Giornale, Numero 18 del 18 giugno 2018

Il razzismo contro i migranti è un attacco a tutti gli operai

Caro Operai Contro più di 5 milioni di immigrati regolari in Italia, superano i 6 milioni con gli irregolari, in maggioranza sono operai, e fanno parte degli oltre 8 milioni […]

Caro Operai Contro

più di 5 milioni di immigrati regolari in Italia, superano i 6 milioni con gli irregolari, in maggioranza sono operai, e fanno parte degli oltre 8 milioni di operai in Italia.

Ma non è solo questione di numeri, vediamo alcune brevi considerazioni.

Il razzismo di Salvini muove dalla falsità per la quale le disuguaglianze sociali, non sarebbero prodotte dal sistema sociale organizzato per garantire i profitti a padroni, alle banche, ai bottegai grandi e piccoli. Ossia per garantire a tutti coloro che hanno interesse a sostenere qualsiasi forma politica, compreso razzismo e fascismo, pur di realizzare profitti, costi quel che costi sugli operai e i meno abbienti.

Per il proprio tornaconto a spese degli operai e strati sociali deboli, ai razzisti fa comodo credere che la condizione degli sfruttati, dei poveri, dei disagiati e degli emarginati, sia una condizione frutto di una loro libera scelta, quindi una “colpa” da espiare nei confronti della società.

Salvini non il solo e non da ora, ha cominciato a far espiare la colpa agli immigrati, cioè a quella parte di forza lavoro talmente debole, da rischiare di affogare con un barcone, pur di sfuggire alla fame e alla miseria.

Quello dei razzisti è un attacco a tutta la forza lavoro, in quanto rende ancor più ricattabile la sua parte meno organizzata e più indifesa, ed indebolisce tutti gli operai se questi non si organizzano.

Salvini in nome del nazionalismo, vorrebbe proprio che al grido dell’italianità, una parte della forza lavoro si schieri contro l’altra parte. Una trappola molto pericolosa, in cui gli operai non devono cadere.

Il ministro degli Interni Salvini, come un saltimbanco sulla pubblica piazza strepita: “Prima i nostri”, dando ad intendere che sostenendo la caccia agli immigrati, i finanziamenti “risparmiati” destinati a loro, sarebbero spesi per finanziare i “nostri”.

I “nostri” chi? Forse Salvini intende cancellare il Jobs act e la legge Fornero, che abolendo l’articolo 18 hanno introdotto i licenziamenti facili per tutti gli operai e lavoratori in Italia? Non ci risulta che il governo Conte abbia questo in programma.

I “nostri” chi? Forse Salvini vuole abolire l’occupazione precaria e la giungla di contratti atipici che ne dettano le regole? Anche questo non ci risulta.

I “nostri” chi? Non certo i braccianti che continuano una condizione di schiavitù, nel lavoro nei campi e vivendo in ghetti di baracche. Anche qui il governo Conte non ha misure al riguardo.

I “nostri” chi? Non certo gli operai dell’Ilva per i quali Salvini e Di Maio hanno subito dichiarato che l’Ilva “deve” ripartire, senza precisare se saranno cancellati i licenziamenti; con quale livello salariale e normativo; quale tipo di bonifica verrà fatta per eliminare il rischio di infortuni e malattie professionali; quale misure verranno prese per l’inquinamento in città, a partire dal quartiere Tamburi.

I “nostri” chi? Non certo i ciclofattorini per i quali Di Maio si sta prodigando perché abbiano un “salario minimo” e siano “regolarizzati”, in modo che possano continuare a lavorare con salari da fame, ma nessun potrà più dire che sono “irregolari”.

E potremo continuare con gli esempi, ma è chiaro che i “nostri” intesi da Salvini, non sono certo gli operai e i lavoratori, bensì i padroni e i bottegai grandi e piccoli e tutti i parassiti legati a loro.

Il razzismo contro i migranti è un attacco a tutti gli operai.

Saluti Oxervator

Allego l’aforisma di Bertolt Brecht

 “ Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

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