CAMPAGNE IN LOTTA

Siamo i lavoratori e le lavoratrici delle campagne della provincia di Foggia e ancora una volta scendiamo nelle strade per chiedere quello che ci spetta! Da settembre dell’anno scorso abbiamo iniziato un percorso di lotta per riprendere il controllo delle nostre vite. Vogliamo una condizione giuridica riconosciuta! Molti di noi sono in Italia da 15/20 anni, costretti a vivere ai margini perché tutte le volte che abbiamo provato a “conquistare” un permesso di soggiorno siamo stati truffati dalle stesse leggi di questo paese (le sanatorie, così come i decreti flussi e anche tutto il business che gira intorno alle […]
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Siamo i lavoratori e le lavoratrici delle campagne della provincia di Foggia e ancora una volta scendiamo nelle strade per chiedere quello che ci spetta!

Da settembre dell’anno scorso abbiamo iniziato un percorso di lotta per riprendere il controllo delle nostre vite. Vogliamo una condizione giuridica riconosciuta! Molti di noi sono in Italia da 15/20 anni, costretti a vivere ai margini perché tutte le volte che abbiamo provato a “conquistare” un permesso di soggiorno siamo stati truffati dalle stesse leggi di questo paese (le sanatorie, così come i decreti flussi e anche tutto il business che gira intorno alle richieste di asilo). Mentre chi di noi è arrivato più recentemente, ha pochissime possibilità di ottenere un permesso, condannati quindi a subire tutti i possibili meccanismi di sfruttamento.

Vogliamo poter vivere e lavorare in modo regolare. Le baracche e i ghetti in cui viviamo  – in campagna come in città – sono noti a tutti, così come le sfruttate condizioni di lavoro – in agricoltura come in altri settori. Quando urliamo che la “nostra lotta è la vostra lotta” è perché lo sfruttamento lavorativo, la speculazione sulle abitazioni e la conseguente marginalizzazione coinvolgono tutti, italiani e stranieri, chi proviene dai paesi comunitari e i rifugiati! La nuova giunta della Regione Puglia ha dichiarato più volte di voler risolvere le numerose storture che persistono nell’organizzazione del lavoro del settore agricolo, che ha un ruolo chiave per la produttività di questo territorio, e motore fondamentale per l’economia del paese. E noi “stranieri”, provenienti da altre parti d’Europa così come dall’Africa, siamo indispensabili per la sostenibilità del comparto.

Ci siamo organizzati, abbiamo manifestato e chiesto incontri con tutti gli attori istituzionali, dalla Regione, alla Prefettura e la Questura, ma nonostante le dichiarazioni e le promesse a ridosso della nuova stagione di raccolta tutto è rimasto immutato. Forse non siamo stati ascoltati con la dovuta attenzione?

Come non vengono ascoltati tutti coloro che stanno rivendicando la necessità di vivere una vita normale! Chi lotta nei centri per richiedenti asilo, che son tutto fuorché accoglienti. Basti pensare al CARA di Bari dove ogni settimana avvengono proteste contro il malfunzionamento della struttura e l’unica risposta è la repressione. O chi lotta nei CIE, massima espressione di un sistema di controllo, contenzione e repressione che assume mille forme. Come chi lotta nei luoghi di approdo, dove l’Unione Europea ha pensato bene di continuare a infrangere la libertà di movimento e di richiesta di protezione internazionale, costituendo i famigerati Hotspot, uno dei quali si trova qui vicino, a Taranto. O chi lotta per condizioni di lavoro normali, come noi che veniamo dalle campagne del foggiano. E per la casa, come tanti in diverse città.

Siamo profondamente arrabbiati e in parte disorientati!

In questa regione, così come nel resto del paese, tutti i giorni si lotta per cambiare le regole: la modifica urgente della normativa sull’immigrazione, il cui fallimento e le cui aberrazioni sono oramai sono sotto gli occhi di tutti. L’applicazione dei contratti collettivi, considerando non solo gli istituti previdenziali, ma anche la garanzia del trasporto e dell’alloggio, primo vero strumento nella lotta all’intermediazione di manodopera -quella che tutti chiamano caporalato per farla sembrare qualche cosa di eccezionale, distorto e criminale, quando invece è la realtà in molti settori d’impiego.

Invitiamo tutti e tutte ad unirsi a noi in questa ennesima giornata di lotta: vogliamo documenti, contratti, case – né tende né container – e trasporto gratuito nei luoghi di lavoro!

Noi non ci arrendiamo!

WE STILL NEED YES

Comitato Lavoratori delle Campagne/ Rete Campagne in Lotta

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