Giornale, Numero 24 del 24 febbraio 2018

Amazon: ogni giorno si alza l’asticella della produttività

Caro Operai Contro, a leggere “gli operai pensano e i robot lavorano”, gli strati sociali sopra gli operai, e quanti non hanno mai visto e tantomeno lavorato in fabbrica, penseranno […]

Caro Operai Contro,

a leggere “gli operai pensano e i robot lavorano”, gli strati sociali sopra gli operai, e quanti non hanno mai visto e tantomeno lavorato in fabbrica, penseranno che con le nuove tecnologie gli operai non sono più sfruttati perché sarebbero i robot a lavorare. Ma i robot liberano del tempo di lavoro, e il padrone chiede agli operai di fare più “pezzi”. In questo modo diminuisce il tempo di lavoro che serve a produrre l’equivalente del nostro salario, e nel contempo, aumenta il tempo di lavoro che lavoriamo gratis per il padrone, ossia aumenta il nostro sfruttamento. Anche l’articolo in questione alla fine è costretto a constatare che “ i controlli sui livelli di produttività ci sono già e sono ferrei. A inizio turno, durante un apposito briefing, si stabiliscono gli obiettivi da raggiungere. E l’asticella deve necessariamente alzarsi ogni volta: migliorare sempre e non accontentarsi mai è il messaggio destinato ogni giorno a chi è assunto in Amazon, mentre i pacchi sfrecciano, uno dopo l’altro, su chilometri e chilometri di nastri”. Lo sfruttamento degli operai s’intensifica ogni volta che “si alza l’asticella della produttività”.

Saluti operai

 

Articolo tratto da Roma Today 21 febbraio 2018

Dentro lo stabilimento Amazon di Passo Corese, dove gli operai pensano e i robot lavorano

Siamo entrati nel centro di smistamento di Passo Corese, nel comune di Fara Sabina. Impianto avviato a settembre 2017 e che copre tutto il territorio del centro sud Italia

Abbiamo potuto vedere da vicino come funziona il processo produttivo con la quale l’azienda leader mondiale dell’e-commerce riceve, stocca, ed invia migliaia di prodotti ogni giorno. Una filiera che si regge fortemente sulla tecnologia con la quale le “torrette” di magazzino si muovono in maniera automatizzata verso l’operatore addetto allo stoccaggio, per poi organizzare e gestire gli ordini da inviare all’imballaggio, e infine alla spedizione.

Ad introdurci sul sistema che regge lo stabilimento del reatino, grande 65mila metri quadri e con 400 dipendenti assunti a tempo indeterminato, sono il general manager di Amazon Italia, Tareq Rajjal, e il responsabile delle risorse umane, Salvatore Iorio.

Dal monitoraggio qualità allo stoccaggio alla spedizione. Ecco come funziona, in Italia, il cuore della più grande azienda mondiale di e-commerce.

Scaffali gialli si muovono sulle ruote di mini robot, raggiungendo da soli il dipendente che così stocca, quasi senza muoversi, decine di migliaia di prodotti pronti al clic. Una grande novità tecnologica del centro di distribuzione Amazon di Passo Corese, aperto a settembre per servire l’area del centro-sud Italia. E da oggi, è la notizia, visitabile da chiunque su appuntamento. Esperti di logistica, semplici cittadini del territorio, famiglie con bambini. Il calendario di febbraio è già sold out. “Apriamo le porte a tutti, è questa la nostra politica” spiegano i responsabili, forti del successo registrato con la stessa iniziativa nel magazzino di Castel San Giovanni a Piacenza, altro cuore pulsante dell’azienda insieme al centro di Vercelli, dove “abbiamo toccato i cinquemila visitatori in un anno”.

Sessantacinquemila metri quadrati di deposito nel verde della campagna reatina, con logo giallo e nero ben in vista. E, per chi dovesse perdersi, anche la strada è dedicata al colosso di Seattle: via Amazon. Centocinquanta milioni di euro di investimenti e 400 dipendenti che – è la promessa – triplicheranno in tre anni, per gestire il viaggio di un fiume di oggetti che 7 giorni su 7, 24 ore su 24, attraversa senza interruzioni il magazzino di Passo Corese. Deposito, stoccaggio, imballaggio, spedizione. Tutto su 25 chilometri di nastri rotanti che trasportano merce di ogni tipo in giganteschi open space, pulitissimi e iper ordinati. Ci fa strada il general manager Tariq Rajaal, illustrandoci man mano le diverse fasi di lavoro, i compiti affidati ai dipendenti, lo spirito che anima l’azienda di Jeff Bezos, Mister Amazon con un patrimonio record che ha superato quello di Bill Gates.

Il tour tra pacchi, nastri e “robottini”

Si parte al primo piano con il deposito dei pacchi da parte dei rivenditori, in quello che viene denominato “inbound”. “Qui i lavoratori scartano i contenitori e dopo aver effettuato un attento monitoraggio qualità e aver registrato gli articoli nuovi (quelli che Amazon gestisce per la prima volta), separano il tutto in ceste di plastica che raggiungeranno a 9 chilometri orari il secondo piano del deposito” spiega Rajaal. Qui avviene lo stoccaggio, con importanti novità sul piano tecnologico. Protetti da una grata invalicabile, dei piccoli robot che sorreggono torri fatte di scaffali sfrecciano da una parte all’altra raggiungendo i dipendenti, fermi alle loro postazioni, pronti a impilare la merce destinata poco dopo a comparire su Amazon.it.

Sempre da qui la parte di merce già ordinata viene avviata alla spedizione e torna al primo piano per la fase dell’imballaggio. E’ il sistema informatico a indicare la scatola più adatta alle misure del pacco, il dipendente provvede poi a mano al confezionamento del prodotto. Anche se, spiega Rajaal, la tendenza è a limitare il più possibile lo spreco di materiale. “Già ad alcuni clienti il prodotto arriva nella sua scatola originale”. Si cerca di allinearsi alle politiche ambientaliste del settore, sempre più stringenti. Nell’elenco degli elementi di cui vantarsi ci sono “le emissioni di Co2 inferiori del 35 per cento rispetto a un edificio di uguali dimensioni e con stessa destinazione d’uso”. Insieme ai pannelli fotovoltaici e alle colonnine di ricarica per le auto nel parcheggio.

Una filiera dove niente sembra andare storto quella di Passo Corese. Tutto perfettamente coordinato e oliato. Ma sull’azienda si sa, sono esplose diverse polemiche legate alle condizioni di lavoro dei dipendenti e al loro trattamento. Nel centro del reatino sono impiegati ad oggi 400 persone con contratti a tempo indeterminato, regolati dal CCNL (contratto collettivo nazionale) del settore metalmeccanici. Tre turni di otto ore con mezz’ora di pausa retribuita per il pasto (6-14, 14.30-22.30, 23-6), come da normativa.

L’azienda però ha un business stagionale. “Inutile nasconderselo” chiarisce Rajaal. Nei picchi di vendite, su tutti quello natalizio con i super sconti del “black friday”, alla squadra servono rinforzi. “Siamo arrivati sotto le feste a 1800 contratti a somministrazione” spiega Salvatore Iorio, responsabile delle risorse umane. Quanti di questi vengono confermati e stabilizzati? “Abbiamo già fatto altri 50 contratti a tempo indeterminato. Entro tre anni arriveremo a 1200 unità. Vogliamo creare gruppi di lavoratori stabili”. Restano i dubbi sulle condizioni di lavoro, troppo stressanti sia sul piano fisico che psicologico secondo le rappresentanze sindacali di tutto il mondo (lo scorso 24 novembre il primo sciopero in Amazon Italia nel centro di Castel San Giovanni).

Le battaglia sindacali e le polemiche

“A Piacenza abbiamo avviato un confronto importante” dichiara ancora Iorio, garantendo la massima apertura ai sindacati, cosa che invece, fuori dal nostro Paese, non sembra essere la prassi. E il braccialetto elettronico? I dirigenti confermano quanto già emerso: “E’ solo un brevetto, un pezzo di carta, non è mai stato neanche prodotto”. L’intento poi, spiegano ancora, “non era quello di controllare il lavoratore, ma di facilitarne le mansioni nella scannerizzazione dei prodotti”. Anche perché i controlli sui livelli di produttività ci sono già e sono ferrei. A inizio turno, durante un apposito briefing, si stabiliscono gli obiettivi da raggiungere. E l’asticella deve necessariamente alzarsi ogni volta: migliorare sempre e non accontentarsi mai è il messaggio destinato ogni giorno a chi è assunto in Amazon, mentre i pacchi sfrecciano, uno dopo l’altro, su chilometri e chilometri di nastri. Per soddisfare le richieste del nuovo mercato con i suoi pro e i suoi contro: avere tutto il possibile, e averlo senza muoversi da casa.

1 Comment

  1. Traduco e sintetizzo: Il problema non sono i robot, né il tempo di lavoro.
    Il problema sono i padroni. Liberiamocene.

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