Giornale, Numero 23 del 23 maggio 2018

Quando la sinistra diventa nazional-populista: a proposito di un’intervista a Giorgio Cremaschi

Per il dibattito La recente intervista rilasciata da  Cremaschi sulla lista “Potere al popolo” incentrata sulla questione del programma propone prima di tutto  la questione della rottura dell’Europa: Cremaschi afferma […]

Per il dibattito
La recente intervista rilasciata da  Cremaschi sulla lista “Potere al popolo” incentrata sulla questione del programma propone prima di tutto  la questione della rottura dell’Europa: Cremaschi afferma rispetto a questo : “Lavoro, Welfare e diritti sociali possono tornare protagonisti in questo paese solo con la rottura chiara con Bruxelles”… “Deve essere chiaro come premessa che noi siamo l’unica forza politica che nel programma indica la rottura con l’Unione Europea”…” Ad oggi siamo l’unica forza politica che ha un programma chiaro per punti e che ha identificato con altrettanta chiarezza quali sono i nemici che si devono combattere per applicarlo: le corporazioni transnazionali, l’Unione europea e la NATO”… “rimango fermamente convinto che sia necessario ritornare alla sovranità monetaria. Del resto, il nostro programma economico pone al centro la nazionalizzazione della Banca d’Italia… e il ritorno ad un forte controllo pubblico dell’economia”.. “Il nostro è il programma più sovrano che esiste sul panorama politico italiano” La nazione è il popolo…Solo in quello strano paese che è l’Italia tutto questo ha assunto connotati di destra”…”Le migrazioni si fermano quindi, anche qui, attaccando i veri nemici: Unione Europea e Nato”.
Successivamente Cremaschi affronta il problema della  Nato e della guerra : “l’Italia è un paese canaglia per colpa della NATO, violiamo il nuovo Trattato Onu installando armi atomiche di nuova generazione, costruite per essere utilizzate ecco la novità rispetto a quelle presenti in passato. E’ una politica di criminali”.
Per finire la questione del lavoro e del blocco sociale: “Cosa propone la lista del popolo? L’abbattimento totale del sistema attuale con la cancellazione immediata di una serie di provvedimenti: Legge Fornero, Buona scuola con l’alternanza scuola lavoro gratis, il Jobs Act e i suoi precedenti (dalla legge Treu). Il punto di partenza immediato è la lotta allo sfruttamento. Gli sfruttati devono riprendersi in mano la loro vita. Anche e soprattutto questo è Potere al popolo”… “Bisogna costruire un blocco sociale d’intesa che sappia unire gli sfruttati tutti, i poveri e coloro che subiscono le oppressioni di questo sistema. Badate bene: questo sistema per mantenersi in vita ha bisogno di mettere uno contro l’altro il pensionato con l’artigiano, la partita Iva con il dipendente pubblico. Il popolo insieme può uscire da questa gabbia e per questo bisogna lavorare per un blocco sociale”.
Cremaschi espone inoltre in modo sintetico gli obiettivi generali e la funzione della Lista: “Nasce una lista diversa da tutte le altre, che si propone di organizzare il popolo oppresso e sfruttato ben oltre la scadenza elettorale. La passività di fronte alle ingiustizie è davvero l’elemento più forte della società attuale. Ed è proprio su questo che vorrei essere molto chiaro: il voto non è che un primo passo di per sé del tutto insufficiente. Serve modificare i rapporti di forza che oggi si sono strutturati nella nostra società e per farlo dobbiamo riorganizzare la lotta popolare contro i padroni interni ed esterni. Per questo è nata Potere al popolo”.
Da chi è composta la Lista “Potere al popolo” ? Si va da pezzi minoritari provenienti da Sel al PRC, da aree rilevanti dei sindacati di base firmatari dell’accordo liberticida sulla rappresentanza nei posti di lavoro del  10 gennaio 2014 alla Rete dei Comunisti e ad altre forze della piattaforma  Eurostop sino, appunto, all’ex OPG (promotore della lista) di Napoli ed a varie altre realtà politiche, sociali e di movimento. Il tutto, tra l’altro, con l’appoggio del quotidiano “Il manifesto” che da anni  è puntualmente al servizio delle varie operazioni volte alla “ricostruzione politica e sociale della sinistra”. Nel loro insieme queste forze si definiscono “sinistra radicale anticapitalistica”.

Per quanto il programma di questa Lista non sia certo nel complesso una novità,  è la prima volta che viene formulato come proposta di programma unitario da parte di un insieme variegato di forze che sino a poco tempo fa, pur in termini approssimativi e generici, si poteva ancora definire “sinistra riformista”. C’è oggi un salto qualitativo che si riflette nell’insistenza e nella radicalità con cui si pone di fatto al centro del programma l’indicazione dell’uscita dall’Europa.
L’UE è sostanzialmente indicata come principale responsabile delle controriforme del lavoro, della devastazione dello Stato sociale e del ridimensionamento della “rappresentanza democratica”, dell’accentuazione delle politiche militariste ed imperialiste dell’Italia nel continente Africano. I processi di privatizzazione, come per es. quello della Banca d’Italia, vengono visti come espressione della subordinazione ai diktat dell’UE. Si propone quindi, in questo quadro, imperniato sulla necessità della rottura dell’Europa, l’annullamento della riforma Fornero e del jobs act, la nazionalizzazione della Banca d’Italia e delle principali industrie, l’uscita dalla Nato ecc.

La concezione di fondo è sempre la stessa, ormai trita e ritrita, secondo cui la “globalizzazione neo-liberista” diminuirebbe i margini di manovra sul piano economico-monetario e ridimensionerebbe  il sistema della “rappresentanza democratica” degli stati nazionali. Il capitalismo sarebbe mutato profondamente diventando un sistema sostanzialmente usuraio di oppressione e sfruttamento fondato sulle “corporazioni transnazionali” e sulle banche.  Diventerebbe quindi, di conseguenza, necessario, al fine di un miglioramento delle condizioni di vita delle masse e di un recupero di “democrazia rappresentativa”, riproporre con forza la questione della “sovranità nazionale” intesa come “potere del popolo”  di decidere  in materia di rappresentanza democratica, politica economica e monetaria, politica estera ecc.

Questa concezione può essere definita sinteticamente come la proposta di un’alternativa populista di sinistra. Di fatto è una forma di nazional-populismo verniciata di riformismo sociale e di liberalismo democratico.

La concezione di fondo che ispira questo “nazional-populismo” di sinistra si fonda sulle seguenti aberrazioni relative all’economia, alla teoria politica ed alla storia passata ed in atto:

1)      Si tralascia di citare e di indicare  qual è, in Italia, il nemico principale dei lavoratori salariati e delle masse popolari,  ossia quella borghesia italiana (circa il 20% della popolazione compresa la piccola borghesia privilegiata inevitabilmente reazionaria) che nella sua organica connessione con il capitale internazionale (e cioè con gli USA questa o quella potenza imperialista europea) esercita in Italia il suo dominio economico, politico, militare e culturale sulla maggioranza della popolazione.
2)      si “dimenticano” quindi le classi sociali in Italia e si sostituisce il concetto generico di popolo a quello di proletariato e di egemonia proletaria,  in questo modo il populismo si coniuga con il neo-corporativismo che nega la lotta di classe,
3)      si “nega” che il capitalismo si fondi sul lavoro salariato e ci si inventa un capitalismo finanziario senza padroni, senza estorsione di plusvalore e senza rendite urbane ed agricole ecc., in sostanza si propone una visione del Capitale come “moderno capitale usuraio” cosa che finisce per corrispondere alle comuni teorie e concezioni “romantico-anticapitaliste” dell’estrema destra,
4)      si nega conseguentemente che il capitalismo italiano sia un paese imperialista sotto il profilo dell’intero sistema e funzionamento economico e quindi si usa il termine “imperialista” solo per indicare una politica di guerra,
5)      si nega che l’imperialismo italiano sia un imperialismo di tipo particolare e cioè debole e quindi conseguentemente attraversato da profonde contraddizioni che spingono la borghesia italiana a cercare una soluzione della crisi nel “corporativismo”, nel fascismo e nell’espansionismo imperialista,
6)      si nega che l’imperialismo italiano sia un imperialismo  prepotente e aggressivo che opera negli spazi marginali che gli USA e le principali potenze europee, la Cina e la Russia, lasciano aperti per la sua iniziativa,
7)      si nega che l’imperialismo italiano sia dipendente dalle principali potenze europee e dagli USA nel senso preciso per cui, in cambio di ulteriori profitti per la propria borghesia, questo imperialismo è pronto a garantire, contro il proletariato e le masse popolari italiane, anche gli interessi altrui oltre ai propri,
8)      si confondono ulteriormente i lavoratori spostando il problema dall’organizzazione della lotta di classe alla questione della richiesta della nazionalizzazione della banca d’Italia e delle principali industrie del paese, e questo come se non si sapesse che  in Italia si passa, di volta in volta (come dimostra la storia economica degli ultimi secoli) dalle nazionalizzazioni alle privatizzazioni con l’unico scopo di garantire profitti  ai padroni a scapito degli operai e dei lavoratori salariati,
9)      si nega, infine, che il capitalismo italiano, sia fondato sulla fusione tra economia e Stato (cioè di fatto sul “capitalismo monopolistico statale”), ossia essenzialmente sulla fusione tra monopoli privati e pubblici ed il potere politico statale,  il tutto con una relativamente vasta “società civile” di contorno fatta di istituzioni, partiti, sindacati, Chiesa cattolica ed apparati egemonici, associazioni ed organismi vari, dedita alla costruzione del consenso reazionario, ossia dedita a corrompere, imbrogliare, abbruttire, manipolare, dividere, frammentare e passivizzare, le larghe masse proletarie e popolari.

Quindi è da imbroglioni politicanti, degni eredi della CGIL di Lama, del PCI di Berlinguer, e del PRC di Bertinotti,   affermare che la situazione dei lavoratori e delle masse popolari italiane sia essenzialmente dovuta all’Europa e che la rottura dell’Europa garantirebbe un recupero di “sovranità nazionale” a loro vantaggio.

Oggi non siamo però negli anni di Lama, Berlinguer o Bertinotti, ed oggi ricalcare le loro orme, non ha lo stesso significato di allora. Oggi le posizioni di G.Cremaschi, di Eurostop e di Potere al Popolo, rappresentano la scelta di chi cede alle crescenti pressioni della borghesia imperialista italiana e delle forze politiche fasciste, fascio-populiste (M5S) e modernamente social-fasciste (PD), perché il fatto di non-cedere a queste pressioni significherebbe inevitabilmente il doversi assumere la responsabilità e l’onere di lavorare alla costruzione di una prospettiva rivoluzionaria e di classe. Oggi la situazione è mutata dai tempi di Bertinotti proprio per il fatto che nella situazione economica, sociale e politica è inscritta ormai la biforcazione tra la strada che porta al fascismo ed alla guerra imperialista e quella che invece porta alla rivoluzione proletaria e popolare.  Chi cerca di stare in mezzo contribuisce, come risulta evidente dalle aberrazioni politiche e culturali di Cremaschi, ad alimentare proprio al primo ramo della biforcazione.   Di fatto quindi sceglie di operare all’interno della “società civile” ed in questo senso all’interno dello Stato reazionario. Sceglie cioè di concorrere e competere all’interno dello Stato con le altre frazioni della borghesia, in rappresentanza di certe frazioni della piccola borghesia intellettuale privilegiata e dell’aristocrazia operaia e dei servizi.  A tale scopo è essenziale la presenza nel sistema della “rappresentanza democratica”. La teoria della costruzione del blocco sociale tramite la partecipazione al sistema della “rappresentanza istituzionale” posta al centro da Potere al popolo significa essenzialmente questo: promuovere la mobilitazione delle masse minandone e depotenziandone a priori gli esiti al fine di convogliare ed indirizzare il tutto in una dinamica istituzionale e movimentista. Dinamica  che non garantisce nessun avanzamento reale e nessuna conquista per gli operai e le masse popolari mentre contemporaneamente contribuisce a fare confusione, ad illudere ed a ostacolare la via dell’organizzazione economica, politica ed ideologica di classe nella prospettiva della costruzione ed affermazione rivoluzionaria di un nuovo Stato.

Slai cobas (per la coscienza di classe)

1 Comment

  1. “…Oggi la situazione è mutata dai tempi di Bertinotti proprio per il fatto che nella situazione economica, sociale e politica è inscritta ormai la biforcazione tra la strada che porta al fascismo ed alla guerra imperialista e quella che invece porta alla rivoluzione proletaria e popolare. Chi cerca di stare in mezzo contribuisce, come risulta evidente dalle aberrazioni politiche e culturali di Cremaschi, ad alimentare proprio al primo ramo della biforcazione…”
    Bene, perfetto! Cominciamo con i “nuclei operai di contropotere” sul territorio ?

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