Giornale, Numero 209 del 7 novembre 2015

Ricoverata due volte, mai operata

Caro Operai Contro, per una visita cardiologica, chi prenota oggi trova il primo posto libero nel 2017, così come per dermatologia. «Meglio» diabetologia (4-5 mesi di attesa) e ortopedia («solo» […]

Caro Operai Contro,

per una visita cardiologica, chi prenota oggi trova il primo posto libero nel 2017, così come per dermatologia. «Meglio» diabetologia (4-5 mesi di attesa) e ortopedia («solo» 4 mesi). Questa la conseguenza negli ospedali della provincia di Bergamo in emergenza di personale per i tagli alla sanità di Renzi. Esposto della Fp Cisl e denuncia di Adiconsum Bergamo.

La storia assurda della signora di Valbrembo, che nell’agosto del 2014, venne prenotato un intervento per togliere dei calcoli alla cistifellea, presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII. Ad aprile 2015 viene finalmente invitata a recarsi in ospedale per gli esami pre-operatori di routine.

Viene ricoverata il 7 luglio 2015, alle 11 della mattina presso il reparto di chirurgia. Dopo una visita e un esame del sangue, gli viene assegnato il posto letto. Verso le 17 un medico le comunica che ci sono stati dei ritardi, ma che l’intervento sarebbe stato effettuato (era la terza paziente del pomeriggio).

Alle 18 gli viene invece consegnata la lettera di dimissioni, con l’impegno di richiamarla il prima possibile, addirittura dopo qualche giorno, senza particolari motivazioni. Dopo 20 ore di digiuno totale, la paziente si riveste e torna a casa.

Passano circa 10 giorni, e con una telefonata le viene comunicato di ripresentarsi in ospedale; peccato che due ore dopo la telefonata viene comunicato all’interessata che il tutto è stato sospeso, a causa di una urgenza. Dopo ben 114 giorni, finalmente, viene fissato il secondo ricovero. Alle 7 del 30 ottobre 2015 la paziente viene ricoverata non più nel reparto di chirurgia, ma in day surgery. Viene prelevato il sangue, viene assegnato il posto letto e viene comunicato che sarebbe stata la seconda ad essere operata.

Dopo le ore 14, al cambio turno, un infermiera chiama la sala operatoria per chiedere informazioni sull’intervento programmato, ma alle ore 17.15 si presenta il chirurgo in camera comunicando le dimissioni della paziente (tra l’altro offendendosi per le proteste dell’interessata e di suo marito).

«In sostanza – racconta Locati -, ancora una volta, probabilmente per casi più gravi, il previsto intervento è saltato e la signora è tornata a casa con i suoi calcoli, dopo altre 21 ore di digiuno totale e, ovviamente, con tanta rabbia. Questa notizia è stata presa da “L’Eco di Bergamo”

Saluti da Palazzago

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