Pericolo Trump?

Redazione di Operai Contro, Dopo le elezioni americane il “mondo intellettuale” fatto di giornalisti, sondaggisti, economisti, premi Nobel, dopo aver ampiamente dimostrato di non capire una beata fava su quanto scrivono da “esperti”, si interrogano. Cosa succederà con Trump presidente degli Stati Uniti? Potrà mai davvero fare quello che ha dichiarato in campagna elettorale? Verrà ricondotto a più miti consigli dalle ripercussioni che avrebbero le sue promesse elettorali? Federico Fubini sul Corsera del 13/11/16 è una delle “anime belle” che, non indagando sul “soggetto sociale” che sta dietro al fenomeno Trump, si interroga tuttavia sui rischi che corre l’America […]
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Redazione di Operai Contro,

Dopo le elezioni americane il “mondo intellettuale” fatto di giornalisti, sondaggisti, economisti, premi Nobel, dopo aver ampiamente dimostrato di non capire una beata fava su quanto scrivono da “esperti”, si interrogano. Cosa succederà con Trump presidente degli Stati Uniti? Potrà mai davvero fare quello che ha dichiarato in campagna elettorale? Verrà ricondotto a più miti consigli dalle ripercussioni che avrebbero le sue promesse elettorali?

Federico Fubini sul Corsera del 13/11/16 è una delle “anime belle” che, non indagando sul “soggetto sociale” che sta dietro al fenomeno Trump, si interroga tuttavia sui rischi che corre l’America con Trump. Alla fine del suo articolo scrive: “Resta da capire come reagirebbe Pechino … Il rischio di un aumento dei tassi dei titoli di Stato in America esiste … se deflagrasse, può portare il Paese e il resto del mondo in recessione. …nessun … può dunque dire oggi ciò che farà Trump domani. Ma anche solo una parte di ciò che ha promesso, presto o tardi, rischia di esporre l’America a venti avversi”.

Queste “anime belle” non si capacitano minimamente del fatto che chi ha votato Trump, proprio quello vogliono. E lo vogliono perché pensano che così torneranno ad avere i vantaggi economici che nella crisi hanno perso.

Pertanto, perché mai non dovrebbero andare avanti convinti, arroganti e pure “cattivi” su quella strada? Perché mai Trump e i suoi sostenitori, proprio ora che hanno il controllo dell’apparato statale americano non dovrebbero usarlo a tal fine? Le “anime belle” scandalizzate dalla rozzezza di Trump fondamentalmente sperano che il Trump Presidente tradisca il suo elettorato, tradisca il mandato che una piccola borghesia rovinata dalla crisi gli ha affidato.

I sostenitori di Trump vogliono, da borghesi del primo paese imperialista, che l’America torni a “essere grande”, Trump glielo ha promesso. Perché dovrebbero rinunciarvi? Per il rischio di guerra con la Cina, seconda potenza mondiale?

Vogliono, da piccolo-medio borghesi, che lo Stato faccia le grandi opere pubbliche e assegni gli appalti alle loro aziende di costruzione in modo che possano tornare a guadagnare come prima del crollo del settore immobiliare. In pratica che lo Stato si sostituisca ai vituperati subprime, che al sistema del credito privato collassato nel 2007 subentri il sistema creditizio garantito dallo Stato. Fior fiore di economisti borghesi l’hanno teorizzato come metodo per uscire dalla crisi. Perché Trump non dovrebbe metterlo in pratica?

Vogliono, da borghesi nazionalisti, difendere la produzione delle merci americane e contrastare l’importazione di quelle straniere, cinesi in testa, con dazi doganali. Le ripercussioni sul mercato internazionale delle merci sarebbero enormi, si temono le guerre commerciali, le multinazionali Usa potrebbero subire ritorsioni in Cina, la Cina potrebbe vendere in massa i titoli americani delle sue riserve? Sì certo, ma la piccola borghesia immiserita ha sostenuto Trump, anche per i suoi attacchi alla grande finanza e alle multinazionali.

La Finanza e le multinazionali, quando i profitti che facevano si riversavano copiosi fin nelle tasche della piccola borghesia e dell’aristocrazia operaia, erano l’apogeo del moderno capitalismo, ma ora che i profitti rimangono nelle mani di soli pochi ricchi, anche un capitalista come Trump può sostenere che le multinazionali hanno tradito gli americani portando le produzioni in Messico o in Cina. In questo modo tutta l’ideologia di questa società su “il lavoro” viene appagata. Dal padrone (come Trump), al sindacalista borghese, dal manager aziendale all’impiegato, dall’ingegnere fino al team leader di fabbrica, tutti a invocare “il lavoro” agli americani, prima. Gli operai in produzione tutti questi individui sociali se li sono sempre trovati contro, un blocco nemico unico dalla parte del padrone, pronti a difendere le scelte delle multinazionali quando si trattava del loro sfruttamento per aumentare i profitti. Ora, nella crisi, sostengono Trump e il lavoro in America: si apprestano a conciare ulteriormente la pelle degli operai produttivi statunitensi. Allo stesso tempo Trump, in cambio, un bel favore alle multinazionali americane è pronto a farlo, riducendo la tassazione sui profitti fatti all’estero purché ritornino negli Usa. Non è escluso che anche il grande capitale alla fine riconosca in Trump un modo per uscire dall’angolo e comunque la difesa dei suoi interessi.

Trump è pericoloso, questo è certo. Ma non per le sue stravaganze, rozzezza, incapacità diplomatiche, conflittualità che è in grado di generare all’interno della società americana e tra gli Stati (difetti che facilmente attribuirono anche a Hitler e Mussolini, e la critica si fermò lì anche allora). Bensì per quello che, con lui negli Usa, a livello mondiale con altri leaders politici, rivendicano gli strati sociali della piccola e media borghesia immiserita dalla crisi. Questi “soggetti sociali”, questo partito dalle stesse prerogative nel mondo, ma nazionalista nelle rivendicazioni, è il vero pericolo e va riconosciuto. La loro ricetta per la crisi scivola inevitabilmente, come fu nel secolo scorso, verso la rovina per l’umanità intera.

La storia ha ripreso a correre velocemente. E se la piccola borghesia immiserita, costi quel che costi, è pronta a trascinare la società moderna allo scontro tra nazioni è forse giunto il momento che con altrettanta determinazione gli operai nel mondo si attrezzino per fermare questa pazzia.

R.P.

L’articolo del Corriere della sera: http://www.corriere.it/opinioni/16_novembre_13/cina-altri-ostacoli-d9effd24-a923-11e6-b875-b27331f307f4.shtml

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