Giornale, Numero 22 del 22 giugno 2018

Marchionne e il piano. I sindacati garanti e lo stato pagatore.

  Il Padrone (Marchionne) e il Piano. Marchionne e la FCA a Pomigliano, per 10 anni, con l’accordo dei sindacati collaborazionisti e il finanziamento dello stato “pagatore” ha tenuto fuori […]

 

Il Padrone (Marchionne) e il Piano.

Marchionne e la FCA a Pomigliano, per 10 anni, con l’accordo dei sindacati collaborazionisti e il finanziamento dello stato “pagatore” ha tenuto fuori dalla fabbrica a metà stipendio, con la cassa integrazione pagata dallo stato, metà degli operai di Pomigliano mentre l’altra metà è stata consumata in fabbrica oltre ogni misura per produrre la Panda. Ora la Panda non garantisce abbastanza profitti al padrone e si cambia. Lo stabilimento sarà destinato a nuove produzioni di segmento superiore. Se e quanto queste produzioni, come è stato per la Panda garantiranno un salario agli operai non è dato sapere, Quello che si sa è che il padrone ha chiesto la cassa integrazione per riorganizzazione per tutti i dipendenti che in queste ore i sindacati collaborazionisti hanno sottoscritto e lo stato pagatore continuerà a finanziare.

I sindacati “garanti”

I sindacati collaborazionisti, firmano e continueranno a firmare con l’idea che al padrone vanno garantite le condizioni per fare il suo profitto. Perché senza profitto il padrone ha tutto il diritto di chiudere e lasciarci per strada. Con questo ricatto, questa spada di Damocle sulla nostra testa, si fanno garanti nei confronti del padrone della nostra sottomissione. Ci convincono che non ci sono altre strade che abbassare la testa è farsi sfruttare senza fiatare e se il padrone non ha più bisogno di noi si accordano per buttarci fuori dalla fabbrica, sempre senza fiatare, isolati e dispersi con la miseria della cassa integrazione se non del licenziamento. Il sindacato “garante” finché riuscirà a svolgere questo ruolo, finché riuscirà a garantire la pace sociale, l’isolamento degli operai combattivi, avrà garantito dal padrone, per i capi e capetti che rappresenta in fabbrica un trattamento di riguardo

Lo stato “pagatore”

Lo stato che non ha i soldi per le spese essenziali, lo stato dei tagli e dei vincoli di bilancio, quando si tratta di levare la patata bollente al padrone di come gestire migliaia di licenziamenti, di come evitare che gli operai rimangano uniti di fronte al padrone in fabbrica, in buona sostanza, di renderlo libero di buttarci fuori quando non gli serviamo più evitandogli qualsiasi costo sociale ed economico, mette subito mano alla tasca e finanzia il padrone, pagandoci quella miseria della cassa con la collaborazione dei sindacati collaborazionisti.

I padroni, lo stato, i sindacati collaborazionisti hanno tutto l’interesse a che gli operai, se ne tornino a casa piuttosto che si organizzino, che rimangano schiacciati in una condizione di povertà, ognuno a casa sua lontani dai cancelli della fabbrica.

Però, a questo punto, noi operai ci dobbiamo porre il problema.

Possiamo continuare a restare al carro dei padroni, del sindacato “garante” e dello stato “pagatore”, accettare la pace sociale di chi ci vuole sfruttati e sottomessi per difendere i propri interessi.

Possiamo ancora accettare che, dopo essere stati consumati sulle catene oltre ogni limite, accentando qualsiasi ricatto in cambio del salario, accettando che la metà di noi venisse condannata alla miseria della cassa e che i nostri compagni più combattivi fossero buttati fuori, il padrone ci riproponga lo stesso ricatto della necessità di buttarci fuori dalla fabbrica perché siamo troppi per le produzioni che a lui adesso fanno fare il profitto? Possiamo ancora accettare che il sindacato continui firmare accordi per buttarci fuori dalle fabbriche? Possiamo ancora accettare che lo stato finanzi i padroni per buttarci fuori dalle fabbriche?

Forse è arrivato il momento di capire che nessuno ci difende, nessuno ci rappresenta. Forse è arrivato il momento di chiedere il conto.

P.S.

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