La Costituzione all’asta

Caro Operai Contro, 10 milioni di euro la base d’asta, ma nessuna offerta è arrivata per il laminatoio Stefana di Nave (Brescia). Se il lavoro con la fabbrica va all’asta, anche la Repubblica su di esso fondata va all’asta? 140 operai a rischio di licenziamento collettivo. Ma quanti si trovano o sono passati da questa situazione finendo licenziati? Il lavoro salariato che a detta di molti porta dignità, dipende dalla vendita all’incanto della fabbrica, quindi anche la presunta dignità che gli viene attribuita ? Riporta la cronaca: “Sono loro, (gli operai) come sempre accade in questa società, a pagare […]
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Caro Operai Contro,

10 milioni di euro la base d’asta, ma nessuna offerta è arrivata per il laminatoio Stefana di Nave (Brescia). Se il lavoro con la fabbrica va all’asta, anche la Repubblica su di esso fondata va all’asta? 140 operai a rischio di licenziamento collettivo. Ma quanti si trovano o sono passati da questa situazione finendo licenziati? Il lavoro salariato che a detta di molti porta dignità, dipende dalla vendita all’incanto della fabbrica, quindi anche la presunta dignità che gli viene attribuita ?

Riporta la cronaca: “Sono loro, (gli operai) come sempre accade in questa società, a pagare sulla propria pelle il prezzo delle crisi endemiche del capitalismo, che sia nostrano o internazionale”.

Per gli operai mettere in discussione fin dalle radici questo sistema sociale, vuol dire dotarsi di uno strumento indispensabile: un proprio Partito.

Saluti operai

 

Tratto da Bresciatoday

Sono almeno 140 gli operai con il fiato ancora sospeso, in attesa di una buona notizia che purtroppo mercoledì mattina non è arrivata: sesto bando per la vendita della Stefana di Nave, base d’asta 10 milioni di euro ma ancora nessuna offerta. E la situazione adesso si complica: il rischio concreto è quello di un licenziamento collettivo.

Una vicenda che comincia da lontano, con la crisi dell’intero gruppo (che aveva stabilimenti a Nave, Montirone e Ospitaletto) che un po’ alla volta viene spacchettato: la fabbrica di Ospitaletto diventa centro logistico di Esselunga, quella di Via Brescia a Nave passa al gruppo Feralpi, quella di Montirone all’Alfa Acciai.

Ma resta il nodo (strettissimo) dello stabilimento di Via Bologna, dove appunto risulterebbero occupati ancora 140 operai (ma con 30 pensionamenti in arrivo). Sono loro, come sempre accade in questa società, a pagare sulla propria pelle il prezzo delle crisi endemiche del capitalismo, che sia nostrano o internazionale.

Qualcosa comunque è andato storto, riferiscono i sindacati e in particolare la Fiom Cgil. “Non possiamo accettare i licenziamenti – ha detto il segretario Francesco Bertoli – e chiederemo un nuovo confronto con le istituzioni”.

“Tuttavia siamo convinti – continua Bertoli – che ci sia qualcuno che voglia impedire la cessione del sito produttivo, qualcuno che non vuole che il laminatoio possa ripartire. Liberando così una fetta di mercato”.

L’ultimo bando era stato pubblicato il 14 febbraio scorso: base d’asta, come detto, 10 milioni di euro. Purtroppo nessuna offerta: si ricomincia da capo. E il cielo si fa davvero grigio: per i 140 operai della Stefana le coperture sono saltate, anche la cassa integrazione in deroga si è conclusa il 28 febbraio.

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