Giornale, Numero 24 del 24 marzo 2017

DEMOCRAZIA DIRETTA E DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

Redazione di Operai contro, voglio partecipare al dibattito che avete promosso nel numero 22 del 22 marzo 2017 http://www.operaicontro.it/?p=9755745933 Ho letto il sunto del libro di Zaquini vi riporto sinteticamente […]

Redazione di Operai contro,

voglio partecipare al dibattito che avete promosso nel numero 22 del 22 marzo 2017

http://www.operaicontro.it/?p=9755745933

Ho letto il sunto del libro di Zaquini vi riporto sinteticamente le questioni con cui non sono d’accordo:

– Zaquini parla di cittadini. I  cittadini non esistono, sono coloro che detengono il potere che spacciano questa menzogna. Esistono le classi. I padroni fanno parte della borghesia ed hanno interessi completamente contrapposti agli operai. Per quale motivo sia nella democrazia diretta che in quella rappresentativa i voti dei padroni e degli operai valgono allo stesso modo? I padroni organizzano i loro partiti. I borghesi formano i politici che gestiscono lo stato. Tale fenomeno è molto chiaro nella democrazia rappresentativa, si riproddurebbe nella democrazia diretta. In uno stato operaio i borghesi non devono più avere nessun diritto,  neanche quello del voto.

– Nella prima pagina del sunto del libro è scritto: ” la democrazia diretta moderna, di tipo svizzero, affianca e non sostituisce la democrazia rappresentativa”. In effetti si vuole usare la democrazia diretta come medicina di quella rappresentativa. I politici della democrazia rappresentativa sono dei parassiti corrotti al servizio dei padroni. Oggi la crisi economica spinge gli stati dei padroni ad andare verso la dittatura. La democrazia rappresentativa ha dimostrato ieri e oggi la sua incapacità a risolvere la crisi del capitale. E’ questo il motivo per cui il parassitismo e la corruzione dei politici, che è sempre esistita, oggi diventa insopportabile

Sono intervenuto in questo modo e non nei commenti, per ovviare al problema che uno non può scorrere il giornale per ore

L.S.

2 Comments

  1. LeonelloZaquini

    Cari amici di “OperaiContro”, volentieri rispondo ai commenti della redazione a proposito del mio libro sul tema “La democrazia diretta vista da vicino”.

    1°) CITTADINO definisce: “chi vive del proprio lavoro e quel lavoro NON e’ la politica”.
    Condivido il fatto che la definizione di “Cittadino” comprende (e intende comprendere) diverse tipologie di cittadini.
    Ma non e’ affatto vero che non sia una definizione di classe. Al contrario, il termine descrive UNA CLASSE BEN PRECISA la quale da sempre ed ancora oggi FA IL POSSIBILE PER NEGARE LE POPRIA ESISTENZA e camuffarsi da NON CLASSE.

    Il CITTADINO e’ la classe opposta a quella del POLITICO DI PROFESSIONE.

    Questo e’ vero dai tempi della rivoluzione francese ad oggi.
    Ai tempi della presa della Bastiglia, la mansione di politico di professione era gestita in modo ereditario ed era patrimonio dalla nobilta’.
    Ma la nobilta’ tende a ricrearsi soprattutto se, quando e dove non e’ TALLONATA DAI CITTADINI.

    Marx spiega molto bene che la collocazione nei rapporti sociali definisce la concezione del mondo (detta “Weltanschauung”) e quindi questa collocazione definisce la classe di appartenenza e la probabile visione del mondo del singolo individo appartenente alla classe.

    Pertanto, chi fa il mestiere che era di un Faraone, di Nerone, o di Napoleone … ecc ecc.
    ci vogliamo domandare che “visione del mondo” avra’ ?

    Ovviamente (s il marxismo ha una base di verita’) avra’ la “Weltanschauung” che era quella propria di un faraone … di Nerone, di Napoleone … che ‘e la stessa di quella del Burlescone … e di TUTTI gli altri che si troveranno nella medesima condizione o “ruolo sociale”.

    Pertanto, poniamoci la domanda: A CHE CLASSE APPARTIENE IL SEGRETARIO DEL POLITBURO DEL PARTITO PROLETARIO AL POTERE?

    E cioe':
    1°) quale e’ la sua “Weltanschauung” ?
    2°) Che interessi di categoria difendera’?

    Purtroppo Marx prima e sprattutto i marxisti in seguito si sono poco interrogati sull’argomento, la loro “analisi di classe” e’ sempre stata lacunosa (salvo alcune intuizioni di Mao). Questo anche perche’ ERANO o ASPIRAVANO loro stessi individualmente ad essere “politici di professione”. Ecco come mai aborriscono anche il termine di CITTADINO e vorebbero spacciarsi loro stessi per “cittadini” (o persino da “proletari” quando a loro conviene).

    Interrompo qui e passo la parola prima di proseguire.

  2. LeonelloZaquini

    Posso proseguire.
    Volentieri rispondero’ a commenti (che possono indirizzarmi verso l’approfindimento piu’ opportuno).
    Le mie critiche qui sopra hanno ovviamente dei corrispettivi nella storia del pensiero dei comunisti i quali si sono in diverse occasioni interrogati rispetto alla carente analisi di classe delle realta’ scialiste gia’ esistenti..
    Eccovene una carrellata.

    = = =
    – comunismo anarchico, (anche per l’aspetto del federalismo e dell’internazionalismo), pur commettendo l’errore della cosi’ detta “Propaganda coi fatti” (decisa al congresso di Berna, 1876, vale a dire il terrorismo a scopi “propagandistici”), era radicalmente e convintamente democratico intendendo la democrazia nel senso corretto di “controllo dal basso dei gestori del potere”. Su questo riferiro’ volentieri un testo di Bakunin. Molto istruttivo. La Comune di Parigi (sebbene sia durata pochi mesi, e quindi non potendo soffrire della “degenerazione” dei “Politici di professione” ) era ben prepararata per contrastare il pericolo.

    – Karl Bürkli, fondatore della 1° internazionale a Zurigo. Sostenitore ed orgnizzatore del movimento per la democrazia diretta (che ha contribuito ad introdurre in Svizzera, nella forma moderna), il quale polemizzava con Marx (suo contemporaneo) sostenendo che “La fase di transizione e’ meglio realizzata dalla democrazia diretta, e non da una dittatura”.

    – Rosa Luxemburg (memorabile la stizza di Lenin nei suoi confronti dopo le critiche di lei per la cancellazione degli strumenti democratici superstiti).

    – Gramsci (che, prevedeva una “costituente democratica” e pluripartitica alla fine del fascismo e “non in linea” con Marx e Lenin nei quaderni del carcere attribuendo agli “intellettuali della politica”, vale a dire i politici di professione, delle specificita’ ed interessi propri, come i fatti hanno messo in evdenza.

    – Rakowsky bolscevico, di origine bulgara, ambasciatore dell’URSS a Parigi e Londra. Aveva cominciato a riflettere sul tema: “a che classe appartengono i politici di professione?” scrivendo un testo dal titolo gia’ chiaro: “I pericoli professionali dell’esercizio del potere”.

    – Per finire, Mao-Tze-Tung con la rivoluzone culturale dimostrava chiaramente di avere capito che si dovesse “tenere sotto controllo” i politici di professione ed aveva capito che conveniva che il controllo avvenisse dal basso. Ma non venne mai strutturato questo controllo con strumenti demoratici fissi e ben stabiliti.

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