Altro che Sud, Salvini vuole i soldi dei “terroni” per salvare la Lega

DA L’INCHIESTA.IT La lista “Noi con Salvini”, a Matera, ha preso la bellezza di 213 voti. Ultima classificata con un poco invidiabile 0,60 per cento. È andata meglio altrove, per esempio a Gallipoli? Non proprio: 170 voti, 1,39 per cento. Nei gazebo di Lecce, Foggia, Taranto, Brindisi ci sono sempre le stesse 5-10 persone, le stesse facce di attivisti e militanti. Che si spostano di provincia in provincia, di comune in comune come una simpatica compagnia di giro itinerante. Il Senatore Raffaele Volpi, numero due della Lega Nord al Senato e responsabile di mantenere (e se possibile allargare) i […]
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DA L’INCHIESTA.IT

La lista “Noi con Salvini”, a Matera, ha preso la bellezza di 213 voti. Ultima classificata con un poco invidiabile 0,60 per cento. È andata meglio altrove, per esempio a Gallipoli? Non proprio: 170 voti, 1,39 per cento. Nei gazebo di Lecce, Foggia, Taranto, Brindisi ci sono sempre le stesse 5-10 persone, le stesse facce di attivisti e militanti. Che si spostano di provincia in provincia, di comune in comune come una simpatica compagnia di giro itinerante. Il Senatore Raffaele Volpi, numero due della Lega Nord al Senato e responsabile di mantenere (e se possibile allargare) i rapporti con il meridione, in occasione delle scorse elezioni regionali si è recato una sola volta a Bari e una in Campania. Dove ha candidamente spifferato all’orecchio dei suoi sodali di aver visto Napoli solo in un’occasione in vita propria. Per un cenone di Capodanno. Il cotechino, però, non puzzava. Era ottimo.

Altro che nazionalismo e riscoperta della questione meridionale. Matteo Salvini, fino a poco tempo fa, prima che qualche (ex) “terrone” lo imbeccasse, non sapeva nemmeno che a Brindisi ci fosse un aeroporto civile. Era convinto che l’unico scalo pugliese fosse quello di Bari.

Venti euro, ecco quanta costa entrare nelle grazie del leader del Carroccio per un meridionale. È solo una questione di “sghèi”, di “danè”. Oppure di “piccioli”, di “sordi”, di “pila”. Cambiano le regioni e le inflessioni dialettali ma la sostanza rimane la stessa. Il (ri)trovato amore per il sud si scrive partito a vocazione nazionale ma si legge buco di bilancio.

Matteo Salvini e il sud Italia? Gli serve per risanare i bilanci disastrati del partito ma non c’è nessuna attenzione al merdione. Il leader non sapeva nemmeno che a Brindisi ci fosse un aeroporto

Certo ora «Il vero nemico è l’Europa» come ci ricordava lo stesso leader del Carroccio dal palco di Pontida a ottobre – mentre si vantava di aver portato nella bergamasca due ragazze di Frosinone – e non più i fannulloni del sud o i forestali calabresi. Certo ci sono i voti da prendere per il nuovo corso sovranista. Tanto sovranista che in Puglia, alle regionali, ci si è presentati assieme alla lista “Sovranità” dove trovano spazio fascisti e “fascistoni” (copyright Umberto Bossi). Questo prima di scaricarli dopo il voto (il loro massimo esponente è arrivato a 600 preferenze) e magari dopo avergli fatto sottoscrivere qualche tessera. Quelle famose da 20 euro.

Certo, oggi c’è la necessità di parlare a Napoli a tutti i costi come abbiamo imparato lo scorso weekend. Ma più importanti di tutto ciò sono gli “sghèi” e i conti in ordine. Perché nel partito l’austerity la si combatte in Europa ma la si è fatta in casa: 37 dipendenti tagliati, meno cinque milioni di euro di spese gestionali e quasi un altro mezzo milione sforbiciato alla macchina della propaganda. E di quest’ultimo taglio se ne sono accorti i militanti, ai raduni, alle feste, nelle sezioni. Se ne è accorto meno Luca Morisi che dal partito ha intascato la bellezza di 300mila euro l’anno scorso. Negli ambienti della Lega Nord lo definiscono lo spin doctor di Salvini. In realtà è l’uomo che gestisce i social network e la comunicazione del leader. Quei 300mila euro, a onor del vero, Luca Morisi sembra esserseli guadagnati proprio tutti, almeno a giudicare da come è riuscito a trasformare la pagina Facebook di Salvini in un’agenzia stampa a matrice leghista dove perfino i giornalisti attingono a piene mani a caccia di notizie, dichiarazioni al vetriolo, polemiche quotidiane.

La Lega Nord combatte l’austerity ma ha dovuto farla in casa: 367 dipendenti tagliati, meno cinque milioni di spese gestionale e un altro mezzo milione alla macchina della propaganda. Ma Luca Morisi si è preso 300mila euro per gestire i social netwotk di Salvini

Ma ci sono altri “danè” che sono stati spesi in maniera folle, come quelli per le lotte tutte intestine al Veneto e alle “ingerenze milanesi”. Prima Salvini contro Tosi, poi Tosi contro Zaia.

E che i soldi manchino lo abbiamo anche (ri)scoperto la scorsa settimana su un caso specifico: quello del ristoratore di Lodi che ha sparato e ucciso un rapinatore. Salvini prende, come da copione, le parti del ristoratore che, a suo dire, ha il diritto a difendersi anche con le armi. E annuncia assistenza legale nel processo che lo vedrà coinvolto. Con i soldi di chi? Della Lega? No di certo. Con quelli di regione Lombardia dove lo sprizzante leader però non ha alcun incarico, men che meno dentro l’avvocatura. Cosa ne pensi il Presidente Maroni di queste dichiarazioni, a oggi, non è dato saperlo.

Fin qui solo per fermarsi ai freddi numeri. Ma la Lega Nord ha dovuto fare altri “compiti a casa” nel tentativo di fermare l’emorragia. C’è la sede storica di via Belleriocongelataper metà, durante l’inverno, per risparmiare sul riscaldamento e illuminazione. E per gli aficionados del partito e del movimento anche qualche batosta di quelle che si sentono: su tutte, la chiusura del giornale d’area La Padania e la cessione delle frequenze di Radio Padania.

Chiuso il giornale la Padania, vendute le frequenze della radio, sede storica di via Bellerio “congelata” dirante l’inverno. Berlusconi non caccia più i soldi e tutto il centro destra è orfano del “salvadanaio” vivente Silvio Berlusconi. La cura dimagrante della Lega Nord non finisce mai

La cura dimagrante non è servita a molto. Il rosso parla ancora di una cifra che oscilla fra i 3 e i 4 milioni di euro. I tempi bui per il finanziamento pubblico ai partiti non aiutano. I “chiacchierati” soldi di Putin che foraggiano l’alleata francese Marine Le Pen non arrivano. E tutto il centro destra è ormai orfano di un salvadanaio senza fondo che aveva nome Silvio Berlusconi.

La soluzione però è a portata di mano. Da due anni il produttivo Nord succhia risorse agli scansafatiche del Sud. Parliamo proprio di “Noi con Salvini”, invenzione ibrida, a metà fra un partito (ma non ha uno statuto né un regolamento), un movimento e dei circoli di simpatizzanti, che ha spento a dicembre la sua seconda candelina. I soldi che al sud si raccolgono su base provinciale con tessere e donazioni non rimangono “a casa loro”. Ma vengono impacchettati e spediti ad Andrea Manzoni – ex presidente dell’assemblea dei soci per Radio Padania e che oggi funge da simil-tesoriere di “Noi con Salvini” – che a sua volta storna il tutto verso i conti correnti di via Bellerio. In pratica sono dei famigerati trasferimenti di danaro, solo che camminano nella direzione opposta rispetto a quella contro cui la Lega ha sbraitato per trent’anni. Ecco dunque spiegata l’insistenza nel voler esserci a Napoli, anche contro il parere di sindaco e prefettura.

E va bene così ma in cambio di cosa? Di poco. O forse nulla. Almeno per il sud. Le tessere, a volte, nemmeno arrivano al sud ed è difficile credere che sia un’inefficienza di Poste Italiane o dei corrieri espressi. Qualche bandiera di rappresentanza a Pontida e in una sola occasione sono stati comprati e spediti materiali. Qualche decina di moduli per raccogliere le firme al sud per abolire la legge Merlin e reintrodurre in Italia le case chiuse. Mai un’interrogazione parlamentare su problemi veri del Mezzogiorno, come la Xylella negli uliveti pugliesi, ma anzi forse molta più attenzione al famigerato “olio tunisino” che starebbe invadendo l’Europa. Mai interventi sulle questioni della mobilità, dai Frecciarossa in meridione fino alla disastrata rete regionale che l’anno scorso ha provocato anche un terribile incidente letale.

La soluzione? I soldi degli (ex) terroni servono a rimpinguare le casse del partito. Ok, ma in cambio di cosa? Di nulla. Le tessere nemmeno arrivano al sud e il meridone è per i leghisti terra sconosciuta. Il senatore Volpi ammise di aver visto Napoli una sola volta in vita sua, per un cenone di Capodanno

O, per restare alla politica politicante, la Lega Nord non pare aver aiutato nemmeno in fase di chiusura delle liste elettorali, spesso sguarnite oppure infarcite da riciclati ex democristiani ed ex missini che cercano un nuovo posto al sole dalla parti di Caserta, Catania, Pescara. Oppure interviene per fare polemica quando si montano dei casi mediatici: maggio di due anni fa per esempio. Un giornale pubblica una foto amatoriale di un pakistano che fa volantinaggio per “Noi con Salvini” fuori da un centro commerciale. Scandalo. Arrivano le telefonate da Roma, infuriate, proprio dalla segreteria del Senatore Volpi al cellulare di Mauro Gianni Giordano – imprenditore e coordinatore regionale di Noi Con Salvini in Puglia, il più votato in tutta la regione con 1053 preferenze, all’epoca alla sua prima esperienza politica nella vita, poi dimessosi in polemica con la Lega anche e proprio per l’atteggiamento del partito nei confronti degli stranieri. «Ci saranno provvedimenti contro di voi» gli viene detto al telefono. Poi viene fuori che il pakistano è regolare, residente in Italia da 10 anni e che l’azienda che lo ha assunto per fare volantinaggio (a chiunque paghi per questo servizio) ha tutto in regola: soldi, contratto, busta paga.

Nemmeno la politica politicante paga: in Puglia la Lega e Forza Italia hanno imposto la Poli Bortone per ragioni di bottega. Non sapevano che nelle seconda provincia più popolosa era detestata da tutti per gli scandali del passato come quello immobiliare di via Brenta

Altre volte ancora la segreteria nazionale della Lega interviene a piedi uniti per imporre le alleanze ignorando del tutto i contesti locali. Sempre in Puglia viene imposta Adriana Poli Bortone come candidata Presidente di Regione. Mentre si decide di scaricare Ncd – perché Salvini, di fare patti sul territorio con chi a Roma tiene in piedi i governi di Letta prima e Renzi poi, non vuole nemmeno sentir parlare – ma si decide sopratutto di bruciare l’alleanza con i potentissimi CoR – i Conservatori e Riformisti di Raffale Fitto. Perché? Conti da saldare nel centrodestra fra Silvio Berlusconi, Forza Italia e proprio l’ex governatore di regione.

Si punta tutto sulla Poli Bortone che però non è affatto il cavallo vincente e nelle teste degli elettori ha lasciato ricordi che oscillano fra l’indifferenza e la rabbia. A seconda della latitudine pugliese che consideriamo lei suscita umori contrastanti: a Lecce il 90 per cento delle persone la vorrebbe veder sparire. Perché da sindaco ha messo un filobus che in pratica non esiste e sopratutto perché si è trovata coinvolta nello scandalo immobiliare di via Brenta, in quella che il gip dell’epoca, Ercole Aprile, definì nell’ordinanza di custodia “la più colossale truffa ordita ai danni dei cittadini leccesi”. E questi coinvolgimenti hanno pesato sulla lista di “Noi con Salvini” drenando voti nella seconda provincia più popolosa. Quando arrivi a Bari la cominciano a digerire mentre a Foggia se la ricordano sopratutto come ex ministro all’agricoltura più che come amministratore locale. A Taranto, intanto, ricadeva tutto sulle spalle di Marco Musolino. Se il nome vi dice qualcosa potrebbe essere che lo abbiate sentito nominare alla Domenica Sportiva o sulla Gazzetta, perché il 42enne carabiniere dell’Arma di Potenza ha collezionato 100 presenze in serie A come guardialinee.

I napoletani puzzano, dice qualcuno, ma i soldi non hanno odore. Lo sanno bene dalle parti del Carroccio

Che cos’è dunque “Noi con Salvini”? Di certo non è una sorta di Lega Sud perché non ha classe dirigente, non ha amministratori locali, non ha mezzi e nemmeno soldi. E quei pochi che ha servono a rimpinguare le casse altrove per tirare a campare. Mentre si fanno insistenti le voci e mal di pancia dentro la Lega, di chi pensa che Salvini abbia trasformato il partito nel suo forziere personale per lanciarsi come leader di caratura nazionale e internazionale. Ma che alle sue, ingombranti, spalle cresca ben poco, esclusi i buchi di bilancio.

Ecco quindi spiegato l’amore per il Mezzogiorno. Perché è bene ricordare che i napoletani puzzano – dice qualcuno – ma i soldi, come ben sappiamo, non hanno odore.

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