Giornale, NNumero 224 del 23 novembre 2015

L’Inghilterra pronta a bombardare anche la Siria

Caro Operai Contro, il capo del governo inglese Cameron, vuole bombardare la Siria, come sta già facendo in Iraq. Cameron punta sulla risoluzione Onu per chiedere al Parlamento di allargare […]

Caro Operai Contro,

il capo del governo inglese Cameron, vuole bombardare la Siria, come sta già facendo in Iraq. Cameron punta sulla risoluzione Onu per chiedere al Parlamento di allargare l’attuale autorizzazione, che dal settembre 2014 permette a Londra di partecipare in Iraq ai raid che bombardano i civili, in nome della guerra all’Isis e agli gruppi combattenti. Cameron non vede l’ora di sganciare bombe anche sui civili in Siria.

Saluti da un estimatore di Operai Contro

 

Agenzia Adnkronos

Intervistato dalla Bbc, il ministro delle Finanze Georhe Osborne ha confermato l’intenzione di Cameron di puntare sulla risoluzione Onu per chiedere al Parlamento di allargare l’attuale autorizzazione, che dal settembre 2014 permette a Londra di partecipare ai raid contro l’Is in Iraq, in modo da poter entrare in azione anche in Siria.

La Gran Bretagna potrebbe unirsi alla campagna aerea contro lo Stato Islamico in Siria prima di Natale. E’ quanto indica oggi la stampa britannica, rivelando che David Cameron si prepara a lanciare l’offensiva finale per convincere il Parlamento a dare la luce verde ai raid, dopo che all’inizio del mese la commissione Esteri dei Comuni ha bloccato il suo piano di partecipare ai bombardamenti.

Secondo quanto scrive oggi The Times il premier intende nei prossimi giorni insistere, in una serie di incontri privati con i deputati conservatori che si sono uniti all’opposizione laburista nel votare contro, sul fatto che la Gran Bretagna debba cominciare a comportarsi ispirandosi a “Churchill non a Chamberlain” se vuole sconfiggere il terrorismo.

Il paragone con i due storici premier, il secondo che tentò fino alla fine con la diplomazia di evitare la guerra ed il primo che la condusse e la vinse, sarà usato da Cameron, rivelano ancora le fonti del quotidiano britannico, per dire che l’opposizione del leader laburista Jeremy Corbyn all’azione militare contro l’Is è simile alla politica di appeasement con i nazisti.

Il piano di Cameron, che domani sarà a Parigi per discutere della lotta contro l’Is con Francois Hollande prima che questi parta per Washington dove martedì incontrerà Barack Obama, è quello di aspettare una settimana prima di decidere se mettere ai voti ai Comuni, prima della pausa natalizia, la proposta per l’avvio dei raid.

L’offensiva di Cameron è motivata dal fatto che, rispetto all’inizio del mese, l’atmosfera politica a Westminster sia cambiata a seguito degli attacchi di Parigi. Un fattore importante è anche il passaggio unanime della risoluzione dell’Onu che chiede a tutti i Paesi membri di adottare tutte le misure necessarie per combattere lo Stato Islamico.

Secondo quanto anticipato dal Guardian, Cameron potrebbe fare una dichiarazione formale giovedì prossimo in Parlamento, ma aspetterebbe a richiedere un voto fino a quando avrà la certezza di avere i numeri necessari a far passare la misura.

Intervistato dalla Bbc, il ministro delle Finanze Georhe Osborne ha confermato l’intenzione di Cameron di puntare sulla risoluzione Onu per chiedere al Parlamento di allargare l’attuale autorizzazione, che dal settembre 2014 permette a Londra di partecipare ai raid contro l’Is in Iraq, in modo da poter entrare in azione anche in Siria.

“Il voto all’Onu ha mostrato che c’è una determinazione internazionale ad affrontare” quello che Osborne definisce “puro male” dell’Is. “Convocheremo un voto quando saremo fiduciosi di vincere – ha aggiunto – nella prossima settimana il premier verrà ai Comuni e risponderà al rapporto della commissione Esteri e permetterà ai deputati di assimilare la sua risposta e da lì vedremo come muoverci”.

 

 

Lascia una risposta