LA RI-SCOSSA DEI TERREMOTATI

Redazione di Operai Contro, prima il gangster Renzi poi il conte Gentiloni prendono in giro i terremotati. Renzi e Gentiloni e la loro corte hanno speso molte parole, ma fatti niente. Siamo stanchi di farci deportare e prendere in giro Un terremotato di amatrice dalla Repubblica STRADA STATALE Salaria bloccata all’altezza di Arquata del Tronto dai manifestanti che hanno dato vita all’iniziativa La ri-scossa dei terremotati, che si svolge in contemporanea in 10 comuni del cratere e a Roma. A Trisungo, sotto le rovine di Arquata, si sono radunate circa 200 persone, ma la gente continua ad arrivare. Oltre […]
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Redazione di Operai Contro,

prima il gangster Renzi poi il conte Gentiloni prendono in giro i terremotati. Renzi e Gentiloni e la loro corte hanno speso molte parole, ma fatti niente. Siamo stanchi di farci deportare e prendere in giro

Un terremotato di amatrice

dalla Repubblica

STRADA STATALE Salaria bloccata all’altezza di Arquata del Tronto dai manifestanti che hanno dato vita all’iniziativa La ri-scossa dei terremotati, che si svolge in contemporanea in 10 comuni del cratere e a Roma. A Trisungo, sotto le rovine di Arquata, si sono radunate circa 200 persone, ma la gente continua ad arrivare. Oltre ai terremotati del luogo e di Acquasanta Terme ci sono delegazioni di Castelluccio, Cascia, Samugheo.

“Rispettate il nostro dolore e le nostre promesse”, “Non molliamo”, “Arquata vive”, “Arquata non muore” le scritte su striscioni e cartelli. I manifestanti hanno portato un trattore, ma qualcuno ha collocato lungo la strada anche un tavolo con delle sedie. Sul luogo polizia, carabinieri e polizia municipale.

Ultimatum al governo. I manifestanti, che hanno ostruito la strada con trattori, chiedono un tavolo con il governo, la Protezione civile e i capigruppo dei partiti entro una settimana, altrimenti, assicurano, ci saranno nuove proteste in tutta Italia.

Presidio a Montectorio. “Questo è un ultimatum al governo: o entro una settimana incontreremo a un tavolo il governo, i capigruppo di Camera e Senato e il commissario Vasco Errani oppure bloccheremo l’Italia: basta parole, vogliamo dei fatti” è il messaggio che arriva dal presidio davanti a Montecitorio da alcuni comitati delle zone terremotate del centro Italia, tra cui ‘Quelli che il terremoto’ e ‘La terra trema noi no’. Tra le persone che protestano non c’è alcun sindaco.

Arrivati con fischietti e striscioni, dicono, dalle 4 regioni colpite in rappresentanza di 131 comuni, i portavoce del presidio lamentano scarsa concretezza nella macchina della ricostruzione: “Ci manca una casa, ci manca una prospettiva, non c’è informazione. Nulla è operativo, i decreti non sono attuativi – spiegano -. Manca la volontà. In sette mesi hanno portato 25 container travestiti da casette, e hanno fatto pure la sfilata. Non ci sono gli aiuti alle imprese. La scorsa settimana Gentiloni ha parlato di cose che non esistono: il miliardo l’anno nel decreto non c’è. Siamo stanchi di parole: se non otterremo risultati concreti bloccheremo il Paese”.

“Tutta Italia è solidale con noi, vogliamo un cronoprogramma ufficiale – dicono ancora -. Non ci dite che non ci stanno i soldi, perché per le banche i miliardi sono stati trovati in una notte. Hanno assunto 30 persone alla presidenza del Consiglio. Queste persone non meritano più rispetto, noi non vi amiamo, vi vogliamo mandare a casa, ridateci i nostri soldi”.

Tra le felpe di Amatrice e Accumoli e le magliette ‘Daje Marche’, si vedono striscioni contro la rivista Charlie Hebdo (che pubblicò una discussa vignetta sul terremoto), o ‘Abbandonati da 37 mesi senza casa, lavoro e soldi’. In piazza anche dei figuranti in abiti dell’Antica Roma: “Noi – si legge nel loro cartello – abbiamo costruito il Pantheon in 330 giorni: voi in 7 mesi che avete fatto?”.

“Il reale problema – spiega una coltivatrice di Torrita di Amatrice – è che le nostre terre sono abbandonate dal 24 agosto. Si sta pensando a ricostruire scuole, cinema, ospedali. Ma il problema vero è lo spopolamento. Era imporatnte far rimanere la nostra gente sul proprio territorio, perché sarebbe significato far ripartire il territorio”.

“Non si sta più parlando di viabilità – aggiunge una manifestante -. Dobbiamo fare le strade altrimenti restiamo isolati. La gente non può raggiungere amatrice, ma come facciamo a far ripartire il territorio”.

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