Giornale, Numero 127 del 6 maggio 2016

Sergio Romano: l’equidistanza dalle barbarie di Stato nascoste

Caro Operai Contro, una lettera al Corriere della Sera del primo maggio, chiede come mai il film “Il leone del deserto” di Moustapha Akkad, non sia mai stato proiettato in […]

Caro Operai Contro,

una lettera al Corriere della Sera del primo maggio, chiede come mai il film “Il leone del deserto” di Moustapha Akkad, non sia mai stato proiettato in Italia. Tranne una sola volta all’Archivio di Stato di Roma, a seguito di una conferenza tenuta da Massimo D’Alema, quando era ministro degli esteri.

(Il film “Il leone del deserto”, è la biografia di Omar el Mukhtar, il condottiero combattente libico che si batté contro la riconquista della Libia da parte del Regio Esercito italiano. Considerato nel suo Paese un eroe nazionale, Mukhtar fu giustiziato per ordine del gerarca fascista Graziani).

Sergio Romano risponde alla lettera praticamente giustificando la censura del film, con la motivazione che “Il leone del deserto”, ha avuto la stessa sorte della “Battaglia di Algeri”, il film di Gillo Pontecorvo, per molto tempo radiato dai cinematografici francesi”.

(La “Battaglia di Algeri”, mostrava la lotta del popolo algerino, per liberarsi dal dominio francese).

Per Sergio Romano che sul Corriere segue la rubrica delle lettere, è del tutto normale che Francia e Italia con tutti i governi avvicendatisi, adottino censura e omertà di Stato, riguardo la storia contemporanea, per occultare alle nuove generazioni le barbarie del capitalismo, e della sua democratica civiltà.

I politici dei padroni e della borghesia, occultano le barbarie di ieri perché loro ne sono i continuatori, e i politologi alla Sergio Romano, i condivisori / propagatori.

  1. S. Mi ricordo che Operai Contro, ha più volte pubblicato articoli e servizi, sul combattente Omar el Mukhtar.

Saluti Bruno Casca

 

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