Giornale, Numero 1 del 1 dicembre 2017

PENSIONI, SINDACALISTI VENDUTI E PROCESSIONI INCONCLUDENTI

COMUNICATO DEL PARTITO OPERAIO Fra i pensionati ci sono le classi. Non tutti i “lavoratori” arrivano alla pensione nelle stesse condizioni. Dirigenti, funzionari statali, impiegati medio alti escono dal lavoro […]

COMUNICATO DEL PARTITO OPERAIO

Fra i pensionati ci sono le classi. Non tutti i “lavoratori” arrivano alla pensione nelle stesse condizioni.

Dirigenti, funzionari statali, impiegati medio alti escono dal lavoro ancora in buone condizioni, gli operai ne escono consumati, avvelenati. La statistica parla chiaro, gli operai vivono in media 7-8 anni meno delle altre classi.

Sostenere un aumento dell’aspettativa di vita per aumentare l’età di accesso alla pensione, è per gli operai una tragica truffa. In sostanza si vuol ridurre il periodo di sopravvivenza fra l’uscita dal lavoro e la fine vita per risparmiare sulle pensioni. Per gli operai la realtà diventa: più anni a farsi conciare la pelle nelle fabbriche e nei cantieri, nei magazzini e meno anni di pensione a causa dei danni alla salute accumulati nel lavoro sfruttato. Il livello delle pensioni sempre più basso, una vita con salari da fame, una vecchiaia con pensioni miserabili.

“Sistema pensionistico da salvaguardare, debito pubblico fuori controllo, non ci sono i soldi” tutte fandonie. Solo a soffermarci sul sistema pensionistico risulta chiaro che ogni classe si è garantita una pensione adeguata a quello che chiamano il proprio tenore di vita. Ai borghesi pensioni da borghesi, ricche senza limite né ritegno, agli operai pensioni da operai, nemmeno sufficienti per vivere degnamente. Le pensioni d’oro esistono ma non si possono toccare.

In questo quadro si discute col governo Gentiloni sull’innalzamento dell’età pensionabile.

I sindacati che dicono di rappresentare il mondo del lavoro siedono al tavolo. Primo incontro “opposizione”. Secondo incontro “approfondimento”. Terzo ed ultimo incontro “accordo”, “meglio questo che niente”. La Furlan e Barbagallo, CISL e UIL pronti alla firma, il loro è il mondo del lavoro degli impiegati medio alti, dei quadri, dei funzionari statali da scrivania, per questi l’età pensionabile può essere portata fino a 70 anni, reggono bene. I problemi sono sempre della CGIL, è più esposta verso gli operai e un accordo così vergognoso non si può firmare. Ma anche questo è un gioco ormai logoro. Un gioco delle parti.

Con la rottura con il governo sulle pensioni si sarebbe dovuto chiamare alla lotta direttamente gli operai, i più colpiti e dove farli agire se non nei luoghi di lavoro? Invece processioni, il sabato, senza scioperi, senza mordente. Ancora iniziative dei sindacalisti d’opposizione per salvarsi la faccia, ma chi salverà la vita agli operai condannati a lavorare fino a quasi 70 anni?

Gli operai stessi, sempre che siano ancora capaci di una qualche reazione.

Ma la situazione sta cambiando, nuovi giovani operai si vedono in giro nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro e questi che vedono la realtà senza ideologismi, fanno presto ad individuare i vari Furlan e Barbagallo, come marionette nelle mani di padroni e governo e capiscono subito che quelle della Camusso sono solo sceneggiate senza seguito. Tutta gente da spazzar via, da superare.

Vecchi operai, pieni di rabbia per un sistema che li ha rovinati e nuovi operai cha hanno già chiaro in che tipo di schiavitù sono costretti a lavorare, possono unirsi e lottare veramente, dar vita ad una ribellione di massa che faccia tremare tutti.

Altro che processioni.

Partito Operaio                                                                                                         26 novembre 2017

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