Giornale, Numero 6 del 6 febbraio 2018

GLI OPERAI NON VOTANO

Operai: il 4 marzo 2018 la dittatura economica capitalista ci chiama al voto, ci vogliono fare credere che con un voto possiamo decidere il nostro destino di sfruttati. Il 4 […]

Operai: il 4 marzo 2018 la dittatura economica capitalista ci chiama al voto, ci vogliono fare credere che con un voto possiamo decidere il nostro destino di sfruttati. Il 4 marzo è la diciottesima volta che la borghesia ci fa votare dal 1948 al 2018. Dopo la caduta del fascismo per mano soprattutto degli operai con le lotte fatte nel 1943 e la resistenza armata, la borghesia composta dai padroni che sotto il fascismo si erano arricchiti ancora di più (nel 1960 su 64 prefetti di prima classe 62 erano stati funzionari degli interni durante la dittatura, su 135 questori 120 avevano fatto parte della polizia fascista) per fermare la volontà degli operai, che non si accontentavano di essersi liberati del fascismo, ma volevano costruire una società senza padroni, mise in torno a un tavolo i partiti che si vantavano di aver partecipato alla caduta del fascismo. (Operai, ieri come oggi i tavoli servono per addomesticare la volontà di lotta degli operai). E ciò per dare alla nascente repubblica borghese una parvenza di democrazia, dotandosi di una costituzione che sanciva per legge il dominio della dittatura capitalista. Sono settanta anni che ci prendono per il culo con la farsa del voto democratico, si sono inventati la Dx e la Sx per dividerci, i politicanti sono tutti dei lacchè al servizio dei padroni che li utilizza a secondo della fase che si vive. Operai, non lasciamoci ingannare dai ciarlatani della politica: per noi esistono i padroni che ci sfruttano, e ci considerano come una qualsiasi altra merce, una merce speciale però, l’unica che garantisca loro il profitto; quel profitto che in parte distribuiscono: ai politicanti, ai sindacati asserviti ma soprattutto a quell’apparato repressivo che è sempre pronto a difendere le istituzioni democratiche persino con le bombe (le stragi senza nessun colpevole chi se le ricorda?). Lottare contro i licenziamenti, fare i picchetti, ribellarsi ai ritmi insostenibili, ai salari da fame, alle morti sul lavoro, queste nostre lotte vengono represse con manganellate e galera e questa lor signori la chiamano democrazia. Operai, non andiamo a scegliere il dittatore di turno al servizio dei padroni, ma astenersi non è sufficiente perché questi ci sottomettono anche con 1/100 dei voti. Operai, noi abbiamo una forza che nessuno stato “democratico”, nessuna dittatura fascista può fermare, il nostro compito principale è quello di riconoscersi come classe e organizzarci in modo indipendente: costruire il PARTITO OPERAIO è un passaggio indispensabile, perché i padroni pur di non perdere i loro privilegi sono disposti a tutto: quanti operai sono morti massacrati per mano dell’apparato repressivo nelle piazze sotto la dittatura economica borghese? Quanti operai davanti alle fabbriche vengono manganellati, arrestati e denunciati? La loro unica colpa è quella di difendere il posto di lavoro. Nessuna società è cambiata con il voto: la piccola borghesia sinistrata, rovinata dalla crisi, con i suoi paroloni infarciti di retorica RIVOLUZIONARIA ci prende per il culo e spera che noi ci turiamo il naso e andiamo a votare. Operai, asteniamoci e organizziamoci, la crisi in cui versa il sistema capitalista è una crisi storica, solo con una guerra i padroni la possono risolvere e nel passato non si sono fatti scrupolo di scatenarla a livello mondiale mandando al massacro milioni di sfruttati in una guerra fratricida. Guardiamoci in faccia e intorno, noi e le nostre famiglie viviamo una vita fatta di stenti e privazioni, le vetrine e i piazzali sono piene di merce da noi prodotte, ma noi non possiamo accedervi perché il misero salario non ci permette di sopravvivere dignitosamente: questa è la vita che i padroni ci fanno fare sotto la dittatura economica capitalista. LIBERIAMOCI DELLE CATENE, LA SCHIAVITU’ DEL LAVORO SALARIATO E’ UNA CONDIZIONE CHE NON POSSIAMO ACCETTARE, PER NOI E PER LE FUTURE GENERAZIONI.

A.L.

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