di tumori tra bambini e ragazzi, impone scelte risolutive che fermino le emissioni nocive. Il territorio jonico vittima delle esposizioni a sostanze tossiche dove la popolazione ha subito irrimediabili danni alla salute fuori della fabbrica e nella fabbrica in cui i cancerogeni hanno agito in sinergia ampliando gli effetti, una escalation di malati e morti, può essere interrotta solo bloccando le fonti inquinanti.
Mentre intorno ai tavoli romani si discute sul futuro di Taranto e del siderurgico, gli operai della fabbrica e i cittadini continuano ad ammalarsi e a morire. Gli esposti all’amianto e cancerogeni riguardano decine di migliaia di lavoratori dell’ILVA di Taranto, il siderurgico dove ancora a fine 2016 erano presenti quasi quattromila tonnellate di amianto, 3685 tonnellate di amianto friabile e 108 tonnellate di amianto compatto.
Contramianto e altri rischi onlus assiste quotidianamente i lavoratori e le loro famiglie vittime dell’amianto e dei cancerogeni, una esposizione ad inquinanti industriali ultradecennale che ha lasciato il segno nelle vite e nella salute. Eppure si sa che rischio zero solo per amianto zero, solo livelli zero di cancerogeni non espongono al rischio di sviluppare patologie tumorali, i limiti stabiliti per l’amianto ed in generale per i cancerogeni sono dei limiti non di sicurezza per la vita umana ma valori accettati per la produzione industriale, livelli di esposizione per i quali si è consapevoli che un certo numero di operai si ammalerà o morirà il prezzo da pagare in termini di morti e ammalati per ottenere profitto economico. Bisogna fermare la strage di vittime innocenti, bisogna bloccare le fonti inquinanti dell’ILVA di Taranto e delle industrie del territorio jonico, è doveroso che le istituzioni intervengano e lo facciano adesso.
articcolo mandato da un operaio dell’ILVA e preso dalcorriereditaranto.it

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