Giornale, Numero 10 drel 10 novembre 2017

Da Ferdinando di Borbone, all’Industria 4.0

Caro Operai Contro, l’articolo del Sole 24 ore su San Leucio (Caserta) rileva che i posti di lavoro sono scesi da 1000 (mille) a 150 (centocinquanta) eppure sufficienti per dire […]

Caro Operai Contro,

l’articolo del Sole 24 ore su San Leucio (Caserta) rileva che i posti di lavoro sono scesi da 1000 (mille) a 150 (centocinquanta) eppure sufficienti per dire che « Il polo serico, nato nell’era della prima rivoluzione industriale, per opera di Ferdinando di Borbone, rinasce con la nuova rivoluzione 4.0». Dati alla mano, l’articolista del Sole 24 ore non può ripetere la storiella di Gentiloni, che in nome dell’Industria 4.0 regala fior di miliardi alle aziende, sostenendo che il finanziamento servirebbe a creare posti di lavoro. Ma i posti di lavoro sono scesi da 1000 a 150. I padroni hanno incassato i soldi dello Stato per modernizzare le aziende, coalizzarsi, registrare il marchio, mettersi in rete, per essere più forti sul mercato.

Con l’Industria 4.0, il livello dei profitti è del 2017. L’occupazione è tracollata da 1000 occupati a 150. L’industria di Ferdinando di Borbone contava più occupati.

Solo una rivoluzione operaia può cancellare la produzione per il profitto dei padroni, abolire lo sfruttamento degli operai, e organizzare un diverso modo di produzione, finalizzato ad un nuovo modello sociale.

Saluti Oxervator

 

Articolo del Sole 24 ore 9 novembre 2017

Distretti, il polo della seta di San Leucio rinasce e diventa una rete d’imprese 4.0

Il tricentenario polo della seta di San Leucio rinasce. Dopo una lunga crisi le aziende superstiti si riorganizzano in una rete di imprese e lanciano un marchio di qualità che diventa operativo: le due leve su cui scommettono per riguadagnare fette di mercato.

La rete

La rete di imprese è il primo passo verso la modernizzazione del polo serico di San Leucio. Ad essa aderiscono sin dal 2014 cinque imprese di produzione (che rappresentano l’80% della produzione), due trasformatori e Confindustria Caserta che accompagna l’iniziativa sin dagli albori. E’ sua missione promuovere la seta di San Leucio nel mondo e come primo atto si propone la registrazione del marchio “San Leucio Silk”.

La promozione

Il marchio viene registrato per iniziativa della Camera di commercio di Caserta nel 2016 con tanto di disciplinare e regolamento. Il disciplinare impone tecnologie di produzione a tutela della qualità dei tessuti, prescrive materie prime naturali e allo stesso tempo impone totale regolarità contributiva e rispetto dell’ambiente. Da subito vi aderiscono 12 imprese, non solo quelle storiche di produzione di tessuti, ma anche altre e più giovani imprese di trasformazione. Oltre a quella che ormai è riconosciuta come una griffe della sartoria da uomo: Isaia & Isaia che si appresta a utilizzare pezzi di tessuti san leuciani per arricchire i propri capi di dettagli di pregio. E, a quanto sembra, altri utilizzatori, non campani, stanno valutando di aderire.

Ora il marchio è di fatto appena diventato operativo: la rete di imprese ha preparato un proprio campionario in cui non compaiono più le singole case ma “San Leucio silk”, riceve ordini che poi smista tra i produttori. Cambia anche la distribuzione: il tessuto un tempo veniva affidato ad editori, oggi viene veicolato da designer, studi di architettura o a grossisti qualificati. E, a quanto sembra, ritornano gli ordini: in questi giorni le stoffe di San Leucio rivestono Palazzo Pallavicini a Vienna, la casa dell’ambasciatore americano in Italia, alcune sale dell’hotel Ritz di Parigi. «Per una volta diamo prova di aver superato l’atavico individualismo. – commenta il presidente degli industriali di Caserta Gianluigi Traettino –. Il polo serico, nato nell’era della prima rivoluzione industriale, per opera di Ferdinando di Borbone, rinasce con la nuova rivoluzione 4.0».

La storia del polo

Questa è la storia di un polo industriale di grande fascino e prestigio, fondato nel 700 dal re Ferdinando di Borbone, che ha avuto successo nel mondo arredando le case di re e imperatori, i palazzi di governo e le dimore degli sceicchi per poi avviarsi verso un rapido declino nel 2004. Laddove, molto prima che scoppiasse la lunga crisi globale, c’era una decina di imprese con oltre mille dipendenti, oggi di imprese ce ne sono solo sette con non più di 150 addetti. Se tredici anni fa ciascuna impresa vantava in media portafogli ordini a quattro mesi almeno, nel 2015 l’elenco delle commesse era sceso a soli 20 giorni.

Ora compaiono i primi, pallidi segni di risveglio: gli ordini sono in ripresa tanto che gli imprenditori serici parlano di un incremento del 15% a settembre 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016. Primo effetto di una nuova politica industriale, oppure effetto della piccola ripresa che registra il Mezzogiorno d’Italia, con la Campania che assume un ruolo guida? Troppo presto per definire cause ed effetti. Di fatto si mettono in pratica oggi progetti che da decenni erano sul tavolo degli imprenditori del settore, allora troppo chiusi al cambiamento

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