Giornale, numero 161 del 9 giugno 2016

Dove va la Francia?

Le tensioni sociali che da un paio di mesi scuotono la Francia hanno suscitato in Italia facili entusiasmi, accompagnati da poche riflessioni e da maldestre iniziative di sostegno che denunciano […]

Le tensioni sociali che da un paio di mesi scuotono la Francia hanno suscitato in Italia facili entusiasmi, accompagnati da poche riflessioni e da maldestre iniziative di sostegno che denunciano solo il grande vuoto politico e teorico delle presunte «avanguardie». In Italia come in Francia.

Con gli europei alle porte, i proletari francesi si trovano di fronte a un bivio, con la prospettiva che una parte del movimento rifluisca entro tempi brevi e un’altra parte entro tempi più lunghi. Certo, qualche briciola verrà concessa, ritoccando il Job Act alla francese (Loi Travail El Khomri). I soliti pifferai canteranno vittoria, per far digerire il boccone amaro. Ma è un boccone troppo amaro! Quando un grande sforzo produce risultati troppo miseri, resta solo un gran mal di pancia.

I limiti della lotta sono già stati messi in luce, a partire dalla gestione in mano a un sindacato, la Cgt, «modello Landini», a essere generosi. Questa gestione è stata resa possibile dalla natura eterogenea di un movimento (Nuit Debout) che cerca di conciliare la sana rabbia operaia con le pulsioni anti Ue di marca nazionalista (di sinistra, ovviamente!). In questo calderone, difficilmente si manifesta la tendenza autonoma che meglio può esprimere i sentimenti proletari, contro il capitalismo e contro lo Stato. Ma questa tendenza c’è. E indica la strada. Anche per l’Italia.

Mi conforta ricevere il volantino che condivido e diffondo.

d.e.

 

 

Francia – A te che passi la notte in piedi

volantino diffuso a Clermont-Ferrand

 

da non-fides.fr – Volantino trovato nelle strade di Clermont-Ferrand, aprile 2016

[Notte in piedi, vita seduti] A te che passi in piedi la tua notte

OK, la tua vita quotidiana si è costituita, e segue il suo corso in un contesto autoritario. Nella tua famiglia, a scuola, al lavoro, al Centro per l’impiego, dal medico e perfino nel tuo salotto, ti ritrovi sempre a subire costrizioni e ordini. Ti martellano la testa con quello che DEVI fare, i limiti che NON DEVI oltrepassare, fino a che, per convinzione o per stanchezza, scegli di sottometterti, di rientrare nei ranghi.

v Agli inizi di marzo, è successo qualcosa. A credere a tutti i meteorologi di sinistra e agli altri sindacalisti, sulla scala del loro piccolo bicchiere, si profila all’orizzonte una bella tempesta sociale. Forse altrettanto grande di quella avvenuta dieci anni fa contro il contratto di primo impiego. Va detto! Ti viene detto: “Bene, che lo Stato mi calpesti, che i padroni mi sfruttino, tutti i giorni, da quando sono nato, passi pure. Ma la legge El Komhri, è davvero troppo! E quando è troppo, è troppo!” Perciò, insieme a qualche migliaio di altre persone, più volte durante il mese, ha marciato nelle strade di Clermont, a volte cantando, a volte sollevando un cartello colorato, assai più spesso mostrandoti incazzato e convinto che è importante essere lì. Forse anche tu eri parte di coloro che hanno scioperato nelle “loro” aziende ed hanno bloccato i “loro” licei.

Eppure, in tutti quei momenti che avresti potuto vivere come una pausa nella normalità, in questo quotidiano troppo soffocante, nei quali avresti potuto respirare profondamente e far sì che cedessero un poco le catene del “non fare questo, non fare quello”, ebbene in tutti quei momenti, non è SUCCESSO NIENTE!

Hai scelto di continuare a seguire le regole del gioco, di rispettare l’itinerario della manifestazione, di far finta di ascoltare con interesse i discorsi noiosi e gli slogan stupidi dei leader.

Hai scelto nuovamente di obbedire agli ordini dei portavoce e di conformarti al ritmo del “camion bar-sonoro”: avanti, stop, seduti, in piedi, muovi le zampette, a cuccia!

 Hai scelto di rimanere nei ranghi.

Ad ogni modo, sicuramente dopo un mese di manifestazioni piano piano ti è venuta voglia di un piccolo cambiamento in quanto ti sei presentato alla Nuit Debout. Hai avuto la possibilità di vedere un film noioso e di ammirare la coreografia millimetrata dei soliti spaventapasseri della politica (UNEF, SUD, CGT, RESF, FdG, NPA… però in borghese, se va tutto bene) per cercare di finire di annichilire gli ultimi desideri di fare qualcosa di diverso, fuori dagli schemi. Poi, se non sei andato a sbronzarti intorno al fuoco, hai potuto forse sederti per partecipare ai gruppi di discussione. Perciò hai potuto sentire l’estasi della comunione nell’unità, nella convergenza delle lotte, uno spazio in cui sembra che possano coabitare gli interessi più diversi. Dall’aumento dei salari alla creazione di uno Stato palestinese passando per il biologico nelle “nostre” mense e per un alloggio per i bambini sans papier: si dirà che va tutto bene, che poco importa “l’oggetto della lotta ma conta che essa venga portata avanti insieme e che non metta in discussione l’ordine stabilito. Quindi, dal momento che è impensabile questionare sul perché, visto che è evidente a tutti che “se siamo lì, ci troviamo tutti d’accordo”, si passa direttamente al come. Allora, hai assistito a dei dibattiti deliranti sulle maniere migliori per far crescere il movimento, a colpi di fiera e di stand informativi nei quartieri popolari. Gli stessi quartieri dove non si sfila perché passano per essere malfamati.

Non so te, ma a me tutto questo mi rimane sul culo! Cos’è che ha fatto sì che un così grande numero di persone arrivasse a riprodurre all’infinito quegli stessi schemi, a utilizzare di nuovo questi stessi strumenti squalificati? A risputare le stesse contestazioni gentilmente premasticate dalle centrali sindacali e dai movimenti dei cittadini al fine di rimuovere ogni potenziale creativo, liberatorio… quindi sovversivo?

Bisogna avere quanto meno una visione maledettamente ristretta per ritenere che un cambiamento in più nel codice del lavoro possa avere un’importanza reale. Eppure, basta fare un passo di lato per avere una visione d’insieme, per rimettere le cose in prospettiva e rendersi conto che questa legge non è altro che una microscopica parte del tutto. Basta un passo di lato per realizzare che l’idea stessa di lavorare per guadagnarsi da vivere fa vomitare; che affidare ad altri il potere di decidere come devo vivere la mia vita è un’aberrazione; che conformarsi a delle norme per poter sentirsi in diritto di esistere in mezzo agli altri è asfissiante; che sfuggire la morte e rimanere bloccato ad una frontiera è insopportabile… Viviamo in un mondo di merda, ci hai fatto caso? E non è una fatalità! Questo passo di lato permette anche di immaginare un bel po’ di modi per uscire dalle loro rivendicazioni e dalla loro non-violenza che ci neutralizza[1].

Ad esempio, mentre tu il 9 marzo cantavi “né modificabile, né negoziabile…”, una trentina di persone saccheggiava l’Università di Bordeaux su cui muri si poteva fra l’altro leggere: “Non vogliamo niente, noi prendiamo, saccheggiamo, rubiamo tutto”. Il 25 marzo, mentre tu partecipavi ad una nuova processione a Clermont, diverse centinaia di persone partecipavano alle manifestazioni selvagge di Parigi, attaccando due commissariati e saccheggiando due supermercati, redistribuendo il cibo ai campi di migranti situati lì vicino. Mentre tu il 9 aprile bevevi il tuo vino rosso in Place de Jaude sotto il tendone della CGT[2] , a Parigi una settimana prima i vetri della loro sede del 20° arrondissement volavano gioiosamente in pezzi per iniziativa di individui auto-designatisi “lavoratori della notte (non sindacalizzati)”, definendo i sindacati come “utili amici dei padroni e dei poliziotti. Nostri nemici”[3].

 Fare un passo di lato, significa cominciare ad uscire dai ranghi. E ce ne sono alcuni nei paraggi che si rifiutano di ritornarci.

Perciò vorremmo approfittare del contesto per proporre un movimento di incontro dove si possano affrontare tali questioni, confrontare le idee, allargare i confini e, eventualmente, scoprire delle complicità. Se questa lettera ti ha incuriosito e hai voglia di cambiare, se ne può parlare. Non scomodarti a venire portando alcol, un petardo, un tamburo, uno smartphone o una bandiera. Invece la tua rabbia e la tua immaginazione sono benvenuti.

E che gli arrabbiati aprano le danze

Mercoledì, 08/06/2016 – 16:51

Vedi:

–  http://www.informa azione.info/francia_a_te_che_passi_la_notte_in_piedi_volantino_diffuso_a_clermontferrand

[1] Place de la République, quando la determinazione di alcuni diviene incontrollabile, dei “rappresentanti” di #nuitdebout non esitano a chiamare gli sbirri e poi si congratulano per le loro competenze.

[2] Forse ti ricordi che due anni e mezzo fa questa stessa CGT ha aiutato la polizia a distruggere l’accampamento – quello, permanente e non negoziato – occupato dai migranti e dalle persone solidali.

[3] Va anche detto che quello stesso pomeriggio, la CGT aveva di nuovo (e ancora…) consegnato dei liceali alla polizia.

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