Sfruttamento e licenziamenti col patrocinio della Diocesi

Caro Operai Contro, l’accordo del 2010 aveva tranciato l’occupazione: degli oltre 200 dipendenti, ne rimasero 60, con la promessa che questi 60 erano “salvi”. Il solito trucco degli accordi fra un certo sindacalismo e il padrone. Ora anche per questi 60 lavoratori suona la campana a martello e dopo due incontri inconcludenti, si appellano ai membri emeriti del CdA e al sindaco Del Bono. C’è il rammarico “di aver creduto nell’Editrice, dedicandole l’intera vita lavorativa”. Ma il padrone persegue il profitto, anche se il principale azionista (l’Ente Morale Opera per l’Educazione Cristiana), agisce sotto il patrocinio della Diocesi di […]
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Caro Operai Contro,

l’accordo del 2010 aveva tranciato l’occupazione: degli oltre 200 dipendenti, ne rimasero 60, con la promessa che questi 60 erano “salvi”. Il solito trucco degli accordi fra un certo sindacalismo e il padrone. Ora anche per questi 60 lavoratori suona la campana a martello e dopo due incontri inconcludenti, si appellano ai membri emeriti del CdA e al sindaco Del Bono.

C’è il rammarico “di aver creduto nell’Editrice, dedicandole l’intera vita lavorativa”. Ma il padrone persegue il profitto, anche se il principale azionista (l’Ente Morale Opera per l’Educazione Cristiana), agisce sotto il patrocinio della Diocesi di Brescia.

Saluti da Ghedi

 

Da un articolo di Brescia Today

BRESCIA. l’Editrice La Scuola S.p.A ha convocato il tavolo sindacale delle RSU e dei rappresentanti territoriali per comunicare una fortissima, ulteriore ristrutturazione. La prima era stata posta in essere nel 2010, con un piano di prepensionamenti e la cessione dei rami d’azienda di legatoria e stampa e il passaggio da oltre 200 a poco più di 60 dipendenti. In una sola parola: esuberi.

Al termine di due incontri e la constatazione di non aver fatto alcun passo in avanti nella risoluzione del problema, i lavoratori e le lavoratrici hanno deciso di inviare un appello alla proprietà e ai membri emeriti del CdA. Non solo: è stato richiesto dalle maestranze anche il possibile coinvolgimento del sindaco Del Bono e degli assessori.

Le organizzazioni sindacali ribadiscono la volontà di giungere a “una soluzione che garantisca il rilancio dell’azienda, riconoscendo le difficoltà economiche in cui versa, ma affrontando il problema senza pregiudiziali. Si chiede semplicemente che il prezzo da pagare sia distribuito su un lasso di tempo maggiore al fine di dispiegare tutte le opzioni e di far maturare tutte le opportunità per ridurre l’impatto sulla vita dei dipendenti. Non chiedono altro che un po’ di tempo per sé, per la propria situazione, per le proprie famiglie”, si legge in una nota delle RSU di La Scuola S.p.A.

In dettaglio, i lavoratori e le lavoratrici hanno proposto sia l’utilizzo della solidarietà espansiva (con l’ipotetica riduzione del 50% dell’orario di lavoro e la conseguente contrazione di quasi metà dei costi diretti del personale), sia l’utilizzo della legge 416 sull’editoria che permetterebbe la maturazione di requisiti utili al prepensionamento, sia, infine, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria.

“L’unica risposta ad oggi da parte della direzione – commentano ancora le RSU – è di proseguimento del disegno iniziale, scegliendo l’esubero per 25 dipendenti sui 54 totali, con l’immediato licenziamento di almeno 15 persone e la cessione dei rami d’azienda di Varia (saggistica e narrativa) e di Riviste su cui pesano passaggi di personale problematici ad aziende vicine a Editrice: Morcelliana e Studium Editore”.

“Con questa decisione – continuano i sindacati -, l’azienda si libera di dipendenti anziani, che potrebbero avere i requisiti per accedere al prepensionamento e dipendenti più giovani che potrebbero avere acceso alla cassa integrazione straordinaria della durata di due anni e avere, quindi, più tempo a disposizione per trovare una nuova occupazione. Non conosciamo il motivo di una pervicace volontà di non ascoltare. Certo non per il codice etico dell’azienda, né per l’Ente Morale Opera per l’Educazione Cristiana, principale azionista che agisce sotto il patrocinio della Diocesi di Brescia”.

I lavoratori e le lavoratrici si chiedono infine “se i tentennamenti nell’affrontare una crisi da anni annunciata, se la incapacità di effettuare operazioni di sviluppo industriale siano ora il prezzo occupazionale da pagare”. In questa annosa vicenda, l’unica responsabilità che i licenziati si attribuiscono “è di aver creduto nell’Editrice, dedicandole l’intera vita lavorativa”.

 

 

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