Giornale, Numero 183 del 1 luglio 2016

ART 21 UN COMMENTO

Pubblichiamo questo commento come contributo perché lo riteniamo importante La Redazione Art. 21?….Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita […]

Pubblichiamo questo commento come contributo perché lo riteniamo importante

La Redazione

Art. 21?….Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 4 la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, e come mezzo di risoluzione delle controversie Internazionali.
Art. 42. LA Proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge.
Operai, questi sono alcuni articoli della Costituzione della Repubblica italiana, è la legge fondamentale, cioè la fonte del diritto dello Stato borghese italiano.
Operai, quando ho letto l’appello firmato, non volevo credere ai miei occhi. Alcuni dei firmatari ho avuto modo di incrociarli nella mia crescita politica, ero un adolescente quando dal mio paese, in provincia di Avellino mi recavo a Napoli in via Stella con i compagni di Grottaminarda. Criticare i firmatari mi veniva difficile: un operaio con la terza media e i tre anni del professionale che si permette di criticare degli intellettuali; per alcuni giorni ho letto e riletto l’appello: le frustrazioni aumentavano. Poi mi è venuto in mente un incontro: dopo moltissimi anni ho rivisto al mio paese, Michele R., un compagno a cui devo molto per la mia trasformazione da ribelle a militante comunista. Quanto lo salutai lo apostrofai in modo scherzoso “Ecco il mio cattivo maestro!” Mi salutò con calore e mi disse che il percorso da me fatto mi permetteva di dire la mia in qualsiasi situazione. Operai, la Costituzione più bella del mondo è chiara: L’ Art. 21 termina in questo modo: “…sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”. I giudici applicano la legge: leggi che la dittatura capitalista si è data per tenerci sotto la sferza della schiavitù salariata; appellarsi alla Costituzione per noi è come darsi una martellata sui coglioni. Operai quando i padroni ci licenziano, non appelliamoci alla Costituzione, è quello che vogliono loro perchè la legge li tutela; quando veniamo licenziati, facciamo i picchetti, o se ci riusciamo, occupiamo le fabbriche, arriva il loro apparato repressivo che ci manganella, ci arresta, o fioccano denunce; la legge è a loro favore, vedi Art. 42 che tutela la proprietà privata. Se cerchiamo di difendere il territorio dalle rapine dei padroni, questi mandano il loro apparato repressivo e anche qui manganellate, arresti o denunce. Se lottiamo contro la guerra che i padroni fanno in tutto il mondo, perchè noi non vogliamo essere il braccio armato dei padroni contro gli sfruttati di altri paesi, e anche qui manganellate, denunce, e arresti. Operai tutto questo è scritto nella Costituzione più bella del mondo. Che questo lo dica il giullare Roberto Benigni non mi preoccupa, invece mi preoccupo quando degli intellettuali che si definiscono di sinistra citano i lavoratori, e non gli operai della Fiat e fanno appello alla Costituzione. Operai la Costituzione borghese è tutta sbilanciata a favore dei padroni, facciamo nostre le contraddizioni che essa contiene e con forza sosteniamo che, a parità di diritto, contano i rapporti di forza che noi siamo in grado di mettere in campo. Il nostro primo compito è quello di renderci indipendenti da tutti; costruiamo il PARTITO OPERAIO, lo strumento che ci permette di liberarci dalla schiavitù salariata, di collegarci con gli sfruttati di altri paesi, che ci unisce come classe e uniti facciamo paura a tutti. Dobbiamo essere coscienti che siamo circondati da nemici, partitini sinistrati, sindacati e sindacatini che hanno tutto l’ interesse a tenerci come schiavi salariati; noi non sbattiamo la porta in faccia a nessuno, ma a nessuno sarà più permesso di prenderci per il culo.

Alanza53

Lascia una risposta