Giornale, Numero 14 del 14 novembre 2017

CHE FARE DI LENIN

Il buon risultato della pubblicazione delle cinque conferenze di Marx agli operai, ci spinge a proseguire nella pubblicazione per gli operai degli scritti fondamentali dei teorici del comunismo.Pubblichiamo la prefazione […]

Il buon risultato della pubblicazione delle cinque conferenze di Marx agli operai, ci spinge a proseguire nella pubblicazione per gli operai degli scritti fondamentali dei teorici del comunismo.Pubblichiamo la prefazione di Lenin allo scritto Che fare. Riteniamo che nel centenario della Rivoluzione di Ottobre è utile conoscere gli scritti che la prepararono

Il Che fare? fu scritto da Lenin tra la fine del 1901 e l’inizio del 1902, nella primavera di quest’anno egli scrisse la prefazione. Il libro uscì ai primi di marzo, per la casa editrice Dietz di Stoccarda.
Si ringraziano Mishù e i compagni di Rivoluzione Comunista
HTML mark-up per il MIA: Mishù, febbraio 2004.La traduzione è presa da internet https://www.marxists.org/italiano/lenin/1902/3-chefare/cf-index.htm

Prefazione

Problemi scottanti del nostro movimento

« … La lotta di partito dà a
un partito forza e vitalità; la
maggior prova di debolezza di un
partito è la sua dispersione e la
scomparsa di barriere
nettamente definite; epurandosi,
un partito si rafforza… ».

(Da una lettera di Lassalle a Marx,
24 giugno 1852).
Scritto dall’autunno 1901 al febbraio 1902.
Pubblicato per la prima volta
in volume nel marzo 1902.

Il presente opuscolo doveva, secondo il piano originario dell’autore, essere dedicato allo svolgimento particolareggiato delle idee espresse nell’articolo Da che cosa cominciare? (Iskra, n. 4, maggio 1901). E dobbiamo innanzi tutto scusarci col lettore per il ritardo con cui manteniamo qui la promessa fatta nell’articolo citato (e rinnovata in risposta a numerose richieste e lettere personali). Una delle ragioni di questo ritardo consiste nel tentativo, intrapreso nel giugno dell’anno passato (1901) di unificare le organizzazioni socialdemocratiche all’estero. Era naturale che si attendessero i risultati di quel tentativo, giacché, se fosse riuscito, si sarebbero forse dovute esporre le opinioni dell‘Iskra sull’organizzazione da un punto di vista un po’ diverso e, in ogni caso, un tale successo avrebbe consentito di metter fine molto rapidamente all’esistenza di due correnti nella socialdemocrazia russa. Il tentativo, come il lettore sa, è fallito e, come ci sforzeremo di dimostrare, non poteva finire diversamente dopo la nuova svolta del Raboceie Dielo (n. 10) verso l’economismo. È diventato assolutamente necessario impegnare una lotta decisiva contro questo orientamento vago, non ben determinato, ma appunto per questo più tenace e più suscettibile di rinascere sotto forme diverse. Perciò il piano primitivo dell’opuscolo é stato modificato e considerevolmente ampliato.

Tema principale dell’opuscolo dovevano essere le tre questioni poste nell’articolo Da che cosa cominciare? Cioè: le questioni del carattere e del contenuto essenziale della nostra agitazione politica, dei nostri compiti organizzativi e del piano per la creazione simultanea, da diverse parti, di un’organizzazione di lotta per tutta la Russia. Già da molto tempo, questi problemi interessano l’autore, che si é sforzato di sollevarli nella Rabociaia Gazieta, quando si é tentato, senza riuscirvi, di rinnovare le pubblicazioni (cfr. il cap. V). Ma la primitiva intenzione di limitarsi ad analizzare, nell’opuscolo, queste tre questioni e di esporre le proprie opinioni, per quanto possibile; in forma positiva, senza ricorrere o quasi alla polemica, é risultata del tutto irrealizzabile, e per due ragioni. Da un lato, l’economismo si è dimostrato molto più vitale di quanto non supponessimo (impieghiamo il termine economismo nel senso largo, e precisato nell’articolo dell’Iskra [n. 12, dicembre 1901] Un colloquio con i sostenitori dell’economismo, il quale costituisce per tosi dire il canovaccio del presente opuscolo). È ora fuor di dubbio che il dissenso sul modo di risolvere questi tre problemi si spiega in misura molto più grande con l’opposizione radicale di due tendenze nella socialdemocrazia russa che non con divergenze di dettaglio. D’altro lato, la perplessità dimostrata dagli economisti quando abbiamo esposto sull‘Iskra, basandoci sui fatti, le nostre opinioni, ha mostrato chiaramente che noi spesso parliamo due linguaggi completamente diversi e, quindi, non possiamo concludere nulla se non cominciamo ab ovo; che é necessario fare un tentativo di «chiarificazione» sistematica, la più popolare possibile, illustrata da esempi numerosi e concreti, con tutti gli economisti, su tutti i punti essenziali dei nostri dissensi. Mi sono deciso a questo tentativo di «chiarificazione», pur comprendendo perfettamente che esso accrescerà considerevolmente le dimensioni dell’opuscolo e ne ritarderà la pubblicazione, perché non vedevo nessun‘altra possibilità di mantenere la promessa fatta nell’articolo Da che cosa cominciare?. Alle scuse per il ritardo, devo perciò aggiungerne altre per i grandissimi difetti nella rifinitura stilistica dell’opuscolo: ho dovuto lavorare con la più gran fretta e, per giunta, sono stato frequentemente interrotto da ogni sorta di altri lavori.

L’analisi delle tre questioni sopra indicate costituisce ancora l’argomento fondamentale del volume, ma ho dovuto cominciare da due altre questioni più generali: perché una parola d’ordine così «innocua» e «naturale» come quella della «libertà di critica» é per noi un vero grido di guerra? Perché non possiamo intenderci nemmeno sulla questione fondamentale della funzione della socialdemocrazia di fronte al movimento spontaneo delle masse?

Inoltre, l’esposizione delle mie opinioni sul carattere e sul contenuto dell’agitazione politica si é trasformata in una chiarificazione della differenza fra la politica tradunionista e la politica socialdemocratica; e l’esposizione delle mie opinioni sui compiti organizzativi si è trasformata in una spiegazione della differenza tra il lavoro artigianesco, che soddisfa gli economisti, e l’organizzazione dei rivoluzionari che riteniamo indispensabile. Inoltre, insisto tanto più sul «piano» di un giornale politico per tutta la Russia in quanto le obiezioni sollevate contro di esso erano inconsistenti e non rispondevano alla questione fondamentale, posta nell’articolo Da che cosa cominciare?: come iniziare simultaneamente. da tutte le parti, la creazione dell’organizzazione che ci é necessaria? Infine, nella parte conclusiva dell’opuscolo spero di dimostrare che abbiamo fatto tutto quanto dipendeva da noi per prevenire la rottura definitiva con gli economisti, che ciò nonostante é apparsa inevitabile; che il Raboceie Dielo ha acquistato una particolare importanza, un’importanza «storica» , se volete, perché ha espresso nel modo più completo e con maggior rilievo, non già l’economismo conseguente, ma la confusione e gli ondeggiamenti chi costituiscono il lineamento caratteristico di tutto un periodo della storia della socialdemocrazia russa; che, per conseguenza, la polemica con questa rivista, per quanto a prima vista troppo ampia, ha la sua importanza, dato che non possiamo procedere innanzi senza liquidare definitivamente quel periodo.

Febbraio 1902.
N. Lenin

 

Lascia una risposta