CRONACA DI UNA ASSEMBLEA DA POMIGLIANO

Venerdì 3 febbraio si è tenuta un’assemblea all’ingresso 2 della FIAT di Pomigliano indetta dal gruppo di ex licenziati di Mignano. Il clima per chi conosce la fabbrica era molto teso. Anche se non sono intervenuti prendendo la parola, gli operai di cambio turno erano molto attenti. Nelle precedenti assemblee agli ingressi dello stabilimento invece la maggioranza degli operai preferiva non fermarsi per non essere notati dai sempre presenti e vigili membri della sorveglianza aziendale. Diversi hanno contattato gli organizzatori dell’assemblea e i compagni esterni presenti. Il quadro che ne esce è questo: Dopo l’assenso all’accordo per le “trasferte” […]
Condividi:

Venerdì 3 febbraio si è tenuta un’assemblea all’ingresso 2 della FIAT di Pomigliano indetta dal gruppo di ex licenziati di Mignano.

Il clima per chi conosce la fabbrica era molto teso. Anche se non sono intervenuti prendendo la parola, gli operai di cambio turno erano molto attenti. Nelle precedenti assemblee agli ingressi dello stabilimento invece la maggioranza degli operai preferiva non fermarsi per non essere notati dai sempre presenti e vigili membri della sorveglianza aziendale.

Diversi hanno contattato gli organizzatori dell’assemblea e i compagni esterni presenti.

Il quadro che ne esce è questo:

Dopo l’assenso all’accordo per le “trasferte” a Cassino della FIOM, la FIAT sta ora procedendo spedita per attuarlo.

Gli operai raccontavano di un clima pesante. Su base volontaria, l’azienda ha trovato solo pochi operai disponibili ad andare a Cassino. Ora sta cominciando a preparare il terreno per le comandate.  Agli operai viene detto che chi non è disponibile rischia. “Ne va della sopravvivenza dello stabilimento”. “Non ci si può rifiutare”. “Per chi non è d’accordo non c’è più posto in azienda”.

Lo stesso tipo di atteggiamento l’azienda lo sta avendo con quelli che dovranno prendere il posto dei trasferiti a Cassino. Sono operai che vengono da anni di cassa integrazione e contratti di solidarietà. A questi la FIAT aveva detto che erano inidonei al lavoro sulle linee di produzione e dovevano restare ai margini. Ora sono diventati tutti idonei. Sono operai non più giovanissimi con molti anni di catena di montaggio sulle spalle e ora, con i problemi fisici accumulati negli anni in cui erano produttivi e dopo il lungo periodo di inattività, molti non sono più adatti ad un lavoro sulle linee che, nel frattempo, rispetto alle cadenze a cui erano abituati, è praticamente raddoppiato.

L’atteggiamento della FIAT sembra un piano preordinato. Manda a Cassino una parte consistente di quelli che aveva presentato come “il fiore all’occhiello” del rilancio di Pomigliano. E da quello che si capisce non sarà una semplice trasferta, ma si configura sempre di più come un trasferimento. E li sostituisce con operai che già in partenza sa che non potranno reggere sulle linee.

Agli operai che vanno a Cassino li ripaga di anni di “fedeltà” con una vita da trascorrere tra pulman e ritmi impossibili di lavoro con quattro soldi in più in busta paga. A quelli che rimangono li costringerà a lavori che non possono più sostenere. La FIAT sa che questi ultimi, per difendersi, cominceranno a “marcare visita”, a fare pressione sui medici aziendali, a ridurre i ritmi di lavoro. Tra non molto inizieranno i provvedimenti disciplinari per assenze, per “mancata produzione” e l’azienda si farà avanti per liberarsene con accordi individuali capestro, quattro soldi e via, o addirittura con il licenziamento. Una operazione che già sta attuando a Melfi.

D’altra parte il loro inserimento nella produzione creerà condizioni diverse anche per quelli che lavorano da anni a ritmi impossibili e senza protestare.

L’azienda sembra che stia creando le condizioni ad arte per sguinzagliare i mass media al suo servizio per una nuova campagna contro gli operai di Pomigliano “scansafatiche e assenteisti”.

Cosa c’è dietro? Lo stabilimento di Pomigliano nei piani della FIAT è diventato un “esubero”?

La FIAT ad assetto americano nell’era del protezionismo di Trump pensa che il suo futuro sia ormai solo l’America e si appresta ad abbandonare i siti produttivi che sono in più? Si terrà Cassino e forse Melfi e liquiderà gli altri?

In questa situazione cosa devono fare gli operai?

E’ chiaro che se stanno zitti e accettano gli “accordi” che l’azienda impone sono già fottuti.

L’unica strada da percorrere è la lotta. Solo se ci sarà una mobilitazione forte l’azienda sarà costretta a rivedere i suoi piani e fare marcia indietro. La difesa individuale, prima risposta degli operai, è perdente. Seguire i sindacati lo stesso. Tranne la FIOM e lo SLAI, che ha la maggior parte degli iscritti a Nola, gli altri sindacati sono apertamente filo aziendali.

La FIOM però, accettando il piano Cassino si è completamente disarmata mettendo, tra l’altro, gli operai iscritti e i delegati di fabbrica che non hanno nessuna simpatia per l’accordo su Cassino, in una situazione critica rispetto agli altri operai. La motivazione avanzata per giustificare la firma, fra l’altro, non sta né in cielo né in terra, e per molti operai la cosa si fa sempre più chiara. L’idea che si firmava l’accordo sull’operazione Cassino per poter poi sedersi a marzo al tavolo di trattative sul piano industriale può convincere certo qualche funzionario sindacale distaccato ormai dalla fabbrica, ma certamente non chi è in produzione. Per i funzionari infatti è questione essenziale essere legittimati ai tavoli, ne va del loro ruolo, ma per gli operai è chiaro che se ci vai al tavolo perché hai precedentemente firmato un accordo che dici di non condividere perché non hai la forza di organizzare gli scioperi, allora starai seduto sì al tavolo, ma solo per fare l’inutile comparsa. Né la motivazione che comunque l’accordo sarebbe passato lo stesso, visto la firma già messa dai sindacati “firmatutto”, regge. Sarebbe forse passato lo stesso, ma certo non col tuo consenso.

Lo SLAI sembra voler riproporre la solita strada dei ricorsi legali che smobilitò all’epoca la lotta dei 316 e che per i tempi veloci della partita è completamente perdente. L’unico attivismo dello SLAI è la polemica feroce contro la Fiom, alimentando lo scontro fra sigle sindacali, che è il gioco con cui finora Fiat e direzioni sindacali sono riusciti a tenere separati gli operai combattivi dello stabilimento.

Gli unici che sono disponibili a muoversi sono gli operai del gruppo di Mignano che stanno diventando l’unico punto di riferimento per gli operai che non vogliono essere trasferiti. Non a caso l’azienda continua a tenerli fuori dallo stabilimento nonostante la sentenza di reintegro della magistratura.

L’esperienza e la determinazione di questo gruppo però non potranno nulla se la massa operaia non comincerà a muoversi .

Franco Rossi

 

Condividi:

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.