Giornale, Numero 237 del 6 dicembre 2015

I tagliateste amici di Renzi non sono barbari terroristi

Caro Operai Contro, “come è possibile opporsi alla decapitazioni di «infedeli» da parte dello Stato Islamico e passare sotto silenzio le esecuzioni di «apostati» da parte dell’Arabia Saudita?” Se lo […]

Caro Operai Contro,

“come è possibile opporsi alla decapitazioni di «infedeli» da parte dello Stato Islamico e passare sotto silenzio le esecuzioni di «apostati» da parte dell’Arabia Saudita?” Se lo chiede Roberto Toscano in un articolo su La Stampa dal titolo: “La barbarie dell’Arabia Saudita e il silenzio dell’Italia”.

Appellandosi alla contrarietà della pena di morte in Italia e in Europa, Toscano sembra non darsi una spiegazione sul perché, quando non sono i “barbari dell’Isis” a farlo, i tagliatori di teste ed il loro Stato, passano inosservati. Nessuno protesta per le barbarie dell’Arabia Saudita, [e non solo], anzi le notizie vengono censurate o passano a malapena, più nessuno grida che bisogna sconfiggere i barbari terroristi e tantomeno mostrano le immagini delle esecuzioni.

L’Arabia Saudita [e non solo)], “ è un partner economico di grande rilievo ” per l’Italia, scrive Toscano. Un partner- aggiungo io – della rapina imperialista dell’Italia in quell’area. Ed è proprio perché è in affari con l’Italia, che le sue barbarie non turbano la politica di Palazzo, non scandalizzano i media asserviti alla politica di Renzi ed ai suoi buoni rapporti con L’Arabia Saudita. Di recente Renzi si è recato proprio in Arabia Saudita e l’abbiamo visto in tivù sorridente nella stretta di mano col monarca saudita Salman. L’Arabia Saudita per bocca del defunto principe Saul Feisal, aveva dichiarato al segretario di Stato Usa John Kerry: “Daesh è la nostra risposta sunnita al vostro appoggio in Iraq agli sciti dopo la caduta di Saddam”.

  1. S. In Arabia Saudita sono stati assunti otto nuovi boia per tagliare le teste. Ma non sono barbari terroristi perché Renzi è in affari con chi li comanda. Saluti da un lettore.

 

Dall’articolo della Stampa

“ Il caso più clamoroso è quello dell’Arabia Saudita, dove le esecuzioni vengono eseguite nella capitale mediante decapitazione sulla pubblica piazza (sinistramente nota come «chop chop square») in un osceno spettacolo popolare senza umanità, senza dignità, senza rispetto.

Quello che è ancora più osceno è l’elenco dei crimini punibili nel Regno saudita con la pena di morte. Come altri Paesi, l’Arabia Saudita prevede la condanna a morte dei colpevoli di omicidio o per traffico di droga, ma in questo caso l’elenco completo dei reati capitali è a dir poco raccapricciante: si va dall’adulterio all’omosessualità; dall’apostasia alla blasfemia; dall’idolatria alla stregoneria. Negli ultimi tempi, alcuni casi hanno colpito particolarmente l’opinione pubblica mondiale: quello di un giovane saudita, Ali al-Nimer, condannato ad essere decapitato e successivamente messo in croce, e lì lasciato marcire, per avere partecipato nel 2012, quando aveva 17 anni, a manifestazioni di protesta per l’arresto del padre, un clerico sciita anche lui condannato a morte; la condanna alla lapidazione di una donna per adulterio, commesso con un uomo che invece è stato condannato soltanto a cento frustate; la condanna a morte per apostasia nei confronti di un poeta palestinese, Ashraf Fayadh, per avere, nei suoi versi, «insultato Allah e il Profeta» e avere «diffuso l’ateismo».

Ma ad essere clamorosi non sono solamente questi veri e propri eccessi di barbarie retrograda, ma anche i nostri silenzi. Nostri dell’Europa, nostri dell’Italia, pur di solito così attiva nell’opporsi per principio alla pena di morte.

Roberto Toscano.

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