Giornale, Numero 7 del 7 ottobre 2017

Industria 4.0

Per il dibattito.  Caro Operai Contro, oggi che i padroni puntano all’industria 4.0, ho riletto “ Lavoro salariato e capitale”, che hai pubblicato in questi giorni. Soffermandomi alla 5° Conferenza […]

Per il dibattito.

 Caro Operai Contro,

oggi che i padroni puntano all’industria 4.0, ho riletto “ Lavoro salariato e capitale”, che hai pubblicato in questi giorni. Soffermandomi alla 5° Conferenza di K. Marx agli operai, mi sono ridetto quanto sia oggi attuale e precisa l’inattaccabile analisi di Marx. Ne ho tratto lo spunto per alcune brevi considerazioni che qui ti allego per il dibattito.

Con l’industria 4.0 il padrone continua ad accarezzare il vecchio sogno della fabbrica senza operai. Nuovi macchinari computerizzati, processi produttivi totalmente automatizzati e interconnessi. Ma un conto è la corsa del singolo capitalista che con la fabbrica ultramoderna e meno operai sbanca la concorrenza e, finché dura realizza super profitti. Altra cosa è la generalizzazione di questa fabbrica. Ossia se anche gli altri capitalisti si attrezzano con la fabbrica ultramoderna. Sarebbe la fine del capitalismo, il profitto non proviene dal macchinario, ma solo dallo sfruttamento operaio con l’estorsione di plusvalore agli operai. Cito Marx della 5° Conferenza agli operai: “Se tutta la classe dei salariati fosse distrutta dalle macchine, che cosa terribile per il capitale, il quale senza lavoro salariato cessa di essere capitale!”.

L’automazione incorpora e velocizza mansioni che prima si facevano manualmente, perciò sostituisce ed elimina un numero sempre crescente di operai. L’evoluzione dell’automazione centuplica gli operai che nella produzione per il profitto non servono più. Con i salti innovativi dell’automazione, del macchinario e la nuova divisione del lavoro, aumenta la concorrenza fra gli operai, che porta licenziamenti e abbassa i salari degli operai che rimangono al lavoro.

L’introduzione del macchinario (ricito Marx della 5°Conferenza agli operai), “ha dimostrato come l’effetto temporaneo delle macchine è permanente”, e quando il macchinario arriva in nuovi rami della produzione, distrugge più posti di lavoro di quanti ne riassorbe.

A parità della forza produttiva del lavoro, si creerebbero molte più merci, ogni padrone cerca di piazzare le proprie, così la concorrenza spinge il prezzo delle merci vicino ai costi di produzione, vicino al loro valore, mandando in fumo i super profitti inseguiti dai padroni, ma realizzati per un tempo limitato solo da quei padroni arrivati prima con l’innovazione tecnologica. Questo quotidiano processo/spirale non è lineare, storicamente passa attraverso cicli, fasi, crisi, ecc. ecc., guerre di ogni genere e tipo.

Gli scontri tra operai e padroni, nella storia ogni volta hanno dimostrato la falsità degli economisti borghesi, per i quali, più il padrone si arricchisce, più migliora la condizione operaia. Basti vedere (solo per abbozzare un esempio), come si è allargata la forbice tra, la ricchezza esistente prodotta sullo sfruttamento operaio e la condizione operaia.

Sempre alla ricerca del massimo profitto, il capitalismo predecessore dell’industria 4.0, attraverso lo sfruttamento ha ridotto milioni di operai a uomini parziali, un’altra marea li ha rovinati, mutilati e avvelenati altri ancora li ha uccisi sul lavoro o per le sue conseguenze. Interi reggimenti di operai bollati come esuberi, sono stati espulsi dalla produzione, licenziati, le loro braccia di lavoro non servono più. Man mano che si allontana il lumicino dell’ultimo sussidio avuto, diventano sempre più poveri. Ingrossano prima le fila dei disoccupati, poi dei poveri e dei diseredati. (“L’esercito industriale di riserva”). Sono in compagnia delle nuove generazioni nate senza salario (lavoro).

Date le premesse con l’industria 4.0, la differenza tra posti di lavoro creati e quelli distrutti si allarga drasticamente. Un divario destinato a crescere anche perché l’industria 4.0, intende impiegare forza lavoro altamente specializzata, e questa racchiude (anche) una serie di mansioni semplici, proprie degli operai comuni che vengono licenziati.

Quindi attraverso una più alta produttività, frutto del rapporto tra nuovo investimento sul macchinario (capitale costante) e nuova divisione del lavoro, con l’industria 4.0, i padroni rilanciano ad un più alto livello lo sfruttamento operaio.

Per finanziare i nuovi investimenti, l’industria 4.0 esige un più stretto legame con le banche, proprio per la fame di credito delle aziende. Nondimeno pretende una politica monetaria che sostenga l’esportazione. Insomma un governo dei padroni che finanzi l’industria 4.0. I singoli capitalisti con i loro apparati, sono in lotta e in corsa fra di loro, anche per accaparrarsi le “provvigioni” pubbliche  a sostegno del loro profitto privato. Non è certo una novità che il governo dei padroni finanzi i padroni, colpendo ogni volta gli operai e gli strati popolari poveri e meno abbienti. Per preparare il nuovo bottino da regalare ai capitalisti, il governo Gentiloni prosegue la rapina ai salari, alle pensioni, agli ammortizzatori sociali, alla sanità, taglia i servizi pubblici e rincara le tariffe.

Saluti da un operaio

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